Storia delle canzoni: “Layla”

Nella sua fugace parentesi con Derek and the Dominos, Eric Clapton co-firmò una micro-opera sui generis che originava dal dodicesimo secolo e fece (ancora una volta) la storia del rock...
Storia delle canzoni: “Layla”

Spoiler: Layla era Pattie Boyd.

L’allora signora Harrison, moglie di George che nell’autunno 1970 – quando “Layla”, la canzone, venne registrata – era già un ex Beatle, era da anni l’ossessione del suo fraterno amico Eric Clapton. Quando il pezzo uscì nel novembre 1970 (incluso nell’album della one-record band che va sotto il nome Derek and the Dominos con il titolo “Layla and other assorted love songs”) Eric non lo sapeva ancora, ma mancavano nove anni al suo sospirato matrimonio con Pattie. La quale, separatasi da Harrison nel 1974, quell’anno era accorsa in soccorso del futuro sposo con la benedizione dell’ex marito e lo aveva supportato nel pieno della sua dipendenza da eroina.

(Per la cronaca, Boyd era stata la musa ispiratrice di un altro brano di una qualche notorietà, “Something” dei Beatles, ed anni dopo lo sarebbe stata anche della meravigliosa “Wonderful tonight” di Clapton).

Perché “Layla”? Beh, intitolarla Pattie sarebbe stato osceno e Clapton scelse quella sorta di nome-schermo pescandolo da un poema persiano del dodicesimo secolo – il suo titolo in inglese era: “The story of Layla and Majnun”. Intorno a quel modello, scrisse una ballata struggente intitolata alla ‘notte’ – questo il significato di Layla in ebraico, arabo e persiano – che parlava del suo amore non corrisposto per la sua amata. Ma quella ballata non era ancora nemmeno una lontana parente della micro-rock opera che sarebbe diventata, andando contro qualsiasi canone musicale dell’epoca e sviluppandosi lungo una intro elettrica indelebile, un inatteso cambio di direzione melodico e una outro lunghissima che, fondendosi, sarebbero entrate nella storia del rock, oltre che nel libro degli esercizi di milioni di chitarristi. Ma per rendere epici quei sette minuti abbondanti firmati da Eric Clapton e Jim Gordon (batterista dei Derek and the Dominos) sarebbe occorsi altri due protagonisti fondamentali.

Il primo fu l’immenso Duane Allmann, un prodigio intriso di soul che con la sua Allman Brothers Band avrebbe gettato nei pochissimi anni della sua carriera stroncata da un incidente mortale le basi del Southern Rock. L’intro di “Layla”, con quei riff indimenticabili, è una sua creazione e Eric Clapton, che nel prosieguo del pezzo lo sostituisce nel lead (i due si adoravano e suonavano insieme in modo quasi telepatico e senza alcuna preparazione) gli affidò la slide nella seconda parte del brano. Il chitarrista americano fece la differenza e la storia, e la sua chitarra – una Gibson Les Paul Goldtop del 1957 – fu poi venduta all’asta nel 2019 per 1,25 milioni di dollari

E quella parte al piano meravigliosa con cui la canzone prende tutt’altra direzione? Clapton rientrò in studio e sentì Gordon suonare al piano una melodia magica, e gli propose di incollarla letteralmente alla sua ballata. Ed il resto è storia. Sì, però c’è anche un po’ di fastidiosa preistoria e riguarda Rita Coolidge, ottima cantante americana e poi moglie di Kris Kristofferson ma, ai fini di questa vicenda, il terzo personaggio fondamentale. Coolidge aveva scritto un pezzo che poi sarebbe stato registrato dalla sorella Priscilla insieme a Booker T Jones. Lo aveva scritto insieme all’allora suo fidanzato – Jim Gordon – e lo aveva intitolato “Time” (con un testimone oculare che aveva dato una mano, proprio quel Bobby Whitlock che avrebbe poi eseguito in studio la seconda parte di “Layla”). Finì che Gordon fu accreditato come co-autore della canzone e Rita Coolidge, che aveva co-creato quella fondamentale melodia per un altro brano e che di fatto era stata plagiata, no.

“Layla”, da cinque decenni, è ovunque ed è di chiunque. Nessuna versione vale l’originale (ascoltabile qui), ma vale la pena trastullarsi con qualche ascolto complementare: ad esempio quello della famigerata melodia contenuta in “Time” di Rita Coolidge, oppure quello dell’infame versione con i tre chitarristi degli Yardbirds (Clapton, Jimmy Page e Jeff Beck, qui non proprio all’apice della forma e della chimica…) o, per concludere, la meravigliosa ed elegantissima versione che qui Eric Clapton ha confezionato con Mark Knopfler…

(qui il testo di "Layla")

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