Storia delle canzoni: “Heroes”

L'epitaffio di David Bowie, dai giorni tetri di Berlino all'immortalità
Storia delle canzoni: “Heroes”

“Standing by the wall/And the guns shot above our heads/And we kissed, as though nothing could fall”.

Quando David Bowie morì nel gennaio 2016 e in poche ore “Heroes” assurse a sua icona, il suo testo divenne qualcosa di più grande e il suo significato si estese a dismisura.

Ma la sua creazione era stata ispirata semplicemente dalla vista di due amanti, Tony e Antonia. Bowie li aveva osservati baciarsi, colpito da quanto sembravano innamorati e clandestini, vicino al Muro. Gli era capitato durante una pausa di lavoro. Si trovava negli Hansa Studios di Berlino Ovest, dove stava producendo il secondo album di quella che sarebbe passata alla storia come la sua Trilogia Berlinese, inaugurata nel gennaio di quel 1977 da “Low” e poi completata nel maggio 1979 da “Lodger”. Il Duca Bianco era nella città tedesca a disintossicarsi dopo la follia losangelena prolungata oltre misura: dalla droga, dalla fama, da un matrimonio alla frutta. Volava basso, creava. Stava lavorando, a quel punto, all’album che sarebbe diventato “Heroes” e che sarebbe uscito a ottobre.

La sua title track, l’icona, sarebbe stata accolta con freddezza e parecchie riserve al momento della sua pubblicazione. Il giornalista Charlie Gillett del New Musical Express, rivista che in anni recenti l’ha celebrata piazzandola al numero 15 tra le canzoni più grandi di ogni tempo, la definì “fiacca” e parlò di Bowie come di un artista “il cui tempo è passato”. A prima vista aveva ragione: il pezzo si arrampicò a fatica fino al 24° posto in classifica, infatti. Ma il tempo – non quello passato – e la storia gli diedero torto.  

La musica che attendeva roboante l’ingresso nello stadio degli atleti del team GB alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi del 2012 a Londra, per dirne una, era quella di “Heroes”  – in quel momento, praticamente, l’inno britannico.

Il pezzo era stato composto e inciso nell’estate del 1977 proprio negli studi Hansa siti di fronte al Muro di Berlino: nato come un brano strumentale scritto da Bowie e Brian Eno, deve le sue parti di chitarra a Carlos Alomar e a Robert Fripp dei King Krimson. Il produttore?  Tony Visconti – uno dei due amanti immortalati nella canzone: ancora sposato ai tempi, quel giorno baciava la sua giovane fidanzata tedesca Antonia Maass – Bowie rivelò il dettaglio molti anni dopo avere genericamente raccontato ai media di “due amanti”.

Quali le migliori tra le numerosissime cover di “Heroes”? E’ una lotta durissima, ma qualche chance ce l’hanno quelle di Peter Gabriel, dei Motorhead, di Nico, dei Blondie e dei TV On The Radio.

E quale la migliore eseguita dal vivo da David Bowie? Epica e universalmente la più celebre la performance al Live Aid – con il Duca agghindato in doppio petto come nel tour di “Let’s dance”; ma, forse, ancora più emozionante quella molto chic eseguita dopo l’attentato alle Torri Gemelle per il Concert for New York City.

(qui il testo di "Heroes") 

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