Fabrizio De André, il "concerto ritrovato" e Bob Dylan

I parallelismi tra le storie e le avventure di due grandi cantautori

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“Invece di dire che Fabrizio è il Bob Dylan italiano bisognerebbe dire che Bob Dylan è il Fabrizio americano”: la frase, molto nota, è di Fernanda Pivano, grande amante e studiosa di entrambi, nonché una delle massime esperte di letteratura e poesia americana che abbiamo mai avuto.
I due cantautori arrovano da contesti profondamente diversi, ma le loro storie si sono incrociate e sovrapposte: lo si vede anche ne “Fabrizio De André e  Pfm. Il Concerto Ritrovato”, la registrazione  dell’esibizione del 3 gennaio 1979 al Padiglione C della Fiera di Genova che, dopo essere stata un film esce il 22 maggio in formato audio per Sony/Legacy doppio formato, CD con libretto, e doppio LP (180 gr). 

Il primo motivo è il più evidente: la scaletta, come tutte quelle tour 1978-1979 con la PFM, comprende “Avventura a Durango”, traduzione e rielaborazione italiana di “Romance in Durango”, brano che Dylan incise per  “Desire” nel ’76 e che fu uno dei momenti centrali del suo storico tour con la Rolling Thunder Revue nel ’75. Non è la prima traduzione che De André fece di Dylan, anzi: Nel ’74 incise “Via della Povertà”, versione italiana di “Desolation Row”, il brano di chiusura di “Highway 61 revisited” (1965) di Bob Dylan. Fu la prima collaborazione tra De André e De Gregori.
Il cantautore romano,  che l’ha reincisa in una versione diversa per “Amore e furto” - al proposito, raccontò a Rockol questo aneddoto

La cantavo al Folk Studio tra le 5 o 6 canzoni che facevo ogni sera, nel ’71 o ‘72. Una volta capitò De André, che se ne innamorò. Mi disse che la voleva incidere, mi chiese di rivederla assieme. (…) Nell’entusiasmo della giovinezza io e Fabrizio inserimmo delle cose che non c’erano. Ci sentivamo talmente bravi a scrivere che mettemmo cose come i tre Re Magi o il caporale Adolfo, cose che Dylan non avrebbe mai usato.

L’altro motivo di connessione tra Dylan e il De André del tour con la PFM e de “Il concerto ritrovato” è più profondo e riguarda il difficile passaggio, in quei decenni, di un cantautore verso il rock.

La storia della “svolta elettrica” di Dylan è nota e culminò nel famoso “Giuda!” urlato ad un concerto, di ricorreva l’anniversario proprio pochi giorni fa. Una cosa simile successe a DeAndré: il cantautore venne fortemente fortemente sconsigliato di andare in tour con la PFM - con la quale pure aveva già collaborato in passato. Ricorda Franz di Cioccio

Con Fabrizio ci conoscevamo già dagli anni ’60, quando ci chiamavamo ancora “Quelli”, collaborammo insieme per l’album “La buona novella”. Venivamo da due universi molto diversi, per certi versi opposti. Tutti dicevano a Fabrizio di non collaborare con noi, che lo avremmo offuscato. E invece unimmo il cantautorato e il rock come già succedeva in America, passando alla storia. 
Tutti ora possono godere di quella forza. Fabrizio, accettando di suonare con noi, ruppe degli schemi. È questo il messaggio che ci lascia: osare”.

Già: quel tour e questo album “concerto ritrovato” sono ka logica prosecuzione dei due cosiddetti dischi live “Arrangiamenti PFM” pubblicati al tempo è una testimonianza storica di grande valore, di un grande artista in uno dei suo momenti migliori.

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