Pink Floyd, i 50 anni di “Atom Heart Mother”: una canzone al giorno. “Alan’s Psychedelic Breakfast”

“Atom Heart Mother” dei Pink Floyd è stato pubblicato il 2 ottobre del 1970. E’ un album epocale, e per celebrarne il compleanno abbiamo deciso di presentarvelo integralmente, canzone dopo canzone.
Pink Floyd, i 50 anni di “Atom Heart Mother”: una canzone al giorno. “Alan’s Psychedelic Breakfast”

Immortalato nel retrocopertina di “Ummagumma” (è il fricchettone di sinistra con i pantaloni tendenti al rosa e i capelli lunghissimi), coinvolto musicalmente durante le sedute di “Zabriskie Point” e infine omaggiato di una canzone ufficiale su “Atom Heart Mother”: il roadie Alan Styles era di famiglia in casa del gruppo, un seguace fidato ancor prima che un efficiente collaboratore tecnico. Anche lui, come molti vecchi amici orbitanti nel vasto universo Floyd, era originario di Cambridge ed era stato impegnato nella città natia con i Soul Committee nel ruolo di sassofonista. Sempre a Cambridge militò nei Phuzz, una band locale in cui suonava Dick Parry.

Per l’ultima traccia di “Atom Heart Mother” i Pink Floyd pensarono di coinvolgere Styles in un divertente siparietto che potesse integrarsi con la musica in studio: teatro delle operazioni fu la cucina di casa Mason a Camden Town (Londra), uno dei luoghi di ritrovo e ispirazione di quegli anni e futuro quartier generale delle prime pianificazioni di “The Dark Side Of The Moon”. I suoni ambientali di “Alan’s Psychedelic Breakfast” furono registrati nell’estate del 1970 con il roadie ad armeggiare in cucina fra pentolame, utensili vari e ipercaloriche fettine di bacon sul fornello. Le registrazioni furono poi ulteriormente arricchite dal parlato di Styles e infine distribuite lungo il brano strumentale che i Floyd incisero successivamente in studio: l’alternanza di note, rumori di fondo e parlato si tradusse in un pezzo di oltre tredici minuti.

La canzone prendeva spunto dalle stesse idee che avevano dato vita alla suite “The Man”, con la band al centro del palco a sorseggiare il tè servito dallo stesso roadie (che era anche il responsabile della cucina durante i tour del gruppo), e si pone come prima pietra di un percorso di sperimentazione musicale attraverso oggetti e strumenti non convenzionali che confluirà a breve nel progetto “Household Objects”.

Per quanto amata dai fan, la traccia non convinse appieno i suoi ideatori.

La canzone esordisce con la sezione “Rise And Shine” (4:33) introdotta dal gocciolare di un rubinetto e dal susseguirsi di alcune voci. Il rumore del fiammifero sfregato scandisce il tempo e la musica prende corpo attraverso un motivo orientaleggiante prodotto dal pianoforte di Wright; si aggiungono tastiera e chitarra elettrica cadenzate dal charleston di Mason. Fra i solchi del disco emergono i rumori di Alan che prepara e consuma la colazione a base di uova e bacon, disquisendo sul cibo macrobiotico.

La seconda sezione prende il titolo di “Sunny Side Up” (3:10; in italiano, poco romanticamente, “Uova fritte”) e rievoca gli orizzonti musicali della Rain In The Country di Zabriskie Point: oltre ai rumori ambientali prodotti da Alan e a una radio in sottofondo, spicca la magistrale esibizione di doppia chitarra acustica di Gilmour in un duetto delicato ulteriormente ammorbidito dalla slide. Meritevole di miglior sorte la sezione finale del brano: “Morning Glory” (5:17) è davvero un piccolo gioiello strumentale, impreziosito dallo stratagemma di registrare tre parti diverse di pianoforte (due per la stereofonia e una a uscita centrale), differenze udibili pienamente nella versione quadrifonica di “Atom Heart Mother”.

Gli ultimi secondi della canzone sono scanditi nuovamente dal gocciolare del rubinetto, con la puntina che in alcune edizioni originali salta sull’ultimo solco rendendo infinito il ticchettio dell’acqua nel lavello della cucina. Nelle intenzioni del gruppo la “colazione psichedelica” avrebbe dovuto far parte della scaletta dei concerti americani dell’autunno 1970; a causa di vari problemi logistici i progetti furono modificati e il brano fu invece eseguito solo in una manciata di spettacoli in terra britannica nel dicembre 1970, prima di essere definitivamente accantonato. L’unica registrazione amatoriale dal vivo conosciuta è quella relativa al concerto di Sheffield del 22 dicembre 1970.

Domani scriveremo della storia dell’album.

Leggi qui la scheda di "Fat Old Sun​"

Leggi qui la scheda di "Summer ‘68"

Leggi qui la scheda di "If"

Leggi qui la scheda di “Atom Heart Mother” – parte 2

Leggi qui la scheda di “Atom Heart Mother” – parte 1

I testi sono tratti dal libro di The Lunatics “Pink Floyd. Il fiume infinito”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione degli autori e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Atom Heart Mother” e di tutti gli altri album del gruppo.

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