Genesis: esce in UK il libro dell'italiano Mario Giammetti. Intervista

Sarà nelle librerie britanniche dall'8 maggio. L'autore ne parla con Luca Perasi
Genesis: esce in UK il libro dell'italiano Mario Giammetti. Intervista

Come già avevamo anticipato qualche settimana fa sta per uscire in Gran Bretagna "Genesis - 1967 to 1975, The Peter Gabriel Years" per l’editore Kingmaker Publishing, di cui è autore Mario Giammetti. E' un caso più unico che raro che in italiano pubblichi un libro di argomento musicale sul mercato anglosassone, e l'occasione ci è parsa utile per invitare a dialogare con Giammetti un altro autore italiano, Luca Perasi, che a sua volta ha pubblicato in lingua inglese (e venduto su Amazon) un suo libro sulla discografia di Paul McCartney. Qui di seguito la loro conversazione.


Mario Giammetti è un nome che non ha bisogno di presentazioni quando si parla di editoria legata ai Genesis, essendo autore di libri che sono un riferimento per tutti gli appassionati di questa band. E’ stato un vero piacere per me poter conversare con lui, dal momento che il suo libro “Genesis Story” (pubblicato nel lontano 1988) ha accompagnato i miei ascolti di musica prog quando ho scoperto quel mondo fantastico. E’ una chiacchierata sul mondo editoriale, che spero possa suscitare ulteriori riflessioni e interesse.

Luca Perasi: Mario, quando ho visto la notizia che il tuo libro “Genesis. Gli anni Prog” (2013, Giunti) era stato tradotto in lingua inglese mi sono detto: “Finalmente l’editoria italiana si sprovincializza!”. Non capita spesso. La cosa mi ha interessato perché io stesso ho affrontato quel percorso con il mio libro “Paul McCartney: Recording Sessions (1969-2011)” pubblicato in italiano nel febbraio 2012 e che, tradotto in inglese, è andato sul mercato internazionale nell’ottobre 2013 in una versione leggermente ampliata, dal titolo “Paul McCartney: Recording Sessions (1969-2013)”.
Credo di essere stato uno dei primi a realizzare un’impresa simile. E ti racconto brevemente come nacque quell’idea; poi ti passo la palla. Sin da ragazzo mi sono appassionato alla musica, e anche all’editoria, legata ai Beatles e in particolare a Paul McCartney. Ma un bel libro, che definirei “all’anglosassone”, sulle canzoni del suo periodo solista non esisteva. Allora l’ho fatto io, da solo. Quando il libro era in dirittura d’arrivo, nell’estate 2011, avevo scritto a un editore proponendogli la mia idea, ma sto ancora aspettando la risposta! Comunque… io ci ho messo anni di passione, e ho cercato di fare un libro “storico” più che una cosa del tipo: “ecco le canzoni che mi piacciono”. Allora ho speso molto tempo per raccogliere testimonianze di musicisti, produttori e collaboratori che avevano lavorato con McCartney. Nella prima edizione italiana c’erano quaranta mie interviste esclusive, nell’edizione inglese settanta.
Due fattori mi avevano spinto a pensare, in tempi stretti, a una traduzione in lingua inglese: in primis le vendite del libro – era autopubblicato (sì, un “vanity book”, spartano, senza un editor) e autopromosso (nel senso che i costi delle presentazioni erano tutti a carico mio) – ma vendette più di 1.000 copie. In secondo luogo le recensioni positive. A quel punto ho fatto un mini conto economico su un post-it: ho preso le copie vendute in Italia, le ho moltiplicate per “x”, ho simulato un prezzo di copertina, gli ho tolto i costi di stampa, i costi della traduzione, gli sconti della distribuzione on-line, ed è venuto fuori qualcosa di molto interessante. Ho progettato un piccolo piano promozionale e di marketing e ho capito che c’era spazio. C’era un vuoto editoriale clamoroso, anche in inglese: se avessi arricchito il testo, annullando di fatto i giudizi personali e facendone un libro di “storia della musica”, avrei potuto conquistarmi un posto di prestigio… Bene, è successo, perché nel 2018 quel libro in inglese è stato citato nel saggio accompagnatorio alla ristampa di un disco di McCartney, "Wild life". 'Full circle', tanto per usare un’espressione anglosassone. Ma sia chiaro: non ho cominciato con questo obiettivo in testa, sennò non ci sarei riuscito. Per vincere non bisogna pensare di vincere ma di giocare bene. Mi sono dilungato, ma credo sia un “case history” interessante, e adesso veniamo a te.

