Coronavirus e aiuti di stato ai musicisti: il punto della situazione

L'avvocato esperto di diritto musicale Andrea Marco Ricci spiega come il governo sta cercando di aiutare gli artisti colpiti dalla crisi. I cui problemi, nel rapporto con le istituzioni, vengono da lontano...
Coronavirus e aiuti di stato ai musicisti: il punto della situazione

L'emergenza sanitaria di Covid-19 ha assestato un colpo durissimo a tutto il settore dell'intrattenimento, specialmente al primo anello della filiera che compone il settore musicale. Il comparto ha cercato di reagire anticipando le mosse delle istituzioni con molte iniziative di supporto agli artisti: dai provvedimenti presi dalle collecting - tra le altre, NUOVOIMAIE, SIAE e Soundreef - al progetto "Sosteniamo la musica" che ha coinvolto Spotify e Music Innovation Hub, in tanti hanno dimostrato concreta solidarietà ai musicisti in questo difficile momento.

A che punto sono, però, le iniziative che lo stato italiano sta mettendo a punto per chi della musica abbia fatto un vero e proprio lavoro? Rockol ne ha parlato con l'avvocato Andrea Marco Ricci, presidente di Note Legali, Associazione di Promozione Sociale fondata a Bologna nel 2006 votata alla tutela dei musicisti.

 

Quali sono, al momento, le risorse attivate dallo Stato in sostegno ai musicisti?

Attualmente gli unici aiuti che un musicista può chiedere allo stato sono quelli previsti dal decreto Cura Italia, che si articolano in quattro tipi: i 600 euro da chiedere all'INPS per il mese di marzo 2020 previsti dall'articolo 38 per chi ha versato un minimo di 30 giorni di contributi nel 2019; la Cassa Integrazione in deroga per gli iscritti a cooperative (ma solo prima del 23 febbraio scorso); l'articolo 90, che prevede lo spostamento dei fondi da copia privata dai bandi come Sillumina ai titolari dei diritti (che, però, non prevede lo stanziamenti di nuovi fondi da parte dello stato, semplicemente l'impiego diverso di soldi già della categoria); la cassa integrazione in deroga per i lavoratori in cooperativa (fatto che ha presentato diversi problemi attuativi anche alla luce della circolare 47 dell’INPS) e il fondo di emergenza dello Spettacolo.

Questi provvedimenti, cui in parte mancano i decreti attuativi, hanno escluso moltissimi musicisti, che - dopo il decreto Cura Italia - hanno alzato la voce in vista del prossimo, che dovrebbe essere approvato già entro la fine di questa settimana. Di bozze ne girano molte: la filosofia adottata dal Governo è quella di estendere l'accessibilità a tutti, o almeno alla platea più ampia possibile.

 

In che modo l'emergenza sanitaria sta cambiando la struttura di questo settore?

Tutte le realtà operanti nel mondo dello spettacolo hanno compreso che l'emergenza Covid può rappresentare una grande opportunità per riformare il settore, perché questa crisi ha fatto venire tutti i nodi al pettine. La volontà è quella di coordinarsi, perché in fase di dialogo con le istituzioni questo passaggio è fondamentale: le Istituzioni, quando si parla di musicisti e più in generale di mondo dello spettacolo, non sanno individuare degli interlocutori sufficientemente rappresentativi. Con iniziative quali il Forum Arte e Spettacolo che ha compreso - tra gli altri - Note Legali, SLC-CGIL e artisti come Paolo Fresu, Ada Montellanico e Simone Graziano e che è riuscita a presentare al tavolo delle istituzioni le istanze di tutti i lavoratori dello spettacolo, gli artisti si sono accorti di quanto sia importante essere rappresentati. Questa emergenza sta facendo nascere una sorta di Costituente dello spettacolo.

 

Quali suggerimenti avete proposto al Governo per migliorare i provvedimenti di sostegno ai musicisti già previsti nel decreto Cura Italia?

