Rolling Stones, il secondo amore di Ron Wood: ‘Dipingevo per non impazzire’

Ronnie Wood dipinge da quando era bambino: "I miei primi ricordi, quando avevo tre o quattro anni, sono di me che disegnavo. Sono nato così. Sono nato con una matita e un plettro in mano".
Rolling Stones, il secondo amore di Ron Wood: ‘Dipingevo per non impazzire’

La seconda chitarra dei Rolling Stones deve certamente la sua fama al contributo apportato al mondo della musica – nel Jeff Beck Group prima, nei Faces poi e nei Rolling Stones dopo ancora – ma Ronnie Wood bazzica anche il mondo dell’arte visiva, e della pittura in particolare, una passione che il musicista britannico coltiva sin dall’infanzia. Non è raro, tra l’altro, che i dipinti di Wood s’ispirino alle sue attività con la band di “Paint It Black”: lo scorso anno, ad esempio, il chitarrista ha messo in vendita una serie di opere da lui realizzate e ispirate alle locandine degli Stones o alla band stessa. Sul suo amore per la pittura l’artista si è espresso più volte e una delle più belle è contenuta nel documentario “The Rolling Stones Olé Olé Olé!: A Trip Across Latin America” che testimonia il tour di Mick Jagger e soci in America Latina del 2016. La tournée ha preso il via nel febbraio 2016 a Santiago, in Cile, per poi fare tappa a La Plata, Montevideo, Rio de Janeiro, San Paolo, Porto Alegre, Lima, Bogotá, Città del Messico e, infine, a Cuba, dove gli Stones si sono esibito per la prima volta nella loro carriera, allestendo un evento gratuito che ha raccolto, solo all’interno della Cuidad Deportiva de L'Avana, 700mila persone.

All’interno del documentario, presentato in anteprima al Toronto International Film Festival, durante la tappa a San Paolo Ron Wood ne approfitta per godersi al meglio il tempo libero nella città brasiliana, insieme a un vecchio amico, l’artista di Rio Ivald Granato. Racconta il chitarrista attraversando le coloratissime strade della città:

San Paolo è famosa per la sua arte di strada di ogni tipo. È stata anche incoraggiata. Mi sento molto ispirato quando visito zone diverse del Sudamerica, a livello artistico. È sempre un piacere per me incontrare amici artisti. Adesso non vedo l’ora di rivedere Ivald Granato. Non sa una parola di inglese. Dice solo: “I love you”. E io rispondo: “I love you”. E poi ci mettiamo a dipingere. È il nostro modo di comunicare. 

Dopo essersi cimentato nell’arte di strada con qualche bomboletta sui muri di San Paolo in compagnia di Granato, Ronnie e il suo amico si spostano nello studio del pittore. “Non ci vengo da anni, questa volta resterò sobrio”, scherza il chitarrista che, iniziando a dare colore alla tela, offre qualche altro aneddoto sulla sua storia d’amore con la pittura:

Da piccolo i miei fratelli erano artisti e musicisti. Avevano otto e dieci anni più di me e così se loro dipingevano dipingevo anch’io. E se loro suonavano, prendevo il primo strumento a portata di mano e lo suonavo. Io approccio la musica e l’arte con lo stesso elemento di rischio.  Mi piace. Guardo le cose che prendono forma, o ascolto le cose che prendono forma. È un bel modo di sfogarsi. Viaggiare, incontrare persone, è una grande fonte d’ispirazione. È l’elemento dell’ignoto che continua a emergere. Non sono mai stato il tipo che resta sempre nello stesso posto. Le mie origini sono i canali dell’Inghilterra, zingari d’acqua che trasportavano legname. La mia famiglia per generazioni è sempre stata in movimento. I miei primi ricordi, quando avevo tre o quattro anni, sono di me che disegnavo. Sono nato così. Sono nato con una matita e un plettro in mano. Dipingevo per non impazzire. Il mio lato musicale e artistico vanno a braccetto. Si nutrono l’uno dell’altro. Suono in questo meraviglioso gruppo che mi permette di far parte di una unità, ma ho anche un modo privato di esprimermi, dove io sono il capo. Non ho mai immaginato nessun’altra vita. Dovevo farla funzionare così com’era. Nessun’altra vita. 

Ronnie Wood ha dato alle stampe il suo più recente album solista, il live “Mad Lad: A Live Tribute to Chuck Berry”, lo scorso anno, mentre il suo ultimo album in studio in solitaria risale al 2010, quando il settantaduenne chitarrista di Hillingdon ha pubblicato “I Feel Like Playing”. Come molte altre band, anche i Rolling Stones hanno dovuto modificare i loro programmi dal vivo a causa della pandemia legata al Covid-19 attualmente in corso: il “No Filter Tour” della leggendaria band britannica non partirà più il prossimo mese di maggio.

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