Bartolini racconta il suo album d'esordio: 'Battisti, Cremonini e indie'

Il debutto - al tempo del coronavirus - del cantautore, calabrese d'origine e romano d'adozione. Dalle prime esibizioni al tour con Calcutta. L'intervista.

Un ritorno di fiamma dell'indie pop in salsa romana? Forse, ma di una generazione diversa rispetto a quella dei Thegiornalisti, di Calcutta e degli altri cantautori che negli ultimi anni hanno contribuito a riportare la Capitale al centro della narrazione delle vicende legate alla musica italiana degli Anni Duemiladieci.

Se Galeffi è stato l'ultimo della precedente annata a salire sul treno direzione Milano (la città delle grandi major) e Fulminacci - dal basso dei suoi 23 anni - ha regalato alla scena romana del post-indie nuova linfa vitale, ora c'è un nuovo gruppo di giovanissimi talenti che a Roma puntano ad occupare il posto lasciato libero da Paradiso, Calcutta & Co., diventati ormai le nuove stelle del pop "mainstream". Sono tutti giovanissimi, nati tra il 1995 e il 2000: da .Laila Al Habash a Moci, passando per Tutti Fenomeni (preso sotto la sua ala protettiva nientemeno che da Niccolò Contessa, il padre putativo della scena con i suoi Cani) agli Psicologi (duo per metà romano e per metà napoletano, per la verità). Del gruppo fa parte anche Bartolini, romano d'adozione (è nato e cresciuto a Trebisacce, in Calabria), che di anni ne ha 25 e domani pubblica "Penisola", il suo album d'esordio su distribuzione Carosello Records: "Appena ho finito il liceo ho fatto le valigie e mi sono trasferito a Roma, immergendomi nella scena indie pop", racconta il cantautore, "quello fu l'anno di 'Fuoricampo' dei Thegiornalisti. Di lì a poco sarebbe uscito anche 'Mainstream' di Calcutta. Ho incontrato tanta gente che mi ha fatto sentire meno solo. Miei simili. Quando ero ragazzino per me la musica era qualcosa di inarrivabile. Guardavo i video delle band su Mtv e dicevo: 'Ma come fanno a fare 'sta roba?".

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"Penisola" arriva dopo una serie di esperienze più o meno importanti. Nella primavera dello scorso anno Giuseppe - è il suo nome di battesimo - ha esordito con un primo Ep totalmente autoprodotto e autodistribuito, " BRT Vol. 1

".

Le conoscenze giuste e le esibizioni sui palchi dei locali della Capitale gli hanno permesso di far circolare il suo nome tra i seguaci della scena, portandolo subito dopo l'uscita del disco ad aprire per Calcutta per alcune date del tour legato a "Evergreen": "È stato il tour della gavetta. Edoardo lo avevo visto molte volte dal vivo, soprattutto nel tour di 'Mainstream'. Ritrovarmi sul palco prima di lui è stato strano, una sensazione particolare". Bartolini ha suonato anche a Cosenza, ad appena un'ora di auto da casa sua: "È stata una rivincita. Quando ero piccolo e sognavo di fare il musicista nella vita, lì mi prendevano in giro. Non c'era nessuno che avesse la mia stessa passione. Suonavo da solo, perché non potevo mettere su una band. Per un periodo ho anche smesso di suonare, ero così demoralizzato. È successo quando avevo 16 anni, al liceo". .

Per un periodo il cantautore ha vissuto anche a Manchester. Lì ha assorbito l'influenza dei gruppi della scena indie britannica (dagli Idles agli Shame), che nelle canzoni di "Penisola" mischia con il cantautorato pop all'italiana: "Sono due anni che consumo 'Anima latina' di Battisti, ma anche Dalla. E sono cresciuto con le canzoni di Cesare Cremonini. Penso che lui sia il più amato dai ragazzi della mia generazione. La nostra non è né la generazione Vasco né la generazione Ligabue: è la generazione Cremonini". Il disco è stato anticipato dai singoli "Non dirmi mai" e "Lunapark": Giuseppe ha scritto tutti i testi e oltre a cantare suona le chitarre. La produzione artistica è di Andrea Messina, che suona anche il pianoforte e i sintetizzatori.

I due, dopo aver lavorato ai provini dei brani, hanno finalizzato l'album allo Jedisound studio di Leo Pari (sì, quel Leo Pari che secondo alcune voci avrebbe dovuto sostituire Tommaso Paradiso nei Thegiornalisti, e che - per chi non lo sapesse - ha prodotto "Superbattito", l'album d'esordio di Gazzelle): "Le canzoni di 'Penisola' sono nate da alcuni provini fatti su Ableton l'anno scorso.

Andrea è venuto a vivere a casa mia per fare il disco: abbiamo lavorato ininterrottamente da settembre a dicembre, per poi andare a registrare le voci e limare alcune parti in studio". Dell'album fa parte anche "Roma", una delle canzoni che Bartolini suonava in giro per la città appena arrivato dalla Calabria: "È stato il primo pezzo che ho scritto in assoluto". .

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Subito dopo l'uscita di "Penisola", Bartolini avrebbe dovuto suonare le canzoni del suo disco dal vivo sui palchi dei club italiani, una sorta di anteprima del tour estivo (aveva annunciato anche un live al Monk di Roma e uno al Magnolia di Milano).

Tutto slittato a chissà quando, a causa dell'emergenza coronavirus: "Non vedevo l'ora di partire con il tour. Lo stop è stato un brutto colpo che abbiamo tutti dovuto accettare. Sto cercando di sfruttare il tempo che ho a disposizione per prepararmi per i prossimi mesi", dice, "si naviga a vista: stiamo aspettando notizie dal booking, pare che tutto slitterà a settembre o ottobre. Spero nel frattempo di ricominciare a scrivere: dopo aver finito il disco ho avuto un blocco creativo e sono curioso di scoprire come ne uscirò". .

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