Jessie Reyez: chi è la nuova amazzone dell’R&B

Incensata da Eminem, scelta da Billie Eilish per aprire i suoi concerti: la storia dell’artista canadese, di origini colombiane, che in pochi anni è diventata una delle stelle più promettenti della scena urban mondiale.
Jessie Reyez: chi è la nuova amazzone dell’R&B

Primavera 2017. Jessie Reyez, cantante canadese di origini colombiane, si esibisce in un breve set, in un piccolo bar al piano superiore nel Meatpacking District di Manhattan. Già dai suoi primi passi a Toronto, su di lei si sono accesi alcuni riflettori grazie alla ballata acustica “Figures” del 2016. Ha appena pubblicato il suo ep di debutto, “Kiddo”, che include una cruda e sorprendente canzone, “Gatekeeper” che denuncia le molestie sessuali nell’industria musicale, traendo spunto dalla cronaca, in particolare dalle vicissitudini legali del produttore Noel “Detail” Fisher. Sono i primi graffi di quella che in tre anni diventerà una delle nuove amazzoni dell’R&B contemporaneo. In quel bar di Manhattan è accompagnata da un dj, mentre lei imbraccia una chitarra acustica: Reyez, classe 1991, è affascinante e suscita candore, avvolta nei suoi capelli ricci e nel suo sorriso magnetico, ma le sue canzoni sono rose con le spine. Parlano di emancipazione, libertà, violenza e amori isterici, sentimenti che conducono sull’orlo del baratro. Canzoni condite con un linguaggio forte, a volte aggressivo, mentre la sua voce muta come un camaleonte a seconda della musica, passando da parole dolci e quasi sussurrate a invettive rap. Il mondo hip-hop si mischia con l’R&B, il pop e il cantautorato: Reyez è a suo agio nella molteplicità di genere.


Dopo pochi mesi dal lancio di quell’ep, la cantautrice si trova, come un fulmine che squarcia la notte, davanti a quasi 20 mila persone al Tidal X al Barclays Center di Brooklyn, in apertura a Jay-Z, insieme ad altri artisti. In pochi, fuori da Toronto, la conoscono. Suona un paio di pezzi e strega la folla, in particolare per la sua voce e per le doti di scrittura. È da lì che inizia un percorso bizzarro e ricco di collaborazioni, specchio delle sue tante anime artistiche. Lavora con Eminem, cantando nelle tracce “Nice Guy” e “Good Guy” del suo album “Kamikaze”, con Kehlani, Daniel Ceaesar, Lewis Capaldi, con cui canta nel pezzo “Rush”, con Karol G, Dua Lipa, per cui scrive “One kiss”, con Calvin Harris e Sam Smith, mostrando un’alta capacità di passare da un mondo sonoro all’altro. Proprio per Harris e Smith firma, nel 2018, un brano dal successo mondiale, “Promises”. In un’intervista al New York Times, Eminem spiega così la scelta di volerla in due canzoni del suo album del 2018: “Canta col cuore. Sta parlando di situazioni difficili in cui è stata coinvolta. Ma non è facile fare quel che fa, eppure lo fa sembrare così semplice. Non somiglia a nessun altro per il suo stile di canto, per come pronuncia le sue parole e per il suo modo di essere. È semplicemente fantastica”.

Nello stesso anno, oltre a ricevere due candidature agli MTV Video Music Awards, pubblica il suo secondo ep, intitolato “Being Human in Public”: un lavoro che conferma il suo spessore artistico e vale la sua prima candidatura ai Grammy come miglior album urban contemporaneo. Dentro, oltre a “Imported”, si trova anche “Body Count (Remix), un inno alla libertà femminile che strega artiste come Billie Eilish, con cui diventa amica. Reyez, anche attraverso metafore crude, in un testo scritto insieme all’inseparabile Tim Suby, canta: “Non ci serve nessuno che cerchi di toglierci la nostra libertà…Ameremo chi vorremo amare”. Proprio la voce di “bad guy” vuole Reyez ad aprire il suo tour 2020 (interrotto a causa dell’emergenza Coronavirus), mentre la cantautrice canadese intanto annuncia l’uscita del suo primo album, “Before Love Came to Kill Us” (leggi la recensione qui). Un album musicalmente schizofrenico, capace di condensare tutte le anime di Reyez che, in un vortice di amore e morte, fa i conti con le sue radici, si dimena fra i generi e traccia le linee di quello che è il suo svelato universo musicale.

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