Lucio Battisti e il video di quel confronto con il pubblico in tv sull'intonazione

Gli attacchi della critica e di un pubblico ostile, le risposte del cantautore: "Basta comunicare un'emozione". Un video da vedere e rivedere.

Lucio Battisti e il video di quel confronto con il pubblico in tv sull'intonazione

Ha senso giudicare un cantante o un cantatore in base alla sua intonazione, oggi? Contano più le doti vocali o il messaggio, la storia che quell'artista vuole raccontare? Si fa apprezzare di più un artista che sa padroneggiare la tecnica vocale, ma che nelle sue canzoni non racconta chissà quali storie, o un artista che con i suoi versi riesce ad emozionare anche se l'intonazione è imprecisa? Se il mondo, su queste domande, si spacca in due oggi, figuratevi quali potevano essere le risposte cinquant'anni fa. Le riassume bene lo storico passaggio di Lucio Battisti a "Speciale per voi", programma televisivo condotto da Renzo Arbore che vedeva i cantanti di maggiore successo dell'epoca confrontarsi con un gruppo di giovani, rispondendo a domande impertinenti e critiche feroci.

Nel giugno del 1970 il cantautore di Poggio Bustone, 27enne, aveva già scalato le classifiche con alcuni 45 giri, da "Un'avventura/Non è Francesca" (con la canzone del lato a aveva pure partecipato al Festival di Sanremo, l'anno prima - fu la sua prima e ultima partecipazione alla manifestazione) a "Mi ritorni in mente/7 e 40", passando per "Acqua azzurra, acqua chiara/Dieci ragazze". I giovani sembravano apprezzare molto le sue canzoni, frutto del sodalizio artistico con Mogol. La critica, al contrario, non faceva che far notare le sue imprecisioni vocali. La partecipazione al Festival del 1969 con "Un'avventura", in particolar modo, lo espose a commenti di vario genere, tra chi definì la sua interpretazione "impacciata" e chi parlò di "chiodi che gli stridono in gola".

Io credo che sia necessario, in una maniera o nell'altra, comunicare qualcosa.

Battisti, in quel momento impegnato con la promozione del suo nuovo 45 giri, "Fiori rosa fiori di pesco/Il tempo di morire", si decise ad affrontare la questione partecipando a una puntata del programma condotto da Arbore sul secondo canale della Rai. Il confronto con il pubblico in sala fu sin da subito segnato da una certa tensione: "Bisogna avere doti vocali oppure tu ritieni che non siano necessarie?", gli domanda un ragazzo. "Io credo che sia necessario, in una maniera o nell'altra, comunicare qualcosa", la risposta di Battisti. "Quindi anche se tu non hai le doti...", insiste, ma il cantautore lo interrompe: "Doti? Queste doti non sono stabilite prima". Il botta e risposta prosegue: "Vabbé ma allora le cose si possono dire anche attraverso la poesia, per esempio, senza tirar fuori la voce". "Noi parlavamo di cantanti e i cantanti devono usare il mezzo vocale". "Vabbé, ma se non ce l'ha, non è un cantante". Battisti, visibilmente infastidito, taglia: "E vabbé, sarà uno che comunque ti comunica un'emozione e questo basta". "Vabbé, insomma i cantanti non hanno bisogno di una dote vocale?", incalza il ragazzo. "No, credo in generale no".

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Interviene a questo punto un altro membro del pubblico, il giornalista e critico musicale Renzo Nissim, di una generazione diversa, esperto di jazz. Che la pensa però come il ragazzo: "Io penso che se quello che conta è il messaggio, allora quello che vogliono dire lo possono scrivere su un manifestino. Distribuiscano questi manifestini all'uscita dei cinematografici senza farci assistere a questa storia che tutti si scusano. Quello si scusa che non sa suonare, quell'altro perché non sa suonare la chitarra. Ma allora che ci venite a fare? Lucio Dalla ha detto che è importante quello che dicono. Allora scriviamolo su un bel foglio di carta. A me piacciono le canzoni di Lucio Battisti, ma non le canta nella maniera che mi piace. Trovo che Lucio Battisti non abbia una voce gradevole, però riconosco che ha una grande grinta. Ma voce non ne parliamo neanche".

Io propongo delle cose. Vi emozionano, vi piacciono, sì o no?

Si inserisce nella discussione un altro giovane, che domanda a Battisti: "Tu hai detto che la voce non è importante. Ma allora tu cosa credi di dire nelle tue canzoni?". Il cantautore non ne può più e sbotta, seppur con una certa ironia: "Io? Io nun vojo di' niente. State a parlà sempre voi. So' tre ore che state a parlà e nun s'è concluso niente", dice, senza mascherare il suo accento romano. Poi aggiunge: "Io propongo delle cose. Vi emozionano, vi piacciono, sì o no?". E alla fine, per mettere un punto alla questione, invita la regia a farlo cantare: "Bene, sotto maestro con la base". Semplicemente Battisti.

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