Coronavirus, da NUOVOIMAIE 'operazioni di sostegno ai soci per tutto il 2020'

L'Istituto per Artisti, Interpreti ed Esecutori erogherà nel corso dell'anno diversi milioni di euro ai propri associati per compensare le perdite causate dell'emergenza sanitaria

Coronavirus, da NUOVOIMAIE 'operazioni di sostegno ai soci per tutto il 2020'

Alla luce del grave quanto improvviso stato di crisi nel quale è stato proiettato, tra gli altri, l'ecosistema musicale italiano dall'emergenza sanitaria generata dal diffondersi del Covid-19, NUOVOIMAIE ha istituito un fondo superiore ai cinque milioni di euro destinato a soci e mandanti danneggiati dalle misure prese dalle autorità italiane per contenere il contagio da Coronavirus. I dettagli del provvedimento sono disponibili a questo indirizzo: gli artisti potranno fare richiesta della misura di sostegno tra oggi, lunedì 23 marzo, e il prossimo 23 aprile, accedendo al Portale Artisti sul sito dell'Istituto.

Come ha spiegato il Presidente di NUOVOIMAIE Andrea Micciché, l'impegno della collecting nel sostegno ai propri soci in difficoltà non si esaurirà con questa iniziativa...

 

E' mai stato preso, nella storia di NUOVOIMAIE, un provvedimento così importante a beneficio dei propri soci?

Questo è il primo di una serie di interventi: è probabilmente il più importante, ma non sarà l'unico di quest'anno. Per il 2020 faremo probabilmente una serie initerrotta di operazioni che non riguarderanno semplicemente il mantenimento della nostra gestione ordinaria - in termini più semplici: agli artisti non faremo mancare nulla, pagheremo i diritti entro i termini previsti, come se nulla fosse accaduto - ma daremo anche ai soci una boccata di ossigeno che nella prima fase si concretizzerà nel questo fondo da 5 - 7 milioni di euro, al quale seguirà - a giugno - un'altra tranche di aiuti, non così ingente ma comunque importante. E prima delle fine dell'anno ne arriverà un'altra ancora. Tra diritti e interventi di sostegno erogheremo diverse decine di milioni di euro.
 

Quali vi aspettate possano essere, a breve termine, i benefici dall'impiego di questo fondo?

Ci aspettiamo qualche migliaia di richieste di sostegno, il che significa erogare a ogni richiedente una media di qualche migliaia di euro. Certo, non è una soluzione risolutiva, ma in un momento in cui c'è assenza di lavoro anche mille euro possono risolvere il bilancio mensile di una persona.


Riguardo al settore musicale, tra le motivazioni per accesso al fondo ci sarà solo l'annullamento di spettacoli dal vivo o anche il rinvio di operazioni promozionali connesse a nuove pubblicazioni?

La formula è volutamente generica: il "concerto dal vivo" può essere quello in uno stadio, ma anche quello in un pub, in un teatro, o anche in un libreria. L'importante, per accedere al fondo, è dimostrare che sia stato annullato un pubblico spettacolo, che sia a pagamento o di natura differente non importa. Abbiamo cercato di rendere le maglie il più larghe possibili, per cercare di dare una mano al più ampio numero di artisti possibile.


A suo giudizio, la condizione degli artisti, interpreti ed esecutori italiani è più critica rispetto a quella dei colleghi di altre nazioni, essendo il nostro Paese quello più colpito dall'epidemia da Covid-19?

Sicuramente è più critica. Sia perché non è possibile organizzare concerti sul territorio italiano, sia perché gli artisti italiani che avevano organizzato concerti all'estero non possono più farli. Abbiamo soci che sono stati costretti a rinunciare a tournée internazionali, o anche a residency su navi da crociera (anche non battenti bandiera italiana): questo fondo è anche per loro. L'unica condizione che abbiamo posto è avere la residenza in Italia.


All'inizio dell'emergenza sanitaria aveva parlato di "mentalità della ricostruzione": quale consigli si sente di dare agli artisti che oggi sono costretti a fare fronte a questa grave situazione?

Non sento di poter dare consigli, preferisco cercare di condividere sensazioni e progetti. L'esperienza che stiamo vivendo segnerà il nostro tempo, marcando un prima e un dopo. Credo che il dopo dovrà essere diverso: starà a noi cercare di avere maggiormente il senso della comunità e del gruppo. Al di là della nevrosi, questo periodo di reclusione obbligata ci porta a confrontarci con noi stessi, e in noi stessi dobbiamo trovare la forza per reagire. Come Paese abbiamo dato il meglio nei momenti critici: davanti a difficoltà apparentemente insormontabili siamo sempre stati capaci di fare leva sulla nostra cultura, sulla nostra intelligenza e sulla nostra creatività per rialzarci. Credo molto nella capacità della nostra collettività di saper reagire. I flash mob sui balconi di questi giorni possono apparire un po' ridicoli, ma lasciano trasparire una cosa della quale noi spesso ci vergognamo, che è il senso dell'appartenenza. Ecco perché, per il futuro, posso dire di essere molto ottimista.
 

Leggi qui le puntate precedenti di Osservatorio NUOVOIMAIE.

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