'Come andare a letto con la mia ex moglie': la storia della reunion dei Pink Floyd al Live 8 nel 2005

Quando Roger Waters, esattamente 15 anni fa, fece succedere l'impossibile. Per una buona causa...

'Come andare a letto con la mia ex moglie': la storia della reunion dei Pink Floyd al Live 8 nel 2005

I personaggi pubblici lo sanno bene: le dichiarazioni alla stampa vanno pesate parola per parola. Perché quando una frase detta viene trascritta su una pagina di giornale scripta manent, e qualcuno potrebbe prenderle sul serio e crederci. E far accadere l'impossibile.

Nell'autunno del 2004 l'autorevole magazine musicale britannico Mojo dedica un numero ai Pink Floyd, che da dieci anni - cioè dalla pubblicazione di "The Division Bell", nel '94 - erano spariti dai radar sia discografici che live. Per la retrospettiva la redazione britannica sceglie di intervistare il batterista Nick Mason e Roger Waters, l'ideologo visionario che dal gruppo di "The Dark Side of the Moon" era uscito quasi vent'anni prima. All'inevitabile domanda su una evenutale reunion del padre di "The Wall" con i suoi ex compagni di gruppo, Waters ovviamente chiuse senza appello: "Sarebbe come andare a letto con la mia ex moglie". Mason fu più cauto: "Per conto mio potrei anche immaginare di farlo, ma Roger credo che rifiuterebbe. E David [Gilmour] dovrebbe avere motivazioni fortissime. Ma sarebbe meraviglioso se potessimo farlo per una cosa come un nuovo Live Aid: un evento di quel tipo lo giustificherebbe".

Scripta manent, appunto. Come racconta lo stesso Mason nella sua autobiografia "Inside Out" (ripubblicata nel 2018, nella versione italiana aggiornata, da Mondadori), qualcuno porta all'attenzione di Bob Geldof, l'organizzatore del Live Aid, l'intervista. Passa qualche mese e nel giugno del 2005 a casa Mason squilla il telefono. E' Geldof. E' in treno, a East Croydon, e sta andando a casa di Gilmour per cercarlo di convincere a rimettere insieme il gruppo per "un evento al quale stava pensando", senza entrare troppo nei dettagli. Gilmour l'aveva richiamato, sul cellulare, per dirgli di non stare a disturbarsi a venire, perché tanto non avrebbe accettato, ma l'ex Boomtown Rats, essendo già in viaggio, decise di fare comunque un tentativo. Geldof chiede a Mason una mano per cercare di convincere Gilmour. Mason rifiuta, temendo che la manovra a tenaglia potesse provocare al collega un rigetto a priori, ma ha un'idea: contattare Waters, col quale era rimasto in buoni rapporti, e parlarne con lui.

Al più recalcitrante all'idea di tornare in attività con la formazione storica Mason manda un'email senza troppa convinzione: gli fa cenno della proposta di Geldof, circa un progetto per "salvare il pianeta", ma non dice di più - anche perché, effettivamente, di più non sa. "Se non avesse risposto, amen: almeno avrei fatto del mio meglio, per poco che fosse". Sorprendentemente, Waters risponde a stretto giro, chiedendo lumi in merito. Mason ripete di non sapere di più, così Waters chiama Geldof per i chiarimenti del caso. La famiglia del coautore di "Do They Know It's Christmas?" è numerosa e rumorosa: quando Waters lo chiama, Geldof è travolto dal menage familiare. Gli fa capire che avrebbe voluto rivederlo su un palco insieme ai Pink Floyd, ma che per i dettagli l'avrebbe richiamato. E sarebbe stato di parola.

Passate due settimane abbondanti Geldof ricontatta Waters e mette le carte in tavola: in ballo c'è quello che sarebbe diventato il Live 8, il colossale evento musicale benefico in supporto alla campagna Make Poverty History da tenere in concomitanza al G8 di Auchterarder, in Scozia, che sarebbe iniziato il 6 luglio. Piccolo problema: al 6 luglio mancava meno di un mese.

