Tiziano Ferro da Fabio Fazio: le polemiche, e un intervento di Paolo Fresu

L'opinione del musicista sulle dichiarazioni in TV di Ferro a proposito dei concerti
Tiziano Ferro da Fabio Fazio: le polemiche, e un intervento di Paolo Fresu

L'intervista di domenica sera 12 aprile di Tiziano Ferro nella trasmissione televisiva di Fabio Fazio, della quale abbiamo riiferito qui, ha suscitato una reazione violenta e scomposta sui social (anche sul Facebook di Rockol). Da quanto mi è parso di capire, il cantautore di Latina non ha avuto modo di completare le sue argomentazioni, perché il conduttore non gliene ha dato il tempo e/o il modo. Sorprende peraltro che analoghi interventi da parte di Francesco De Gregori e di Vasco Rossi non abbiano avuto la stessa sorte. Non tocca a me difendere Tiziano Ferro, ma mi pare interessante farvi leggere le considerazioni postate sui social dal trombettista Paolo Fresu, che da musicista e collega ha espresso in un lungo post le sue considerazioni in merito.
Le trovate qui di seguito. E' un po' lunga, ma merita di essere letta. (fz)

TIZIANO FERRO: CANTA E STAI ZITTO!!!

Ieri sera Tiziano Ferro è stato ospite da Fabio Fazio a Che tempo che fa.
Oltre a regalare una sua canzone ha parlato della precaria condizione del mondo dei lavoratori dello spettacolo ed è stato riempito di insulti sulla rete.
Ferro non ha certo bisogno di aiuti, ma si è fatto carico delle istanze di una categoria che oggi è alla canna del gas e che non sa se e quando potrà ripartire.
Quella degli haters non è una cosa nuova, ma dispiace vedere un Paese dilaniato dall’odio e dall’ignoranza, oltre che dal Covid-19.
Posto che si stia attraversando un momento difficilissimo laddove tutte le categorie dei lavoratori sono in grande difficoltà;
posto che non si possano dimenticare i quasi 20000 morti, tra cui tanti medici in prima linea;
posto che non si possano dimenticare né i nostri morti né quelli delle altre nazioni nonostante una Europa che ancora sembra non esserci e un mondo più vasto che piange e lotta;
posto che non sia facile affrontare sul piano politico una emergenza mai vista negli ultimi settant’anni;
è indubbio che si stia parlando pochissimo delle criticità del mondo della cultura e dello spettacolo.
La nostra è la prima industria a essersi fermata e sarà l’ultima a ripartire lasciando sul campo di battaglia molti cadaveri, e rischiando di annientare una categoria che consta di mezzo milione di lavoratori per i quali ad ora sono state individuate pochissime e insufficienti linee di aiuto governative.
Eppure la cultura è nelle nostre vite più di prima.
E’ attraverso la musica (quella che tutti i giorni apre i nostri telegiornali anticipando le immagini terribili a cui ci siamo quasi abituati) che troviamo un sorriso e una emozione per affrontare le lunghe giornate reclusi nelle nostre case.
E’ la musica a essere scesa per prima in campo per la solidarietà e per riempire il tanto tempo libero.
E’ attraverso l’arte che l’industria turistica e culturale potranno rialzarsi contribuendo alla rinascita.

Bisognerebbe spiegare che il mondo dello spettacolo non è fatto di ricchi e famosi.
Bisognerebbe spiegare che tale mondo è anche riflessione e ricerca, approfondimento, introspezione e tesa di mano, solidarietà e resilienza.
Quella che tutti invochiamo in questo momento difficile.
Il mondo dello spettacolo non è solo ciò che passa la televisione con presentatori ben truccati, ospiti eleganti e soliti ignoti.
E’ soprattutto ciò che la televisione non trasmette o che passa all’una di notte perché si ritiene che non interessi al grande pubblico.
Quello che forse è composto dagli haters che criticano Tiziano Ferro perché contrappongono faziosamente il senso della morte con quello della vita.
Haters che forse non vanno a teatro, al cinema o nei musei e che sono morti dentro perché si fermano alle apparenze e non guardano e non pensano oltre il tempo del coronavirus.
Quelli che, peggio ancora, confondono l’animata disanima di Tiziano con le sue scelte sessuali, come se ribadire i diritti fosse un fatto ormonale.
Tutto ciò è inammissibile e sembrerebbe annichilire la profonda riflessione introspettiva che ognuno di noi sta attuando e che, ne sono certo, ci porterà ad affrontare il futuro con un nuovo vedere e un nuovo sentire noi stessi, gli altri e il pianeta che ci ospita.
Bisognerebbe spiegare ancora una volta che dietro un artista che sta su un palco c’è un esercito di professionisti che lavorano come qualsiasi dipendente o impiegato, ma senza avere gli stessi diritti.
E se l’artista si arresta si ferma chi è dietro di lui e chi vive, come tutti, di uno stipendio che contribuisce allo Stato sociale senza avere niente in cambio.
Bisognerebbe spiegare che la musica costa e che dietro a questa c’è una filiera che investe e che oggi non ha nessun ritorno, in un mercato fermo al tempo del covid-19.
Bisognerebbe spiegare che anche un pasto ordinato dal computer costa come costa ciò che ci arriva a casa con un corriere quando la musica invece la si scarica gratis annichilendo il suo valore e il suo senso.
Bisognerebbe spiegare che la macchina dello spettacolo non è fatta solo di artisti e di prime donne ma anche di tecnici del suono, architetti delle luci, roadie, macchinisti, montatori, autisti, direttori di fotografia, scenografi, assistenti, uffici stampa.
E poi scrittori, sceneggiatori, registi, coreografi, insegnanti, agenti, fotografi, studi di registrazione, discografici, grafici, stampatori, direttori di festival, club, associazioni, negozi, piattaforme digitali…
Bisognerebbe sempre più spesso ricordare i grandi compositori del passato che hanno portato l’Italia nel mondo.
Ricordare Leonardo, Botticelli, Fellini, Morricone…
Sottolineare che se il nostro Paese è quello che è (nonostante sia oggi straziato dal virus), lo è per ciò che siamo stati e soprattutto per quello che saremo domani, riconoscendo il valore del nostro presente che non è fatto solo di spread e di bond ma anche di sogni e di emozioni.
Valori che molti di noi stanno riscoprendo oggi nel riappropriarsi della vita e che alcuni altri vorrebbero forse cancellare.
Arte e cultura sono sinonimo di speranza, e questa andrebbe concessa a tutti.

Bisognerebbe dare meno spettacolo e pensare di più all’unità di un Paese, il nostro, che si è fatto grande con la sua diversità.

Paolo Fresu

 

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