Album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Safari" di Jovanotti

Era il gennaio 2008 e Lorenzo Cherubini pubblicava un disco importante.
Album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Safari" di Jovanotti

Poco più di dodici anni fa Lorenzo Cherubini meglio conosciuto come Jovanotti pubblicava uno dei suoi album più riusciti, stiamo parlando di “Safari”. Il disco, spinto da canzoni come “A te” e “Fango”, è risultato il più venduto in Italia nel 2008. Scorrendo la lunghissima lista di musicisti che hanno collaborato alla realizzazione di “Safari” saltano agli occhi i nomi di star internazionali come il cantautore californiano Ben Harper, il pianista brasiliano Sergio Mendes e il duo di produttori e musicisti di area reggae Sly Dunbar e Robbie Shakespeare.

In questi momenti di reclusione forzata a causa dell'emergenza dovuta alla diffusione del Coronavirus nulla manca come la libertà di potersi fare una bella passeggiata in un parco, quel che noi possiamo offrire è lo stimolo a riascoltare alcuni bei dischi pubblicati negli ultimi venti anni. “Safari” di Jovanotti è uno di questi. A seguire, oltre ai video di tre canzoni dell'album, anche le parole che spendemmo per descrivere il disco in quel gennaio 2008.

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Il premio è nel viaggio, diceva un’antica massima. Deve esserselo goduto questo “Safari”, Lorenzo. Come avrete già letto in giro, questa parola vuol dire appunto “viaggio” in swahili; in viaggio è stato inciso questo album, in giro per il mondo, tra casa, Americhe, Africa e quant’altro, incontrando persone come Ben Harper, Sly & Robbie, Michael Franti (solo per citare quelli che saltano più all’occhio). Noi ascoltatori questo viaggio lo possiamo ricostruire solo a posteriori, ma la ricompensa è bella lo stesso. Perché “Safari” è il disco più disco di Lorenzo. Non che gli altri non lo fossero, ma è bello vedere, anzi ascoltare come un percorso così tortuoso abbia prodotto la sua opera più compatta: ci sono poche divagazioni, nelle 12 tracce di questo album. Anzi ce n’è qualcuna, ma guarda caso, a parte la bizzarra e divertente “Antidolorifico magnifico”, sembrano comparire più nelle tre canzoni aggiuntive della versione “deluxe” che in quelle “ufficiali”.
Ci sono invece canzoni-canzoni, con la consueta valanga di idee. Ma c’è anche una maturità musicale sempre maggiore, una voglia di mettere più a fuoco tutto, dall’uso della voce (che migliora di volta in volta) ai temi da affrontare (sempre meno apertamente politici, ma come dicevano negli anni ‘70, il privato è politico; allora questo disco è fortemente politico, come solo sa esserlo Lorenzo).

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E’ forse il disco più da cantautore di Lorenzo, che ha saputo non perdere quell’incanto di fronte al mondo e quella naiveté del ragazzo fortunato, ma ha saputo trasformare questa visione delle cose in quadretti consapevoli come “Fango” (che riprende il discorso là dove “Mi fido di te” lo aveva lasciato), “A te”, “Come musica”, “Innamorato” tanto per citare le canzoni più romantiche. Anche quando Lorenzo gioca di più con il suo primo amore, il ritmo, lo fa in un modo nuovo. Brani come “Dove ho visto te” e “In orbita” sembrano mettere il ritmo al servizio della canzone, e non viceversa: l’esempio migliore ne è la conclusiva “Mani libere 2008”, duetto capolavoro con Michael Franti. E poi c’è il rock, che Lorenzo ha spesso frequentato, ma con discontinuità: la title-track, con un intervento vocale di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro, che rende il favore a Lorenzo, dopo la sua comparsata in “La finestra”; ma anche “Mezzogiorno”.
La sensazione che lascia questo viaggio è di una continuità, di essere portati per mano da un luogo musicale all’altro tenendo sempre a mente la coerenza delle tappe. Insomma: Lorenzo sembra avere trovato la quadratura del cerchio, la fusione ideale tra un sano nomadismo esplorativo e un viaggio che non è organizzato ma insomma, quasi. Dice lo stereotipo che un viaggio vero dovrebbe essere esplorazione pura, improvvisazione, lasciarsi travolgere da quello che vedi. Per una volta, è bello salire su un torpedone (musicale) e lasciarsi guidare.

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