Cosa ci dicono i dieci anni de "Il sorprendente album d'esordio de I Cani"

Storia, curiosità e retroscena di un disco che ha fatto la storia della musica italiana degli ultimi dieci anni, tra misteri e assurdità. E che suona ancora attualissimo (chiedetelo ai pariolini di diciott'anni).
Cosa ci dicono i dieci anni de "Il sorprendente album d'esordio de I Cani"

I Cani è il nome dietro il quale si cela un misterioso musicista romano. Da alcuni mesi hanno cominciato a circolare in Rete diversi brani di questo nuovo progetto, canzoni che hanno raccolto numerosi consensi, accrescendo l'attesa per questo disco.
“Il sorprendente album d'esordio dei Cani” è, come si può dedurre dal titolo, il primo lavoro della one man band capitolina, un disco composto da undici episodi incentrati su basi in bilico tra synth-pop ed indie, con testi che analizzano in modo diretto e cinico l'odierna società, in particolare il mondo dei giovani: dagli hipster e alternativi di “Hispteria” e “Velleità” ad un amore che finisce (“Il pranzo di Santo Stefano”), passando per i romani benestanti (“I Pariolini di 18 anni”) e per il perdono di sé stessi (“Perdona e dimentica”).

Così scrivevamo il 20 giugno 2011 quando ancora nessuno sapeva esattamente cosa fossero I Cani e chi ci fosse dietro.

"Il sorprendente album d'esordio" era uscito per l'etichetta metà romana e metà bolognese 42 Records un paio di settimane prima, il 3 giugno 2011: nel corso dei dodici mesi trascorsi tra l'apparizione su SoundCloud de "I pariolini di 18 anni" e di "Wes Anderson", i primi due brani pubblicati da I Cani, nel giugno del 2010, l'hype intorno al progetto non era mai svanito. Dieci anni prima dell'avvento di Liberato, in quei dodici mesi l'anonimato de I Cani spinse molti appassionati a buttarsi nella gara alla scoperta dell'identità di chi si nascondeva dietro la foto del chihuahua scelta come immagine fissa del video de "I pariolini di 18 anni" su YouTube. Qualcuno - episodio curioso - arrivò ad ipotizzare che dietro ci fosse nientemeno che Max Gazzé, notando qualche somiglianza tra l'elettropop de I Cani e lo stile del cantautore. Si racconta che in un'intervista un giornalista domandò a Gazzé se ne sapeva qualcosa: "Ma è vero che ci sei tu dietro a I Cani?". La voce de "La favola di Adamo ed Eva" non capì la domanda, dal momento che de "I pariolini" e "Wes Anderson" non ne sapeva nulla. Per la verità, già qualche giorno dopo l'uscita del disco I Cani avevano rivelato il loro volto, durante un concerto: e no, non c'erano i capelli ricci di Gazzé sotto ai sacchetti di carta utilizzati dal cantante per celare la sua identità, ma il volto di un musicista noto per lo più ai seguaci della scena elettronica indipendente. .

Niccolò Contessa, prima di dedicarsi al progetto de I Cani, era stato il frontman del gruppo elettronico dei Tavrvs (insieme a loro nel 2010 aveva pubblicato un Ep per un'etichetta indipendente, La Mozzarella Recordings) e il bassista dei La Routine. Sebbene avesse finalmente deciso di togliersi il sacchetto e mettere fine alla gara alla scoperta dell'identità del cantante de "I pariolini di 18 anni", Contessa aveva subito dopo deciso di continuare a nascondere il volto anche per le successive apparizioni, compresi i concerti del tour legato al disco, che lo videro condividere il palco con musicisti come il bassista Valerio Bulla (membro degli Ancien Régime, oggi grafico che disegna praticamente tutte le copertine dei dischi italiani, da Emma a Franco126, da Calcutta ai Maneskin, da Cosmo a Dente), il batterista Simone Ciarocchi (già componente della band new wave romana dei Masoko), i tastieristi Gino Maglio e Marco Daretti.

Fa strano rileggere questa sintetica recensione a distanza di quasi dieci anni.

