Emergenza Covid-19, Davide D'Atri (Soundreef) alle Istituzioni: 'Per il settore cultura è allarme liquidità'

Il fondatore e ceo della collecting indipendente fa il punto a un mese dall'inizio delle misure che hanno paralizzato il Paese: 'Ma la crisi potrà diventare un'opportunità, a patto che...'
Emergenza Covid-19, Davide D'Atri (Soundreef) alle Istituzioni: 'Per il settore cultura è allarme liquidità'

“Dall'inizio dell'emergenza da Coronovirus il nostro settore ha registrato il 100% di perdite per quanto riguarda il settore del live, il 70% in quello della vendita di musica registrata, e il 40% nel segmento della pubblicità in TV, un po' per la contrazione degli investimenti da parte degli inserzionisti e un po' per il ritiro di diverse campagne, che sono state rimodulate alla luce della situazione attuale. E' la fotografia di una tragedia”: il ceo e fondatore di Soundreef Davide D'Atri non usa mezzi termini per dipingere il quadro – a tinte più che fosche – nel quale il l'industria creativa italiana è piombata a partire dall'inizio dello scorso mese di marzo, quando le misure prese dal governo per arginare la diffusione da Covid-19 hanno letteralmente paralizzato l'intera penisola.

Fare previsioni di carattere temporale su quando la situazione potrà permettere di immaginare una ripresa, oggi come oggi, è molto dura, “ma quando si potrà ripartire il settore musica ripartirà a mille, e sono certo che tutti gli attori della nostra filiera, come gli interlocutori e gli stakeholder, si impegneranno per rendere questa ripartenza la più bruciante possibile”, dice, fiducioso, D'Atri, pur ammettendo come il semaforo verde da parte delle autorità da solo non potrà bastare a innescare un rimbalzo: “Temo che per alcuni segmenti potrà essere più difficile, come per quello dei concerti: le persone si fideranno ad andare ai grandi live quando l'emergenza sanitaria sarà terminata? O la musica dal vivo pagherà una sorta di pegno psicologico?”.

Detto che “occorrerà accompagnare alcuni interlocutori che avranno registrato perdite più pesanti rispetto al settore musicale”, D'Atri è sicuro che, per le collecting, “uno slancio arriverà dai bar, dagli hotel, e da tutti quei settori solitamente poco considerati ma che, per chi fa il nostro lavoro, sono una fonte importante di introiti”. Una ripartenza potrà far risalire anche il settore dello streaming, che sorprendentemente è stato colpito dal lockdown nonostante l'assoluta facilità nella fruibilità: “Sulle ragioni del calo dello streaming, dovremo aspettare ancora i dati di marzo, ma ho cercato di darmi una giustificazione romantica, immaginando che le persone - costrette a casa - abbiamo ripreso ad ascoltare altra musica che non quella proposta dalla playlist top 200 di Spotify. Però sono anche realista: le grandi piattaforme di streaming sono utilizzate molto in mobilità, e le misure adottate per arginare l'epidemia hanno portato gli ascoltatori ad altre modalità di fruizione”.

Le priorità, però, al momento sono altre, e D'Atri ha le idee ben chiare su quali siano le falle che le istituzioni dovrebbero cercare di tappare il prima possibile: “C'è un'esigenza di liquidità importante”, spiega il ceo di Soundreef, “Il governo deve intervenire in questo senso con la massima urgenza per supportare le piccole e medie imprese del nostro settore. Il modo migliore per farlo sarebbe organizzare un piano che coinvolga gli istituti bancari, che potrebbero erogare liquidità a tasso zero alle PMI del settore cultura proporzionalmente al fatturato indicato nel bilancio dell'ultimo anno. In caso contrario, il nostro comparto rischia di trasformarsi molto velocemente in un enorme cimitero. E mentre in altri settori il ricambio di attori può avvenire in modo abbastanza naturale, in quello della cultura - quando si muore - rinascere è estremamente più difficile”.

Soundreef è stata la prima, tra le collecting, a prendere provvedimenti a favori dei suoi iscritti, stabilmente – quando l'emergenza sanitaria era ancora alle prime fasi – anticipando la ripartizione dei diritti ai propri autori con gli introiti più bassi: “Ci rendiamo conto che sia una goccia nell'oceano: questa situazione sta mettendo in gravissima sofferenza gli autori medio / piccoli, che da 20mila euro potrebbero vedere ridotto notevolmente il proprio reddito”, precisa D'Atri, “Per questo motivo, l'impegno nel supportare i nostri autori prosegue: al momento stiamo pensando ad altre misure, concentrandoci nel miglioramento degli strumenti tecnologici a nostra disposizione per rendere le ripartizioni ancora più rapide, in modo da dare ossigeno agli artisti il prima possibile”.

La palla, però, ora è nella metà campo della politica. Soundreef, come tante altre realtà della filiera culturale, ha presenziato al tavolo convocato lo scorso 3 marzo dal MIBACT: “Le relazioni tra le parti sono migliorate rispetto al passato, e abbiamo rilevato tanta buona volontà da parte di tutti”, racconta D'Atri, testimone dell'incontro, “Purtroppo, però, i provvedimenti a oggi approvati sono ancora insufficienti: bisognerà aspettare il prossimo decreto legge, quello di aprile, per avere un quadro più chiaro della situazione. L'idea di allocare il 10% della copia privata ad autori ed editori in difficoltà va sicuramente nella direzione giusta, ma ancora mancano i dispositivi tecnici per metterla in pratica”.

Da imprenditore, il fondatore di Soundreef si dice doppiamente colpito dalla gravità dell'emergenza, caduta per la sua azienda in un momento di crescita ed evoluzione: “Ci spiace che questa situazione si sia venuta a creare proprio adesso, in mesi nei quali eravamo impegnati in interventi di implementazione tecnologica molto importanti sulla nostra piattaforma, e subito dopo esserci lasciati alla spalle un periodo di querelle che non faceva bene a nessuno: il mercato dell'intermediazione dei diritti d'autore, che prima non esisteva, stava iniziando a dare risultati importanti. Abbiamo trovato interlocutori molto reattivi e sensibili al cambiamento - penso al settore dei live e a quello radiotelevisivo, dove ormai le doppie rendicontazioni sono all'ordine del giorno. La speranza è che, una volta terminata l'emergenza da Covid-19, questa vivacità torni a manifestarsi”.

Sì, perché – nonostante tutto – i margini per essere ottimisti ci sono: “Statisticamente e storicamente, i progetti più grandi e ambiziosi si sono sempre sviluppati nei peggiori periodi di crisi”, conclude D'Atri, “Dopo i momenti di difficoltà le persone diventano più attente ai propri consumi e alla qualità dei prodotti, prestando maggiore attenzione alle proposte di nuovi interlocutori. E' vero, stiamo vivendo un periodo molto difficile, ma dobbiamo rimanere lucidi e usare la testa per trovare nuove soluzioni per il domani. La crisi potrà diventare un'opportunità, se sapremo tutti guardare al futuro e - possibilmente - oltre l'orizzonte nostri orticelli”.

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