The White Buffalo: "I personaggi delle mie canzoni sono come quelli dei western di Leone"

Intervista a Jake Smith, cantautore e chitarrista americano, che racconta le sue fonti di ispirazione e il percorso che l’ha portato a realizzare il suo nuovo album “On The Widow’s Walk”.
The White Buffalo: "I personaggi delle mie canzoni sono come quelli dei western di Leone"
Credits: Cheyenne Ellis

Un monumentale Eli Wallach, nei panni di Tuco, con la faccia stropicciata dalla vita, in una scena culto del film “Il buono, il brutto e il cattivo” di Sergio Leone, si rivolge al Biondo, cioè a Clint Eastwood e gli dice con il ghigno: “La vedi quanta bella sabbia? Beh, quello è il deserto, un forno lungo centocinquanta miglia, anche la guerra ha paura a passarci. Da quella parte scappano i confederati, da questa arrivano i nordisti, ma qui nessuno ci mette piede. Solo tu o me. Bella come passeggiata, non ti pare?”. Fra distese di sabbia, canyon, steppe e montagne, Leone ha inserito i suoi anti-eroi, i suoi personaggi dimenticati da Dio, capaci di azioni tanto gloriose quanto spietate, in un continuo equilibrio fra le luci e le ombre dell’essere umano. Se si potessero comparare ai protagonisti delle canzoni del “Bisonte bianco”, probabilmente avrebbero gli stessi occhi luccicanti.  

“Sono personaggi incredibili, che mi hanno sempre ispirato perché sono collocati in paesaggi meravigliosi e non sono mai uguali a se stessi – racconta il cantautore Jake Smith – ci sono psicopatici capaci di commettere qualche cosa di efferato in una scena e in quella dopo di cercare un riscatto o dimostrare una sorta di umanità. E il pubblico se ne è innamorato per questo. Anche nella vita è così, è difficile trovare qualche cosa di realmente definito. Ci sono le sfaccettature. Anche i personaggi delle mie canzoni sono fortemente legati agli ambienti e a un certo immaginario, che non è l’atmosfera calda da country western, ma è più oscura, proprio come quella dei film di Leone”. Non è un caso che quel labile confine fra paradiso e inferno sia presente anche nella serie “Sons of Anarchy”: alcuni dei brani del progetto musicale di Jake Smith, The White Buffalo, fondato agli inizi del 2000, sono stati scelti come colonna sonora della serie. “Ho sempre creduto nell’aspetto narrativo della musica, nel potere del raccontare storie – continua Smith – i miei punti di riferimento sono Bob Dylan e Leonard Cohen, artisti capaci di raccontare diversi mondi, ma allo stesso tempo anche di avere un loro suono, un loro stile riconoscibile. Hanno sempre messo una grande onestà nelle canzoni. I personaggi e gli avvenimenti dei loro brani si elevano grazie alla loro musica”.

Il suo nuovo album “On The Widow’s Walk”, uscito in formato digitale (il 29 maggio uscirà in versione fisica mentre il concerto all'Alcatraz di Milano è stato posticipato all’11 dicembre), nasce proprio da una precisa esigenza narrativa, mutata poi nel tempo (leggi la recensione del disco qui). “In un primo momento volevo solo raccontare le città portuali, quelle dei balconi sui tetti dove le donne camminavano avanti e indietro in attesa che i loro mariti tornassero dal mare – ricorda il cantautore – doveva essere una specie di concept unico sull’acqua e sull’oceano. Ma poi storie, emozioni e temi hanno preso il sopravvento e dentro il disco sono entrati tanti e diversi argomenti come il potere devastante della natura e del suo rapporto con l’uomo. Mi sono ispirato agli incendi in California, quelli del 2018. Il fuoco, velocemente, distrusse famiglie, case e lavoro. Quelle fiamme trasformarono il futuro in qualche cosa di non più certo. Il dolore e la paura erano tutto. Se ci pensiamo non è poi così diverso da quello che stiamo vivendo oggi…”. Il lavoro con Shooter Jennings ha dato un’impronta al disco. “In un primo momento ci siamo visti e abbiamo solo bevuto – sorride il chitarrista – poi mi ha ispirato, mi ha permesso di trovare il giusto suono. Abbiamo fatto sessioni di venti-trenta minuti in cui magicamente tutto trovava la sua dimensione”.

Fra gli altri temi trattati nell’album anche la tecnologia e l’isolamento, mai così attuali in questo periodo storico di quarantena. “C’è un brano, intitolato ‘Cursive’, che racconta il mio punto di vista sulla tecnologia – conclude Jake – parla di come il nostro sguardo sullo schermo spesso ci distragga dalla vita, di come la tecnologia possa pesare sui rapporti umani. Nel momento in cui non ci sarà più l’amore, quello che ci porta al contatto fisico, morirò. Canto così. C’è una visione poco positiva. Poi, però, penso a oggi, a quanto Zoom o Facebook siano importanti per rimanere connessi fra noi, distanti e chiusi in casa. Vedi, alla fine torniamo agli inizi di questo dialogo: non c’è nulla definito del tutto”.

(Claudio Cabona)

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