Gli Oasis presentano 'Don’t believe the truth': 'E' il nostro miglior disco'

Gli Oasis presentano 'Don’t believe the truth': 'E' il nostro miglior disco'
Come da copione gli Oasis si sono presentati alla stampa italiana con il consueto atteggiamento spaccone e arrogante. Risposte brevi e molto cazzeggio, con maggiore intensità rispetto al solito vista anche la presenza di telecamere per riprese che verranno utilizzate ad uso interno, forse per un DVD. La prima domanda è per Liam, che ha scritto per il nuovo album “Don’t believe the truth” (vedi recensione di Rockol), in uscita il prossimo 30 maggio, una canzone dal titolo “Guess God thinks I’m Abel”. Crede davvero che Noel lo possa uccidere come ha fatto Caino? “Se è per questo mi uccide tutti i giorni”. Gli Oasis si esibiranno domani all’Alcatraz di Milano (biglietti andati esauriti nel giro di 3 ore) e il 12 giugno al Jammin’ Festival. Proprio qualche anno fa, sul palco di Imola, erano saliti sul palco senza Noel. Come mai Liam si è esibito da solo? “Ma non ero solo, mi sembra che sul palco ci fosse tanta altra gente. Credo che non ci sia niente di strano. Ci siamo scambiati due parole, c’è stato un po’ di dibattito. Almeno credo sia questo il motivo per cui mio fratello non suonò assieme a noi”. Cos’è cambiato nel brit-pop in questi ultimi dieci anni? “Da allora non mi sembra siano rimaste in vita molte band. Le abbiamo sbaragliate tutte”. E del brit-pop di oggi vi piace qualcosa? “A parte noi, tutto il resto è uno schifo. Non c’è nessuna band che ci colpisce in particolar modo”. Neanche i Libertines? “Beh, ho molto rispetto per Pete Doherty – risponde Noel – Ha un ottimo spirito, un po’ bohemien”. Siete contenti di come è proseguita la vostra carriera dai tempi di “What’s the story (morning glory)?”. “Assolutamente. In questo momento siamo in una fase di estasi, soprattutto musicalmente. ‘Don’t believe the truth’ è il nostro miglior disco in dieci anni di attività”. Cosa pensate della rielezione di Tony Blair? “E’ un’ottima cosa. E voi cosa ne pensate? Non ve ne frega niente?”. Blair è un vostro fan e ha anche una band, l’avete ascoltata? “Sì, gli album non sono un granché, ma i primi due demo erano straordinari”. Sempre sul filo dell’ironia le risposte successive di Noel. “Don’t believe the truth” il vostro migliore album in dieci anni, come mai? “Grazie per il complimento. Ah, l’ho detto io? Perché l’ho detto? Beh, direi che la nostra band oggi è molto dinamica. E soprattutto la presenza ‘degli altri tre’, come li chiamo io, è stata fondamentale. Tutti hanno contribuito con le loro canzoni e le loro idee”. Oltre ai fratelli Gallagher erano infatti presenti Gem e Zak Starkey (figlio di Ringo Starr). “Wow, per noi è stata un’esperienza indescrivibile poter suonare con gli Oasis. Sono troppo bravi”. Ci spiegate il titolo dell’album? “Mentre eravamo in studio tutti si chiedevano come mai aspettassimo così tanto tempo per uscire con il disco. E così la stampa sensazionalista inglese cominciò a scrivere che l’album sarebbe stato ‘the truth’, la verità, un disco importante che avrebbe cambiato il mondo della musica. Ed è proprio così: un disco tremendamente eccellente”. Come mai sono state scartate le iniziali sessioni con i Death In Vegas? Risponde Noel: “Con Liam in studio è sempre problematico poter lavorare. E’ un ragazzo difficile, come voi tutti sapete, no? Noi continuiamo a rimanere grandi fan dei Death In Vegas, ma c’era troppa ispirazione e troppo materiale per questo album”. Replica Liam: “Non è vero, sei tu che non hai avuto pazienza per trasformare quelle idee in realtà”. In effetti di materiale ne è stato scritto molto, 66 canzoni, di cui undici finite nell’album. “Sarebbe stato impossibile realizzare un disco con 66 canzoni. E poi non è che tutte e 66 fossero belle. Direi che 44 erano fantastiche. E abbiamo scelto le undici peggiori. Con le rimanenti potremmo fare un altro album e avere lo stesso risultato di questo”. Di cosa parla la canzone “Part of the queue”? “Di come si vive in una grande città. L’ispirazione ci è venuta guardando la coda di gente che si reca alla centrale del latte per comprarlo. O forse il messaggio potrebbe essere più sottile”. In una delle vostre prime interviste dichiaraste che scrivevate canzoni per ragazzi che la mattina comprano il Daily Mirror e un pacchetto di Benson. Oggi a chi vi indirizzate? Noel: “Adesso fumo le Marlboro”. Liam: “A chiunque”. E l’ingresso di Zak Starkey ha contribuito a legare la vostra musica a quella dei Beatles? “Pensare questo è stato divertente per la prima settimana, poi era importante che Zak suonasse come ci serviva facesse. Avevamo bisogno di un nuovo batterista e ne conoscevamo due. Zak è stato il primo ad essersi presentato. Se si fosse trattato di Sean o Julian Lennon sarebbe stato sicuramente più problematico. Chissà se un giorno non glielo chiederemo”. Alle spalle degli Oasis un grande cartonato che riproduce la copertina del loro primo demo. Quanto vi sentite lontani da quelle registrazioni? “Sono passati più di dieci anni ma tutto sommato la nostra musica rimane legata al rock’n’roll”. Nel 1979 i Clash scelsero un grande del rock’n’roll come Bo Diddley per aprire i loro concerti. Voi chi scegliereste? “Ray Davies”. Come mai? “E’ il primo nome che mi viene in mente”. Che bello vedervi tutti e quattro uniti, d’amore e d’accordo… “Guardateci adesso perché fra poco ci scioglieremo. Avete una grande fortuna…”. La canzone “The importance of being Idle” ricorda “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde… “Cos’è? Un film? Ah, no, un libro… No, nessun collegamento. Oscar Wilde è venuto molto prima di noi”. Che progetti avete dopo il tour? “Scriveremo nuove canzoni, penseremo a quali band fare fuori per mantenere la situazione sotto controllo, spenderemo soldi, guarderemo partite di calcio”. “Don’t believe the truth” è l’ultimo album che avete in contratto con la Sony. Avete rinnovato gli accordi? “Ancora no. Ma questo è un argomento delicato per poterne parlare in una conferenza stampa. Non possiamo dire molto”. Sapete il motivo per cui il vostro disco è finito su Internet prima di uscire nei negozi? “Perché voi, pubblico, siete dei bastardi”. In realtà è stato un problema di date con I-Tunes Germania. “I tedeschi hanno sempre avuto problemi con noi”. E vi darà fastidio se durante il concerto di domani il pubblico canterà a memoria le nuove canzoni? “Se non sbagliano le parole a noi va bene”. In chiusura, una domanda da parte del fanclub italiano. Chiede una ragazza a Liam: “Fra i due sei il più timido, spesso a testa bassa. Non hai il complesso del fratello minore?”. Risposta lapidaria: “No, siediti!”.
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