All'epoca nessuno sapeva - né poteva immaginare - cosa avrebbe significato questo disco per la musica italiana degli Anni Duemiladieci. Uscito proprio all'inizio della decade, "Il sorprendente album d'esordio de I Cani" è stato l'album che - pur senza conquistare Dischi d'oro o di platino e senza diventare un best-seller - ha segnato uno spartiacque nella storia del pop tricolore contemporaneo. Esageriamo? Pensateci: a partire da questo album è iniziata quella rivoluzione che nel giro di pochi anni avrebbe permesso all'indie di diventare pop (e viceversa), portando i giovani cantautori italiani che proprio in quegli anni stavano iniziando a farsi conoscere sui palchi dei locali (romani, soprattutto) a diventare le nuove star del mainstream.

Fu proprio Niccolò Contessa, con questo disco, a portare nuova linfa al sistema discografico italiano, all'epoca ancora incentrato sui dischi delle aspiranti popstar uscite dai talent, pubblicando e promuovendo la sua musica in maniera insolita, puntando sulla viralità e sui social network.

Erano gli albori, almeno per l'Italia, di un nuovo modo di relazionarsi con il pubblico senza passare per i canali tradizionali: do-it-yourself, "fallo da te". Così Niccolò Contessa aprì una fessura dalla quale, negli anni successivi, sarebbero passati tutti quei cantautori che con le loro produzioni hanno contribuito a dare un nuovo volto al pop nostrano: da Levante a Carl Brave, passando per Colapesce, Calcutta (in ".Mainstream", emblematicamente, c'era anche lo zampino dello stesso Contessa, che indicò al cantautore di Latina la strada da percorrere), i Thegiornalisti di Tommaso Paradiso, fino allo stesso Liberato. Esattamente tre mesi dopo l'uscita de "Il sorprendente album d'esordio de I Cani" i Thegiornalisti avrebbero esordito con "Vol. 1" (il disco di "Io non esisto") e alla fine del 2012 Calcutta avrebbe fatto stampare il suo primo disco, "Forse...": Contessa, Paradiso, Calcutta, la triade che ha permesso a Roma di tornare ad essere la culla del cantautorato italiano, vent'anni dopo Il Locale di Fabi, Silvestri, Gazzé e affini.

 Nel corso di questi (quasi) dieci anni di acqua ne è passata sotto i ponti. Nel 2013 Niccolò Contessa avrebbe consegnato al mercato il secondo album, "Glamour", seguito nel 2016 da "Aurora". Ma mentre l'indie pop esplodeva e Paradiso e Calcutta puntavano ai vertici delle classifiche, lui preferì farsi da parte e osservare tutto da lontano, quasi prendendo le distanze da ciò che aveva creato. Da tempo di Contessa si sono perse le tracce. Nel 2017 ha affiancato Coez in parte delle canzoni del suo best-seller digitale "Faccio un casino". Poi nel novembre del 2018 (a distanza di due anni dall'ultimo lavoro) una nuova canzone, "Nascosta in piena vista", ha riacceso le speranze dei fan.

Ma 42 Records - etichetta alla quale ancora oggi Contessa è legato - ha smorzato subito gli entusiasmi: "Non c'è un nuovo album in arrrivo. Non ci sono concerti. Come sempre nessun programma e tanto mistero. Solo una canzone nuova. Una bellissima canzone nuova". Nel 2019 eccolo di nuovo accanto a Coez in ".È sempre bello", mentre nel 2020 produce l'album d'esordio di Tutti Fenomeni ("Merce funebre"), il ritorno dei Testaintasca ("Fantasia"), Laila Al Habash e alcune colonne sonore. Alla fine dell'anno pubblica proprio su SoundCloud, dove tutto cominciò, la demo di una canzone inedita che suona come un addio: "Alla fine del sogno". Lo scorso mese ha sorpreso tutti partecipando a una puntata di "Una pezza di Lundini", il programma condotto dal comico romano Valerio Lundini trasmesso in seconda serata su Rai2: ha pure suonato un'altra canzone inedita, assurda. Ancora una volta, nessun programma e tanto mistero.

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