Goldman Sachs: musica -25%, poi rimbalzo e crescita super

Un 2020 tutto sommato meno da horror del previsto secondo una fresca analisi finanziaria.

Goldman Sachs: musica -25%, poi rimbalzo e crescita super

Una recentissima analisi di Goldman Sachs fissa al 25% le perdite di fatturato previste per l’industria musicale nel suo complesso per il 2020, causate in larga parte da un crollo dei ricavi del 75% nel comparto live.

Al calo complessivo metterebbe una toppa lo streaming, con un fatturato previsto in aumento quest’anno in misura del 18% (tale da fare crescere il settore della musica registrata del 3% e da contribuire ad accrescere il publishing del 3,5%).

Ma "ci aspettiamo un forte rimbalzo nel 2021", si legge nell’analisi di GS, tale da sprigionare un processo di crescita che porterà l’industria musicale nel suo complesso a ricavi da capogiro entro il 2030.

A breve termine, il rimbalzo si sostanzierebbe in una crescita del 26% nel 2021 e del 18% nel 2022, con l’industria live a quel punto “quasi ai livelli pre-Covid del 2019”.

Ecco invece i numeri previsti per il 2030:

  • Fatturato totale musica: 142 miliardi di dollari (l’industria era stimata valere nel 2019, pre-Covid, 77 miliardi)
  • Fatturato streaming: 75 miliardi di dollari
  • Numero di abbonati a servizi di streaming musicale a pagamento: 1,2 miliardi in tutto il mondo
  • Quota di mercato di Spotify: 33%.

 

Nota a margine e breve commento:

Goldman Sachs è un’istituzione che ha interessi nel mondo della musica, con investmenti in Vivendi (casa madre di Universal Music Group) e Tencent Music e finanziamenti concessi, oltre ai due sopra citati gruppi, anche a Spotify e SiriusXM. Questo non ne scalfisce la capacità di analisi ma ne mette in rilievo il potenziale ottimismo per il ritorno sui propri investimenti.

Incuriosirebbe, in ogni caso, capire quanto nelle stime della musica registrata, dello streaming e del publishing possano pesare fattori come la crescita del mercato cinese, che durante la pandemia ha fatto registrare numeri molto incoraggianti e che muove decisi passi verso una dimensione mainstream e trasparente con la nomina del primo managing director locale di Universal Music Publishing - Joe Fang - e, soprattutto, con la fresca nomina a CEO di TikTok di Kevin Mayer proveniente dai vertici di Disney. Interessante, infine, comprendere quanto la crescita stimata di Spotify sostanzialmente a 400 milioni di iscritti possa incidere sui suoi bilanci e impattare su - o essere impattata da - quote di mercato di concorrenti come Apple, Amazon, TikTok, Twitch, Fortnite e YouTube (che entro pochi mesi ingloberà definitivamente Google Play, prevista in chiusura).

(gdc)

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