Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “PadreMadre” di Cesare Cremonini

Raccontiamo venti canzoni italiane pubblicate nell’ultimo ventennio, attraverso le schede scritte da Vincenzo Rossini.
Canzoni italiane dal 2000 al 2020: “PadreMadre” di Cesare Cremonini

“PadreMadre” di Cesare Cremonini, da “Bagus”,Warner Music Italy, 2002.

Nel 1999 i bolognesi Lùnapop imprimono una svolta irruenta alle regole del pop italiano: il successo clamoroso di “50 Special” e, a seguire, dell’album “...Squerez?” svecchia gli airplay e le classifiche e impone un paradigma che sposa disinvoltura melodica e spregiudicata spensieratezza. Le critiche si dividono tra chi parla di boyband all’italiana e chi, pur riconoscendone la freschezza (o, per qualcuno, la furbizia) ne profetizza la rapida obsolescenza. Che errore! Non solo “...Squerez?” sarà l’album italiano più venduto del 2000, ma avrà una gittata lunghissima, che arriva fino a oggi, se è vero che la scena indie, dopo aver usato “Qualcosa di grande”, “Se ci sarai” e le altre hit per anni come termine di confronto negativo, incubo dell’“abisso commerciale”, ne ha poi cambiato la valutazione, per arrivare all’estremo del nuovo indie pop italiano che oggi considera Cesare Cremonini una sorta di nume tutelare.

Cremonini, già. Talento fuori dal comune, ricolmo di irresistibile piglio naturale e sensibilità vintage-pop di stampo british, tutta “Penny Lane” e “Don’t Stop Me Now”, in larga antitesi rispetto all’elettronica anonima che pervade il suo tempo, ma con un’innegabile influenza dei cantautori bolognesi (Dalla, Carboni). Sciolti i Lùnapop, si imbarca in un percorso solista in compagnia del bassista Ballo e guidato dallo stesso produttore della band, Walter Mameli, tuttora sua spalla artistica, in un rapporto produttore-cantautore anacronistico, quasi come nell’epoca gloriosa della RCA. “Bagus” è il lavoro di un ragazzo di 22 anni che freme dalla voglia di dare fiato a tutte le idee che ha. Lungo, stracolmo di citazioni, spudorato nel tentare di rianimare gli anni Sessanta inglesi ma anche un po’ quelli italiani. Gli scettici restano scettici, ma fanno sempre più fatica a negare che il ragazzo è diverso da tanti altri. Intanto il pubblico si affeziona soprattutto alle tracce più melodiche: “Vieni a vedere perché”, una ballata a matrice pianistica in continuità con “...Squerez?”, e la languida “Latin lover”, pop supervintage tra UB40 e Gianni Morandi, con una bella modulazione armonica nel ritornello. A fare uno scarto però, che lascia interdetti per la sua profondità, è “PadreMadre”, una lettera “doppia” ai suoi genitori (separati) scagliata al tempo insolito di un rock’n’roll veloce ed energico, che la solleva da ogni rischio di patetismo. Il testo è un insieme di considerazioni rivolte alternativamente ai due genitori: alcuni sono confinati (giustamente) nel mistero di un privato inaccessibile, altri sono insegnamenti ricevuti e ribaltati (“Madre, perché piangi? / Ma non mi hai detto tu, che una lacrima è un segreto?”). C’è poi un richiamo ai dolori della guerra a Bologna vissuta dal babbo, che Cremonini peraltro racconterà per esteso in un post sul suo blog: “Padre, mille anni, e quante bombe sono esplose nei tuoi ricordi!”. Nell’interloquire usando la medesima struttura (padre - madre - entrambi) il figlio prende la sua posizione di ‘adulto’ nella scacchiera familiare, rivendicando un pensiero autonomo, esprimendo desideri sepolti e soprattutto immaginando di colmare la distanza e il silenzio reciproco perdurato negli anni con la musica che oggi produce: “Ma se, una canzone che stia al posto mio non c’è / eccola qua: è come se, foste con me!”. È un modo schietto e accorato per rimettere i cocci insieme senza sacrificare il pudore né sperticarsi in slanci che non si riconoscono. E per questo, forse, “PadreMadre” è ancora una canzone tra le più amate di Cremonini: per la verità naturale che emana, e per l’affetto in cui è così facile ricercarsi per riconoscersi.

(di Cesare Cremonini / © DoubleFace / Sugarmusic / Warner Chappell)

(Vincenzo Rossini)

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Domani scriveremo di “Salirò” di Daniele Silvestri

Abbiamo già pubblicato:

"Il timido ubriaco" di Max Gazzé

"La descrizione di un attimo" dei Tiromancino

"Tutti i miei sbagli" dei Subsonica

"L'ultimo bacio" di Carmen Consoli

"Xdono" di Tiziano Ferro

"Luce (Tramonti a Nord Est)" di Elisa

"Io sono Francesco" di Tricarico

La scheda è tratta, per gentile concessione dell’autore e dell’editore, da “Unadimille – 1000 canzoni italiane dal 2000, raccontate”, edito da Arcana, al quale rimandiamo per le altre 980 schede.

(C) Lit edizioni di Pietro D'Amore s.a.s.

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