Se TikTok detta l’agenda a Youtube...

"Shorts" è il nome della 'short-video app' che 'replicherebbe' il modello cinese
Se TikTok detta l’agenda a Youtube...

Lo scoop, se si rivelerà tale, è del solitamente quasi impeccabile The Information: YouTube starebbe progettando la produzione di “Shorts”, una configurazione ad hoc del proprio servizio modellata sullo stile di TikTok. La release sarebbe pianificata per vedere la luce entro la fine del 2020. Al momento bisogna immaginare Shorts come un’opzione aggiuntiva della mobile app di YouTube in cui sarebbe disponibile un feed continuo di video brevi prodotti e pubblicati dagli utenti.

Viene in mente Instagram che mangia Snapchat – sembra una vita, ma non sono trascorse che pochissime decine di mesi: allora abbiamo visto quello che pareva un modello di business prima ingoiato e poi trasformato in una banale feature all’interno di un servizio. Ma sovviene anche che, qui, si assisterebbe a un inedito della tech economy: una divisione chiave di una conglomerata americana, Google, che rincorre una scale-up cinese dentro una “nuova” corazzata asiatica, ByteDance. Che, per la cronaca (fonte: SensorTower), ha visto scaricare la app di TikTok 111 milioni di volte nell’appena concluso mese di marzo (che conta solo 2 giorni più di febbraio, mese in cui i download erano stati 100 milioni…).

In uno scenario competitivo semplificato, sul piatto di YouTube della bilancia peserebbe (oltre alla smisurata potenza finanziaria della casa madre) il catalogo immenso di musica licenziata della quale dispone, utilizzando il quale gli utenti potrebbero non solo legalmente attingere da un mare di “colonne sonore” famose, ma spingere il business per l’industria musicale (al netto di tutta la controversia sul value gap). Scenario interessante pure perché il Covid19 causerà ingenti danni alla raccolta pubblicitaria di YouTube, che nel 2019 ha generato ricavi per 15 miliardi di dollari e che nel 2020 (come quella di Google e come, purtroppo, quella di tutti gli altri) soffrirà parecchio: quindi un riposizionamento in vista della ripresa sarebbe buona cosa per quelli di Mountain View.

Sul piatto di TikTok della bilancia, al contrario, peserebbero fattori diversi. Un modello di business genuinamente nativo (non diamo per scontato, infatti, che l’imitazione e l’innesto funzionino: il posizionamento di un marchio e di un servizio presso i consumatori è un’eredità pesante). L’agilità del nuovo entrato nei confronti dell’incumbent. E un mercato pubblicitario ancora praticamente tutto da aggredire: dei 177 milioni di dollari generati dalla app cinese lo scorso anno, infatti, la quasi totalità proviene da cosiddetti acquisti in-app, che sono una manifestazione in parte direct to consumer e non totalmente business to business come la pubblicità. Tanto che Facebook (che del commerce marketing è esperta e che – come detto sopra – ha già ampiamente cannibalizzato Snapchat con la sua Instagram) sta sperimentando la sua short-video app Lasso nel mercato brasiliano.

Puntare 2 centesimi su quanto all’industria musicale farebbe piacere e comodo disporre di un altro canale di remunerazione importante, allo stesso modo in cui ha gradito l’avvento di Amazon Music a fianco di Spotify e Apple Music, sarebbe una scommessa già vinta.

(MusicBiz esce tutte le settimane su Rockol)

(Giampiero Di Carlo)

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