Storia delle canzoni: "Smells like teen spirit"

Grunge, alt-rock, indie e anni ’90 condensati nel manifesto sonoro di una generazione
Storia delle canzoni: "Smells like teen spirit"

E se le parole-chiave di quello che è considerato l’inno della generazione grunge fossero “bikini” e “deodorante”?

A Kurt Cobain, che nella fase finale dei Nirvana odiava cordialmente la sua grande “Smells like teen spirit” per essere diventata oggetto di usurpazione e clonazione da parte di un industria musicale che non faceva che tentare di replicarne a tavolino l’autenticità, forse quest’approccio superficiale e dissacrante non sarebbe dispiaciuto.

Era il 1989 quando cominciò a scribacchiare sul suo taccuino i versi che sarebbero confluiti nella canzone. Ricostruendo gli eventi in quella che è considerata la biografia ufficiale dei Nirvana, “Come as you are” di Michael Azerrad, la versione più accreditata dei fatti e degli antefatti è quella secondo la quale la musa intercettò Cobain la mattina dopo che – insieme all’amica Kathleen Hanna – si era divertito a decorare con dei graffiti i muri dello squallidissimo appartamento che abitava nella città di Olympia nello stato di Washington. Uno, a firma di Kathleen, leader di una band del luogo chiamata Bikini Kill, recitava: ”Kurt smells like Teen Spirit” (‘Kurt odora di Teen Spirit’). Quasi un affronto per Cobain, selvaggio e senza compromessi a 360 gradi e, di conseguenza, un fiero sostenitore del non-utilizzo di deodoranti. Già, “Teen Sprit” era una marca di deodorante...

Due anni dopo “Smells like teen spirit” avrebbe sbancato, non solo proiettando i Nirvana in vetta alle classifiche, ma imponendosi come un classico istantaneo e imperituro. A Cobain, Grohl e Novoselic era riuscito ciò che la loro principale fonte di ispirazione – i Pixies – non erano riusciti a raggiungere: il riconoscimento mainstream.

Anni dopo, con l’aiuto del senno di poi e della prospettiva storico-musicale, sarebbe stato più facile spiegare le ragioni del successo di “Smells like teen spirit”: per alcuni i tempi erano maturi un decennio dopo il punk, per altri la generazione senza sbocco dei nati all’inizio degli anni ’70 non poteva che detonare in un genere essenziale, abrasivo e di protesta, per altri ancora la ricetta-killer dei Pixies – versi tranquilli seguiti da urla ed esplosioni laceranti, che solitamente il cantante Black Francis riservava alle parole più innocue dei suoi pezzi - al momento giusto aveva fatto il miracolo di unire i fans del metal con i fans dell’indie.

Da “Smells like teen spirit” furono tratte molte cover. Quella di Tori Amos, che la ridusse a quieta ballata, divertiva i Nirvana al punto che, per qualche data, la utilizzarono come intro dei loro concerti, mandandola in playback e salendo sul palco danzando come ballerine. Ancora di più apprezzavano la versione esilarante di Weird Al Yankovic, “Smells like Nirvana”, che li prendeva in giro perché il testo era pronunciato in maniera incomprensibile : “Here we are now / we’re Nirvana /sing distinctively/ we don’t wanna” (‘Eccoci, siamo i Nirvana, e cantare comprensibilmente non vogliamo’).

A Kurt e soci, d’altronde, il senso dell’umorismo non è mai mancato.

Quando presero il palco del Reading Festival caricarono a pallettoni il famoso riff di “Teen spirit” e, come d’incanto, il pezzo si trasformò in “More than a feeling” dei Boston, patinato successone di AOR rock del 1977 con assolo interminabile, quanto di più distante dall’estetica del grunge. Ma una relazione c’era, eccome: al momento della sua genesi, “Smells like teen spirit” gli assomigliava talmente (era l’opinione della band) che ci volle Butch Vig a convincerli di non scartarla tra i brani che sarebbero confluiti su “Nevermind”. Tra i Pixies e i Boston quel grande produttore aveva messo gli occhi su un diamante grezzo, su un classico.

(qui il testo di "Smells like teen spirit") 

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