La volta che David Bowie mandò a quel paese Dave Grohl

Il frontman dei Foo Fighters pubblica un nuovo racconto sul suo profilo Instagram e racconta: 'David Bowie mi aveva appena mandato a fare in culo.'
La volta che David Bowie mandò a quel paese Dave Grohl

Il frontman dei Foo Fighters ha pubblicato una nuova storia sul suo profilo Instagram, “Dave’s true stories”, che raccoglie aneddoti scritti da Dave Grohl per intrattenere i fan in isolamento in questo periodo caratterizzato dall’emergenza Coronavirus. Nel racconto condiviso oggi, 29 aprile, il  già batterista dei Nirvana - dopo i racconti di fuochi d’artificio e strip club di Dallas e della volta in cui Prince ha eseguito “Best of you” della formazione di Seattle durante l’halftime show del Super Bowl del 2007 - ha ricordato la volta che David Bowie lo ha “mandato a farsi fottere”.

Il nuovo racconto di Dave Grohl si apre con una frase scritta da Bowie e indirizzata al leader dei Foo Fighters in cui si legge: “Bene, allora è deciso. Ora vai a farti fottere.” Riportando le sensazioni provate in quel momento, Grohl ha narrato:

"Paralizzato sulla poltrona del mio salotto, mi si è rivoltato lo stomaco mentre fissavo lo schermo del mio portatile con orrore. Con le dita tremanti sopra la tastiera fredda, ho letto e riletto quelle due frasi più e più volte, pregando che forse fosse solo un errore di battitura, una specie di crudele disastro dell’autocorrettore. Ma non era un errore. David Bowie mi aveva appena mandato a fare in culo.”

La voce di “Best of you” ha poi aggiunto: “Credetemi, non era la prima volta che le mie orecchie malconce ascoltavano un linguaggio così colorito ma dal ‘Duca Bianco’ in persona? Cosa avevo fatto per scatenare una reazione così brutale? Era per qualcosa che ho detto?”. Raccontando poi di essere sempre stato un grande fan dell’artista britannico, Dave Grohl ha scritto: “Come molti musicisti rock dal sangue bollente, fin da quando ero un ragazzo David Bowie è sempre stato un elemento indelebile della colonna sonora della mia vita. Il suo primo album live, ‘David Live’, suonava regolarmente dallo stereo del salotto quando ero piccolo e la sua ‘Suffragette city’ era un successo alle feste in giardino dove suonavo con la mia band di nerd del liceo durante i primi anni ’80.”

Oltre a spiegare che l’album di David Bowie che gli ha rubato il cuore è “Let’s Dance” del 1983 - dicendo: “Per quanto voglia fingere di essere innamorato della sua fase più profonda e oscura di Krautrock / Berlino, voglio davvero solo fare il ballo di Molly Ringwald su "Modern love" ogni giorno per circa 8 ore al giorno. (Scusa Pitchfork!)” - il frontman dei Foo Fighters attraverso la sua storia ha ricordato tutte le volte in cui la sua strada ha incrociato quella dell’artista britannico. Nel suo racconto Grohl, infatti, ha citato la volta che i Nirvana hanno proposto la cover di “The man who sold the world” di Bowie durante il live MTV Unplugged del 1994 e ha ricordato un festival estivo in Euorpa che ha visto i Foo Fighters suonare sullo stesso palco di Ziggy Stardust. Di questo momento ha scritto: “Era la prima volta che vedevo dal vivo la sua grazia e il suo potere, e ho avuto una rivelazione: non sono il volume, le luci o il numero di strumenti sul palco che trasformano un festival in qualcosa di magico. No, è l’essere umano sul palco che riempie lo spazio di piacere.”

Oltre a menzionare altri momenti della sua vita legati a Bowie - come il concerto per il 50esimo compleanno dell’artista di “Space Oddity”, tenutosi al Madison Square Garden nel 1997, e la collaborazione per il disco solista di Reeves Gabrels, “Jewel”, del 1999 - Dave Grohl ha raccontato l’ultima volta che ha parlato con l’artista britannico. Il frontman dei Foo Fighters ha narrato che, poco dopo l’uscita dell’album dell’artista britannico del 2013, “The next day”, ha ricevuto la proposta per scrivere un brano per la colonna sonora di un film e di aver chiesto a Tony Visconti - con il quale aveva da poco lavorato all’album di Kristeen Young - se David Bowie avrebbe voluto collaborare. Dopo aver mandato una demo della canzone a Bowie, questo - ha ricordato nel suo aneddoto Grohl - ha scritto un'email al frontman dei Foo Fighters:

“Giorni. Settimane. Dopo quella che mi sembrava un’eternità, ho finalmente ricevuto una risposta! Un giorno ho casualmente aperto la mia mail e sono letteralmente soffocato quando ho visto il suo nome. Aveva sentito il pezzo! E in più: David Bowie scrive  e-mail! Con l’eccitazione di un bambino iperattivo la mattina di Natale, ho trattenuto il respiro e l’ho aperta. Se non ricordo male diceva più o meno così:
‘Caro David,
No,
Con affetto, David’.”

Lo scambio di email tra Dave Grohl e David Bowie sulla possibilità di collaborare insieme è continuato fino a quando il già batterista dei Nirvana non ha ricevuto il messaggio con l’invito di andare a “farsi fottere”. Grohl ha così deciso di rispondere per capire se stesse vivendo “il peggior incubo” della sua vita e nel suo racconto ha riportato ciò che si sono scritti poi: “'Ci vediamo tra 17 anni!’, era tutto ciò a cui ero riuscito a pensare. Ho premuto invio nervosamente. ‘Non se ti vedo prima io!’, ha subito risposto.” Grohl ha poi ricordato gli scambi di battute avvenuti successivamente:

“‘Come, niente più feste di compleanno al Madison Square Garden?’. Qualche secondo dopo, un’altra risposta. ‘Niente più compleanni, li ho finiti’. Ok, forse era solo un test. Provo con un po’ di umorismo: ‘Beh, sei più che benvenuto al mio 50esimo compleanno al Madison Square Garden. Sarò al botteghino degli hot dog all’ingresso’, ho scritto. Ha risposto: ‘Aspetta, tu non hai 50 anni! Nessuno ha più 50 anni… ma quella è stata una bella serata, no?’. La sensazione di sollievo mi ha pulito come un glorioso battesimo”.

Il racconto di Dave Grohl si chiude con un pensiero rivolto agli ultimi giorni di vita di David Bowie - scomparso il 10 gennaio 2016 - e all’uscita del suo album “Blackstar”. Il frontman della band di “In your honor” ha scritto:

“Mi si è spezzato il cuore nel rileggere quella frase, ‘Niente più compleanni, li ho finiti’, pensando che forse sapeva qualcosa che noi non sapevamo. E, siccome era un vero gentiluomo, non voleva soffrissimo con lui. In ogni caso, fa ancora male”.

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