Album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Supernatural" di Santana

Estate 1999. Un meteorite da trenta milioni di copie vendute entra in collisione con la discografia mondiale.

Album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Supernatural" di Santana

Oltre venti anni fa, il 15 giugno 1999, Carlos Santana pubblicava “Supernatural”. L'album si rivelò essere il disco giusto, al posto giusto, nel momento giusto. Probabile che tutti i pianeti della buona sorte fossero allineati, il suo successo fu clamoroso. Per darne una misura riportiamo il numero di copie vendute: 30 milioni. Intendiamoci, le canzoni contenute all'interno del disco funzionano alla grande e vi è più di una hit. La chitarra di Santana, beh, non stiamo neppure a dirvelo, quella è direttamente connessa con l'alto dei cieli. Le collaborazioni sono ottime e abbondanti: Eric Clapton, Rob Thomas, Dave Matthews, Everlast, Lauryn Hill, Cee-Lo, Manà, Eagle-Eye Cherry e molti altri ancora.

“Supernatural” riportò il 'suono universale' di Santana al primo posto delle classifiche. Sono trascorsi più di venti anni da quei suoni, ma in questo momento di difficoltà ne abbiamo bisogno più che mai. Vi invitiamo a riscoprire e a riascoltare questo album. Come consuetudine, a seguire, le parole con le quali lo accogliemmo in quella lontana estate del 1999 e una tripletta di video. Buon ascolto!

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Allegria! Abbiamo qui il Signor Lettore di Rock Online, che si presenta per la materia “Santana”. Uela, qui c’è la storia del rock, dico bene? E allora, allegria! Scelga la busta: la uno la due o la tre?
Busta n.1: Miracolo
Date una chitarra elettrica agli dèi, e suoneranno come Carlos. Più di trent’anni di rock business non hanno scalfito la purezza musicale di un’anima nata per abbracciare il mondo con un manico di chitarra. Santana è ogni volta se stesso, ogni volta proiettato su una scala che porta al cielo usando le note degli assoli come gradini. E ogni volta attuale, come provano le presenze emblematiche di rappresentanti di diversi generi musicali. La presenza di Everlast, Lauryn Hill, Clapton, non è la ricerca di fiori all’occhiello: è la coerente ricerca di un musicista che da tempi non sospetti ha fatto della collaborazione, dello scambio di esperienze, una fonte di crescita irrinunciabile. Un disco superbo, consigliabile anche a chi non conosce Carlos Santana.

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Busta n.2: Non se ne può più
Non ci si può credere. Ancora un’insalata di sambe pa ti, di canzoni del vento e di fiori di luna. Santana è ogni volta se stesso, ogni volta proiettato su quelle scale che probabilmente è in grado di suonare anche mentre gli fanno la pedicure. Sì, va bene, ha cambiato casa discografica e ormai sappiamo che un nuovo contratto significa un disco a rischio zero. Ma anche lui, non sarà stanco di fare sempre le stesse cose? E poi non si meravigli, allora, che la gente in concerto salta per aria quando sente il “beep beep” di “Oye como va”. E che dire delle famose “collaborazioni”, strillate a colori, come fiori all’occhiello. Ci sono Lauryn e Wyclef Jean (pure qui?), c’è Clapton, c’è Dave Matthews! E allora? Questa delle collaborazioni è la grande truffa che segnala che il rock è alla frutta, se non all’ammazzacaffè: diamoci una mano l’un l’altro, riuniamoci sotto il tetto della nostra artistica parrocchietta per dar da scrivere qualcosa ai giornalisti: “Il duetto, oooh!”. Davvero un disco sconsigliabile a chi non conosce Carlos Santana.
Busta n.3 In medio veritas?
Una cosa è certa: in questo modo suona solo lui. Che poi i brani di questo disco risultino piacevoli soprattutto quando riecheggiano i classici dell’eroe di Woodstock, è tesi difficile da confutare. Forse credeva, il buon Devadip, che dal confronto con i due Fugees o con lo sfuggente, enigmatico Everlast nascesse qualcosa di più intenso. Ma questa è gente che sta a McLaughlin come Veltroni sta a Lenin. Tante chiacchiere, ma più che un fuoco, dentro hanno uno zippo. Resta comunque il fatto che questo è probabilmente il miglior disco di Santana del decennio, e che non si può non nutrire un minimo di ammirazione e gratitudine per un uomo che pensa che il ponte tra lui e l’infinito sia il ponte che regge sei corde...

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