Mario Giammetti: Ho iniziato un po’ per gioco e un po’ per passione, ma senza ambizioni particolari. Dopo diverse pubblicazioni sui Genesis, con il libro “Genesis. Gli anni Prog” credo di essere riuscito a trovare una chiave originale, senza riscrivere cose già dette: quella chiave è stata l’ascolto dei dischi assieme ai membri dei Genesis. Ricordo che il primo disco è stato “Selling England by the pound” ascoltato con Steve Hackett, e l’idea iniziale era quella di farne solo un libriccino dedicato a quell’album. Poi il progetto si è ampliato. Ascoltare i brani assieme ai Genesis è stata per me un’esperienza pazzesca, si possono cogliere dettagli altrimenti impossibili. Un altro aspetto interessante è stato osservare le reazioni dei musicisti: Anthony Phillips ad esempio mi ha confessato che i primi due album, “From Genesis to Revolution” e “Trespass” non li ascoltava da quarant’anni.
Per quanto riguarda un volume in lingua inglese, erano circa dieci anni che volevo fare qualcosa per il mercato internazionale, anche se poi mi sono concentrato sul progetto “Genesis Files”, con pubblicazioni legate ai solisti: l’ultimo su Peter Gabriel è uscito nel 2016. Quando ci sono tornato su, il problema vero è stato trovare un editore. E un editore inglese non dà molto credito a un autore italiano. Anche se sui Genesis esistono diversi libri, che ho tutti, a mio parere alcuni aspetti musicali non erano trattati a sufficienza, perciò ho pensato valesse la pena insistere. Ero arrivato addirittura a contattare un grosso editore, che però mi ha detto che i Genesis non erano un gruppo dall’appeal commerciale e che un investimento simile non sarebbe stato giustificato.
Alla fine mi sono imbattuto in questo editore nuovo, la Kingmaker Publishing, che esordisce con questo libro e per me è un onore. Nei due fondatori, il giornalista Nick Shilton e il chitarrista Greg Spawton, fondatore dei Big Big Train, ho trovato due persone di grande serietà. Ho mostrato loro quello che avevo fatto, anche se in realtà la mia prima proposta è stata quella di pubblicare un libro sugli anni post-Gabriel, e ne sono stati entusiasti.

Luca Perasi: Per quanto riguarda l’appeal commerciale, se parliamo di McCartney il discorso è un po’ diverso. Proprio perché l’aspetto legato alle vendite poteva essere interessante, nell’estate del 2013 un’importante casa editrice italiana mi ha contattato per un rifacimento del libro. All’epoca però avevo già fondato una mia casa editrice e avevo quasi terminato la versione in inglese. E’ stato un processo lungo, e il primo problema naturalmente è stato trovare un traduttore. O meglio trovarne uno all’altezza. Sin da quando avevo quindici anni ho letto molto in inglese, perché le fonti sono lì. Ho dovuto cambiare quattro traduttori: il problema principale è stata la scarsa conoscenza della materia, e poi non dimentichiamo che serve anche un’ottima conoscenza dell’italiano. Mi sono trovato di fronte a ostacoli imprevisti. Alcuni traduttori erano troppo letterali, altri erano bravi ma non rispettavano le scadenze, e non me lo potevo permettere… Magari sul filo di lana ti soffiano il progetto… Tu invece cosa mi dici della tua esperienza? Come hai lavorato con il traduttore? 