Tra le proposte che abbiamo fatto al Governo di modifica alle disposizioni già in vigore c'è quella di cambiare il criterio di assegnazione degli aiuti, non basandosi più esclusivamente sul numero (che va abbassato) delle giornate contributive, ma su un criterio misto che tenga conto anche del reddito professionale del musicista. Questo per diverse ragioni: i musicisti hanno come fonte di reddito anche altro (come, per esempio, i diritti connessi, la didattica, l’attività discografica e i lavori all'estero), le prove non sempre vengono conteggiate come giornate contributive, vi sono casi in cui non è tecnicamente possibile versarsi i contributi e la separazione tra la gestione INPS ed Enpals rende impossibile conteggiare tutti i contributi versati, e l'evasione contributiva - ovviamente subìta dagli artisti stessi - in questo settore è altissima. Oltretutto le stesse statistiche INPS ci dicono che la media annuale dei contributi versati dai professionisti nel 2017 è di 29 giornate, il che rende il limite dei 30 giorni minimi per accedere agli aiuti un valore sopra la media.

 

Una volta approvato il nuovo decreto, quanto tempo ci vorrà perché gli aiuti diventino effettivamente accessibili?

E' impossibile fare previsioni su quando i nuovi aiuti saranno accessibili.  Si auspica che il pagamento delle prossime indennità (sono previsti due mesi) sia automatico per chi avesse già avuto quella di marzo. Per gli esclusi, si tratta di capire quale sarà la soluzione più semplice.

 

Nella UE ci sono paesi che, su questo versante, hanno saputo reagire con più prontezza dell'Italia alla crisi che ha colpito i musicisti?

Ci sono paesi, in Europa, che su questo fronte si sono mossi prima e meglio di noi, ma per ragioni diverse. In Francia, dove il sistema di welfare è differente rispetto a quello italiano, per i lavoratori dello spettacolo era già previsto prima dell'emergenza Covid il reddito di intermittenza, che interviene in caso di periodi di inattività. In Germania ci sono stati stanziamenti a fondo perduto fino a 5000 euro senza troppe verifiche o passaggi burocratici. Le autorità tedesche, tuttavia, sono molto severe con chi richiede la sussistenza senza averne diritto: il nostro Ministero delle Finanze ha invece ammesso che farà solo due verifiche molto sommarie (IBAN e incrocio dati tra INPS e INPSexENPALS, spesso con banche dati non allineate), senza andare a indagare ulteriormente e affidandosi a - parole del ministro - "l'onestà degli italiani". Quindi sì, Francia e Germania si sono mosse meglio di noi, ma perché noi - rispetto a loro - siamo indietro sia in termini di welfare che in termini culturali.

 

E' possibile fare una stima, anche indicativa, del numero di musicisti che potranno accedere alla misure di sostegno che verranno adottate dal governo?

In questo settore c'è pochissima sindacalizzazione e tantissimo sommerso. Il conto dei musicisti non torna mai, e questo rappresenta il problema chiave nel rapporto con le istituzioni, perché non siamo in grado di fornire alcun dato certo: non resterà che basarsi sulle domande di sussidio che saranno fatte pervenire all'INPS. Questo si ricollega a quanto detto prima: gli operatori di questo settore si sono accorti che il lavoro nero e l'evasione contributiva, per quanto subìta, li hanno resi invisibili agli occhi dello stato. Di fronte all'emergenza i musicisti si sono accorti di avere diritti e doveri. Iniziative come il Coordinamento delle Associazioni dei Musicisti (tavolo composto da ACEP, AIA, ANPAD, ASAE, Assoartisti, Assolirica, FNAS, Italshow, MIDJ, Note Legali, Ordine dei Musicisti, SOS Musicisti, UNCLA) che punta ad avere una unica rappresentanza (spero presto anche formale) davanti alle istituzioni della categoria, vanno in questo senso.

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