Asia Argento parla di Nina Simone

La 44enne artista romana in una intervista confida le sue passioni musicali.

Asia Argento parla di Nina Simone

La 44enne attrice e regista romana Asia Argento è stata intervistata da Stefania Ulivi per il Corriere della Sera e ha parlato del suo forte legame con la musica e di quello che la lega, in particolare, a “Wild is the Wind”, una canzone interpretata dalla indimenticabile Nina Simone negli anni Sessanta. Rivela Asia:

“Lo scelsi per il primo film da regista, 'Scarlet diva' (prima prova alla regia di Asia Argento nel 2000, ndr), fatto con pochi soldi. Mi ero battuta per avere “Wild is the wind” cantata da Nina Simone che ritornava spesso in diverse scene. L’ho ascoltato tantissimo, quasi consumato”.

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Il brano venne composto da Dimitri Tiomkin e Ned Washington, inciso nel 1957, da Johnny Mathis, quindi scelto dalla Simone per un suo album pubblicato nel 1966. La canzone venne poi interpretata da molti altri artisti, David Bowie su tutti.

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Asia Argento spiega che attualmente è impegnata in radio con la rubrica 'Disco':

“Sto collaborando con Radio India al programma Superorganismi. L’idea è di far ascoltare un album intero, come si faceva un tempo, quando si compravano i vinili, cosa che io continuo a fare. Oggi prevale la cultura dello spuntino. I musicisti fanno i singoli, la gente li scarica. Ma un brano non è un aforisma, fa parte di un’opera completa. Diciamo che agli snack io continuo a preferire un pasto completo”.

Tornando alla sua passione per la musicista (ma non solo) statunitense Nina Simone, Asia dice ancora:

“Chiunque si senta un po’ reietto non può non riconoscersi nelle sue canzoni. Lei ha fatto sempre scelte precise, anche in caso di cover. Ne ha cantate anche di brani dei primi Bee Gees, che erano molto psichedelici. Era capace di esprimere una gamma molto variegata di toni e emozioni, nell’album “Wild is the wind” si sente molto. C’è un brano in cui racconta il dolore delle donne afroamericane con una forza unica”.

Sollecitata a parlare di questa canzone non si tira indietro:

“'Four women'. L’ultima delle quattro donne, racconta, è figlia di schiavi. Mi fa sempre venire i brividi, è una delle sue canzoni più forti. Dà voce alla frustrazione di tante donne bloccate dalle imposizioni sociali. Compresa lei che, pur essendo pianista di grande talento, non veniva presa in considerazione perché nera. Ha iniziato a cantare anche se non era il suo progetto, poi proprio attraverso la voce è diventata un simbolo, una vera rivoluzionaria. Insieme, enorme intelligenza e fragilità”.

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Nella discussione con la giornalista del quotidiano milanese Asia non riesce a nascondere la sua passione per il vinile:

“Oltre che stupendi da vedere, quanto è bello guardare un lp che gira sul piatto? sono organici, umani, sensibili al tatto. Si conservano molto meglio dei cd, se li tieni bene durano per sempre. In questa quarantena sono stati il mio antidoto all’ansia. Mi ha aiutato ascoltarli e metterli in ordine, con i cd. Con criteri tutti miei che solo io posso capire”.

In chiusura si lascia andare a una confidenza riguardante il suo progetto futuro per la pubblicazione di un disco:

“Non so quando uscirà. Si intitola “Music from my bed”, l’ho registrato in un piccolo studio casalingo mentre ero bloccata a letto dopo l’infortunio alla gamba per il programma tv Pechino Express. Un mio amico portoghese musicista, Holly, mi lanciato l’idea, mi ha mandato le basi e io ho scritto quattordici pezzi, sette in inglese e sette in romano. Mi risulta più facile che in italiano: si gioca meglio con le rime. E il romano è più adatto a cantare l’aspetto tragicomico della vita”.

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