Mario Giammetti: Diciamo che per fortuna è stato l’editore a togliermi le castagne dal fuoco. Mi hanno messo in contatto con Octavia Brown, che è in pratica bilingue, e conosce molto bene il nostro paese. Con lei c’è stato un interscambio continuo, con chiarimenti nel caso vi fossero parti non fluide o che andavamo migliorate. E’ stato un lavoro abbastanza lungo, circa 4-5 mesi in tutto.

Luca Perasi: Qual è stata la difficoltà maggiore? Italiano e inglese sono due lingue sono molto diverse, noi abbiamo una prosa più articolata e ricercata, loro vanno dritti al punto, ma ad esempio ripetono molto le stesse parole, cosa che da noi non è ammessa.

Mario Giammetti: Direi che la traduttrice ha reso bene anche i modi di dire. Le parti più tecniche sono state ovviamente le più difficili. Tieni conto che io avevo le trascrizioni integrali delle mie interviste con i Genesis, e questo ci ha aiutato, le incomprensioni sono state pochissime.

Luca Perasi: Io per evitare l’ostacolo più grande, quello relativo a una buona resa delle descrizioni delle canzoni, avevo consigliato ai traduttori un ascolto delle stesse, una richiesta fuori dai canoni ma fondamentale per la riuscita di un libro come il mio e il tuo.

Mario Giammetti: Ti racconto un aneddoto a questo proposito. Una volta è capitato che la traduttrice non fosse convinta rispetto a un aggettivo che io avevo usato per descrivere una canzone, ho riascoltato il pezzo e… devo ammettere che aveva ragione lei. E’ una cosa che depone a suo favore: si è dimostrata molto professionale, facendo tantissime ricerche. Ricordo che in un caso non riusciva a trovava niente riguardo a una canzone, on line non esistevano tracce… ma come sappiamo le fonti sono anche cartacee e le ho mostrato che la fonte era un libro.
 
Luca Perasi:  Ho anche io un aneddoto che ci mostra l’importanza di questo approccio di ricerca da parte di un traduttore. Io avevo trascritto erroneamente – perché quella data era sbagliata nella mia fonte, e io non l’avevo mai controllata, Internet non esisteva ancora – il 3 gennaio 1972 come la data della Bloody Sunday. Il mio traduttore mi ha mandato un file con una nota che la correggeva in 30 gennaio 1972… e aveva ragione, è la data giusta. 

Mario Giammetti: La puntigliosità è una virtù, e la traduttrice ha messo in discussione anche me stesso. Questo libro è più preciso del mio volume in italiano. Ero preoccupato per le parti tecniche. Ho un po’ di conoscenze musicali, e chi non ne ha potrebbe far fatica. Invece è stato fatto un grande sforzo.

Luca Perasi: Lo capisco, perché suono anche io a livello amatoriale, e questo ti mette con le antenne dritte. E’ molto bello vedere il proprio libro in una lingua di riferimento come l’inglese. Quanto è importante per te il prestigio, rispetto alla soddisfazione economica? Un libro in inglese, se è fatto bene, va a finire nelle bibliografie. Nel 2015 un giornalista musicale importante come Paul du Noyer mi ha incluso nella bibliografia del suo “Conversations with McCartney” assieme ad altri cinque autori: uno era Mark Lewisohn, l’altro lo stesso McCartney. Mi sono stropicciato gli occhi per mesi.

Mario Giammetti: L’aspetto economico non mi interessa affatto, Il mio sogno era pubblicare il mio libro in inglese. Detto questo, siccome i due fondatori della casa editrice sono persone serie e sanno fare il loro lavoro, mi aspetto anche qualche soddisfazione economica, perché no?

