Ghemon: 'Ci sono stati dei momenti in cui neppure i miei discografici mi capivano'

Il rapper campano pubblica il suo nuovo album "Scritto nelle stelle" e racconta quanto è stato difficile riuscire a trovare uno spazio tutto per sé nel panorama discografico attuale.
Ghemon: 'Ci sono stati dei momenti in cui neppure i miei discografici mi capivano'

Non provate a etichettare la musica di Ghemon. Non ci prova nemmeno lui. Negli anni il 38enne rapper campano (vero nome Giovanni Picariello) - è in giro dalla fine degli Anni '90, anche se il suo primo disco ufficiale è uscito nel 2007 e il grande pubblico ha iniziato a seguirlo dopo il successo di "Quando imparerò", nel 2014 - si è costruito un percorso tutto suo muovendosi a zig-zag tra hip hop, soul, r&b e pop.

Per chi lo segue, non è stato sempre così semplice stargli dietro: "Non mi siederò mai a tavolino pensando a come fare qualcosa che possa piacere a quanta più gente possibile. Sembrerà un atteggiamento naïf, il mio, ma dalla mia musica mi aspetto qualcosa che dia un brividino prima di tutto a me. Non essere classificabile dovrebbe essere l'ambizione di tutti. Quando uno non sa bene in che scatola infilarmi sono contento, significa che sto facendo ciò che mi piace", riflette. Il suo nuovo album, "Scritto nelle stelle", in uscita domani, venerdì 24 aprile, è un ulteriore passo. In avanti? Indietro? Di lato? Chi può dirlo. Il soul e l'r&b contemporaneo del precedente "Mezzanotte", uscito due anni e mezzo fa, in queste undici nuove tracce incontra atmosfere più leggere e pop, condite da una spolverata di elettronica: "Quello del 2017 era un disco figlio di un momento di vita estrema. Non ci andai per il sottile, nelle canzoni. Questo è un album più levigato, armonico, denso", spiega.

Sebbene abbia lavorato al disco insieme a vari produttori provenienti ciascuno da un ambito diverso (da Antonio Filippelli - ex membro dei Vanilla Sky noto ai più per la sua collaborazione con Levante - a Big Fish, passando per Sup Nasa, Gheesa e Loki Beats, senza dimenticare Tommaso Colliva, che da tempo affianca il rapper nei suoi dischi), Ghemon ha voluto a tutti i costi evitare l'effetto mixtape, cercando di dare a "Scritto nelle stelle" un suono omogeneo: "Ho iniziato a scrivere nell'autunno dell'anno scorso.

Mi sono chiuso in studio con i miei musicisti e abbiamo iniziato a provare, procedendo per tentativi ed errori. Il contributo dei vari produttori è stato fondamentale. Siamo partiti dall'elettronica, Roland TR-808 e basso. Poi sono arrivati pezzi più acustici, scritti chitarra e voce o piano e voce". .

Nel disco suonano anche Daniel Plentz dei Selton e Fabio Rondanini dei Calibro 35 e degli I Hate My Village (entrato nel 2014 a far parte degli Afterhours di Manuel Agnelli). Rondanini, insieme agli stessi Calibro 35, aveva accompagnato Ghemon anche l'anno scorso a Sanremo, su "Rose viola" (che nella serata dei duetti il rapper cantò insieme a Diodato): "Al Festival ho trovato stimoli importanti. Quando sul palco dell'Ariston, prima del mio ingresso, ho sentito pronunciare parole come soul e r&b, generi ormai diventati di nicchia o considerati così, ho capito che avevo raggiunto il mio obiettivo". Il brano non fa parte del disco, se non altro perché ha rappresentato una sorta di fase di passaggio da "Mezzanotte" a "Scritto nelle stelle": "Ci siamo resi conto che le idee che avevo spingevano, ma non avevamo ancora trovato un sound ben definito: sono più diesel che benzina, sotto questo punto di vista".

Non è stato semplice, per Ghemon, ritagliarsi uno spazio tutto suo nel panorama italiano attuale: "Ci sono stati dei momenti in cui neppure i miei discografici mi capivano. Succede. Devo essere io, in qualità di artista, a dimostrare che la mia visione è quella giusta. Tante volte mi sono sentito solo, ma questo mi ha spronato ad andare avanti. E con il tempo le insicurezze si sono trasformate in fiducia in me stesso". Oggi è considerato il fratello maggiore degli esponenti di una scena a sé, quella degli astri nascenti del soul e dell'r&b italiano contemporaneo, da Venerus ("Avevamo fatto anche delle sessioni in studio per questo disco, poi sono rimaste fuori") e Ainé: "Penso che gli altri mi rispettino". Chissà se Ghemon riuscirà mai ad essere davvero pop: "Io continuo a percorrere la mia strada, suonando generi che in Italia sono stati ancora poco esplorati".
"Scritto nelle stelle" sarebbe dovuto uscire lo scorso 20 marzo, poi la data di pubblicazione è stata posticipata di un mese a causa dell'emergenza coronavirus: "Ho capito che i fan volevano ascoltarlo. Non mi andava di rimandarlo a dopo l'estate", dice Giovanni, "è vero che non si potrà fare una promozione tradizionale, con ospitate in tv e in radio, firmacopie e concerti, ma ci stiamo riadattando". Non potendo incontrare i fan nei negozi di musica per firmare le copie di "Scritto nelle stelle", Ghemon e i suoi discografici hanno deciso di organizzare degli incontri virtuali: chi ha acquistato cd o vinile in preordine, ha ricevuto un link per fare una videochiamata con il rapper. Instore digitale, ma coi selfie e tutto: "È una cosa che non abbiamo visto ancora. Farlo per primi è figo".
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