A Waters si può chiedere di cancellare in una manciata di giorni un dissidio ventennale, ma per "andare a letto con l'ex moglie" un'ottima ragione non basta. Ci vuole la ragione della vita. E il Live 8, nella mente di Waters, è qualcosa che ci va molto vicino. Così, racconta Mason, succede l'impensabile: 

"[Roger] si offrì di compiere il gesto risolutore e chiamare David. 'Ciao', gli disse quando lo trovò al telefono, “penso che dovremmo farla, questa cosa”. David era ancora incerto, preoccupato che la sua voce e le sue parti di chitarra fossero troppo arrugginite, un timore al quale Roger fu pronto a controbattere. David chiese un po’ di tempo per riflettere sulla questione. Ventiquattr’ore dopo, aveva riflettuto ed aveva deciso per il sì".

Avvisato Geldof, non rimane che coinvolgere Richard Wright, che dai negoziati preliminari era rimasto escluso, spettando essenzialmente a Waters e Gilmour il compito di sbrogliare la matassa. Il tastierista, ovviamente, si dichiara della partita, "benché - ricorda Mason - con un piccolo brivido di preoccupazione alla prospettiva di rientrare volontariamente in quella che un tempo, per lui, era stata una specie di arena per gladiatori".

Compiuto il miracolo, restava da fare la scaletta del set, che fu compilata dieci giorni prima del fatidico 2 luglio, al Connaught Hotel di Londra, giusto a qualche centinaio di metri da Hyde Park, dove si sarebbe materializzata la reunion. Le prove si tennero agli studi Black Island, nella zona occidentale della capitale britannica, in compagnia dei session man Tim Renwick e Jon Carin, oltre che di Dick Parry e Carol Kenyon, coinvolta per eseguire la parte di voce femminile in "Comfortably Numb".

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E arrivò il giorno. Il 2 luglio i Pink Floyd pensavano di arrivare ad Hyde Park nel tardo pomeriggio, tra le cinque e le sei - si sa che i festival sono sempre in ritardo sulla tabella di marcia - ma l'eccitazione ebbe la meglio. Mason, addirittura, fu accompagnato in auto dall'albergo al backstage niente meno che dal campione di Formula 1 Damon Hill. La band occupò il proprio camerino, nel quale i precendenti occupanti - dei quali l'identità non è stata resa nota - avevano lasciato "un aroma di marijuana mestamente rivelatore". Poi l'ingresso sul palco:

"Quando entrammo in scena, alle undici di sera, eravamo caricati da tutta quell’attesa, l’adrenalina bolliva e il nervosismo si era saldamente impadronito di noi. Ma quando nell’arena buia partì il nastro registrato con il battito cardiaco, dando il via a 'Breathe', già cominciavo a rilassarmi, abbandonandomi alla sensazione familiare di far parte di una band.

"Tornare a suonare con gli altri fu meraviglioso: Rick che sciorinava una sull’altra le sue parti, David affidabile come sempre, intonatissimo e poetico, e Roger, nonostante gli anni che avanzavano, estremamente vivace, come non ricordavo di averlo mai visto, probabilmente a causa di due decenni trascorsi come frontman. Tutta la nostra esibizione fu composta e compatta: a dispetto dell’importanza dell’evento, riuscimmo a tenere a freno ogni sovreccitazione e, grazie al cielo, ci siamo trattenuti dallo strillare 'Ciao Londra!' e dal chiedere al pubblico se 'si stava divertendo'. (...) Dopo l’ultimo inchino, andammo nel retropalco, dove le emozioni divennero evidenti, ma sono lieto di poter riferire che, da bravi soldati quali siamo, tutti e quattro abbiamo dato mostra di quell’imperscrutabile stoicismo ad occhi asciutti che è parte della miglior tradizione dei Pink Floyd"

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