Luca Perasi: Veniamo all’aspetto dei diritti. Avevi separato i diritti di traduzione nel tuo contratto editoriale? Non tutti lo sanno o ci pensano. Ho lavorato per oltre un decennio in editoria, avevo tenuto a mente il consiglio di una mia ex-collega dell’ufficio diritti – che sapeva del mio sogno di pubblicare un libro – la quale un giorno mi aveva detto: “Se farai un contratto, ricordati di trattare separatamente i diritti di traduzione”. Io quando ho ricevuto il contratto da quell’editore italiano avevo messo subito in chiaro la cosa.

Mario Giammetti: Io invece con Giunti non avevo trattato separatamente la cosa. Anche perché, a dirla tutta, pensavo che il mio sogno sarebbe rimasto tale. Dopo che ho trovato l’editore inglese, la trattativa tra loro e Giunti è andata un po’ per le lunghe, se avessi potuto essere coinvolto io forse qualche aspetto poteva essere risolto più in fretta. Ma entrambe le parti sono state molto professionali.
 
Luca Perasi: Per me è stato diverso perché ho affidato tutto ad Amazon. L’unico ostacolo è stato capire come affrontare il mercato USA, ci sono voluti 7-8 mesi per attivare questa opzione. E lì i numeri hanno fatto un balzo ulteriore. 20 anni fa non sarebbe stato possibile nulla di tutto questo. 

Mario Giammetti: A me preme molto la distribuzione fisica, essendo figlio di una generazione che ha comprato i libri in libreria. L’editore cercherà di essere presente anche su questo canale, e più avanti il libro sarà disponibile anche in versione digitale… ma devo dire che questa mi interessa meno.

Luca Perasi: Capisco, io ad esempio non ho mai pubblicato l’e-book, anche perché la pirateria è sempre in agguato. Tornando al nostro amato libro fisico, mi interessa capire alcune scelte inerenti il prodotto: ad esempio il layout. Il gusto del pubblico internazionale è diverso, no?

Mario Giammetti: Questo è vero. Essendo il mio un libro già pubblicato in italiano, l’editore inglese ha dovuto rispettare il più possibile la versione italiana: è quasi un suo gemello, con poche variazioni, qualche foto e poco altro.

Luca Perasi: Parliamo “volgarmente” (si fa per dire!) di vendite. Hai delle aspettative? Credi che il volume avrà più successo in America, nel Regno Unito o magari nel mondo germanico e nordeuropeo, dove ci sono da sempre molti appassionati di musica prog?

Mario Giammetti: Qui si analizza la prima fase della carriera dei Genesis. Se faremo il secondo volume, quello che include gli anni di Phil Collins, posso pensare che in America si venderà parecchio. L’editore ci conta molto.

Luca Perasi: Prima hai accennato a un certo pregiudizio degli editori stranieri nei confronti di un autore italiano. Ma la tendenza si può invertire… Giancarlo Susanna aveva scritto una recensione del mio libro in italiano scrivendo che per una volta avremmo potuto essere noi italiani a tracciare la strada a livello internazionale con un “reference book” su un artista così importante come McCartney. Ti confesso che stavo già progettando la traduzione in inglese, ma quella è stata una spinta decisiva.

Mario Giammetti: Diciamo che un po’ di diffidenza l’ho percepita. Poi il mercato editoriale inglese è completamente diverso dal nostro. Se non hai un agente non devi nemmeno azzardarti a contattare un editore. Io però sapevo di essere stimato dal management dei Genesis, e questo mi dava forza. Ho avuto anche io le mie soddisfazioni. Anni fa io mi ero proposto di scrivere le note di copertina del disco di Mike & The Mechanics “Living Years” per la ristampa del 2013 e loro hanno accettato. 

Luca Perasi: Da qualche anno peraltro assistiamo a una buona fortuna editoriale anche in Italia per collane come “Le storie dietro le canzoni”. Da parte mia ho diversi progetti in questa direzione, e anche in lingua inglese. Tu hai altro in cantiere?

Mario Giammetti: Sicuramente la pubblicazione del seguito di questo libro, il volume 2, a questo punto addirittura forse solo in inglese!

Dall'archivio di Rockol - Un grande classico della musica prog: “Selling England by the Pound” dei Genesis
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