Music Biz Cafe, parla Claudio Buja (presidente Universal Music Publishing)

'Autori ed editori sentiranno gli effetti della crisi da Covid-19 nel 2021, quando il settore rischierà di vedere i propri fatturati quasi dimezzati'
Music Biz Cafe, parla Claudio Buja (presidente Universal Music Publishing)

Claudio Buja, presidente Universal Music Publishing, è stato ospite di Music Biz Cafe, il video appuntamento di Rockol che vede i protagonisti del settore musicale italiano fare il punto, a colazione, sui temi più importanti all'ordine del giorno della filiera creativa e dell'intrattenimento.

"Gran parte degli introiti degli autori e degli editori derivano dai performing rights, cioè dalla condivisione dei contenuti musicali in tutti gli eventi nei quali sia coinvolto il pubblico, quindi musica dal vivo ma anche musica di sottofondo negli esercizi commerciali: il lockdown ha prodotto una gravissima perdita in tutto il comparto del consumo della musica", ha premesso Buja relativamente alla situazione attuale: "Circa 3000 eventi musicali, tra quelli cancellati e quelli rimandati, stanno limitando l'uso della musica: la SIAE, per l'anno in corso, sta dichiarando un mancato incasso che si aggirerà tra i 300 e i 350 milioni di euro. La Società Italiana Autori ed Editori, in sostanza, per il 2020 avrà un fatturato dimezzato rispetto ai propri normali standard. Questo effetto ci colpisce già quest'anno, ma ci colpirà ancora più duramente l'anno prossimo, perché le ripartizioni della SIAE avvengono a distanza di due semestri: gli effetti più gravi per autori ed editori si verificheranno nel 2021".

"C'è anche un effetto secondario: sapendo che gli introiti della prossima estate saranno di gran lunga inferiori rispetto a quelli degli anni passati, c'è anche un effetto di 'trattenimento'", prosegue Buja: "Chi scrive oggi una potenziale hit estiva si sente molto in imbarazzo sapendo che canzoni di questo genere riceveranno una diffusione inferiore rispetto agli anni passati, e quindi incassi inferiori. La crisi per l'autore e l'editore è molto più ampia rispetto a quella del discografico, che perderà sul mercato fisico ma sarà parzialmente compensato dal digitale".

"Ci sono studi - da prendere con le dovute cautele - che ci dicono che in questo periodo i numeri dello streaming non sono aumentati perché, contestualmente, è cresciuta la fruizione televisiva rispetto a quella musicale", precisa Buja: "Ma non è questo il punto: le entrate che arrivano dal digitale provengono soprattutto dagli abbonamenti. Quindi se aumentano gli abbonamenti aumenteranno gli incassi indipendentemente dal numero di streaming. Ma in un contesto come il nostro i performing rights costituiscono circa il 70% dell'incasso, il che implica che l'anno prossimo, quando arriveranno le ripartizioni relative al 2020, rischieremo di vedere i nostri fatturati quasi dimezzati".

"Per ovvi motivi il digitale è il comparto che soffre meno: il nostro settore avrebbe bisogno - al di là dei vari decreti - che il governo sbloccasse e recepisse la direttiva europea sul diritto d'autore, e cominciasse a mettere in pratica quei decreti di attuazione che potrebbero portarci un maggiore incasso sul digitale laddove i grandi giganti del Web non stanno avendo ripercussioni", conclude Buja: "Credo sia il momento di iniziare a riconoscere ad autori ed editori quel diritto che per troppo tempo ci è stato negato e che abbiamo perso. Mi auguro che il governo - che della cultura e dello spettacolo non mi pare si sia preoccupato tanto, nonostante il nostro settore abbia sofferto alla stregua di altri come turismo, ristorazione e commercio - faccia presto".

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