Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Push the Sky Away" di Nick Cave

Purtroppo Nick Cave non verrà a trovarci la prossima estate. È una magra consolazione, ma fatevi lo stesso questo regalo: (ri)ascoltate il suo "Push the Sky Away".

Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Push the Sky Away" di Nick Cave

È di ieri la notizia che i due concerti previsti da Nick Cave in Italia la prossima estate non andranno in scena. In questi giorni sospesi, non è difficile immaginare perché. L’album da riascoltare che abbiamo scelto questa mattina appartiene proprio al repertorio del leader dei Bad Seeds e ci riporta indietro di sette anni: il disco è uscito nel 2013, a cinque anni dal precedente capitolo discografico del cantautore australiano e della sua ciurma. È uno dei migliori dischi dell’artista, che nonostante il passare degli anni non manca occasione per confermarsi una perenne sorgente di grande musica. Basterebbero da sole “Jubilee Street” e “Higgs Boson Blues” a rendere "Push the Sky Away" un gioiello.

Se avete voglia, date un’occhiata a quello che scrivevamo su Rockol sette anni fa a proposito di "Push the Sky Away". E fatevi questo regalo: (ri)ascoltatelo.

“Forza tranquilla”: è uno storico slogan elettorale di Francois Mitterand, coniato dal pubblicitario Jacques Séguéla (che in realtà l’aveva rubato ad un discorso del socialista Léon Blum). 
“Forza tranquilla” è un ossimoro, due parole dal senso opposto accostate. E anche questo disco è un ossimoro. La sua musica è un ossimoro, che ricorda parecchio quello slogan.
Sono passati 5 anni dall’ultimo album di Nick Cave con i Bad Seeds. In mezzo c’è stata molta attività: un secondo disco con i Grinderman, un romanzo, parecchie colonne sonore. Non sembra passato così tanto tempo da "Dig, Lazarus, dig!!!", come spesso capita in questi casi. Parlare di “ritorno” non è corretto. Ma se lo fosse, sarebbe un ritorno con i fiocchi.

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“Push the sky away” è, se possibile, quanto di più lontano dal blues rock grezzo e volutamente un po’ caotico del disco precedente. E’ un disco che fa riemergere i Bad Seeds più scuri, ma con una nuova veste, minimale, asciutta. Compressa come forza tranquilla. Per il momento.
C’è una tensione sotterranea che pervade le canzoni di questo album. Una forza mai liberata, che rimane lì, un po’ nascosta ma percepibile. Inquietante. Una forza che se ne sta lì, come una belva pronta ad azzannarti. 
Fin dalle note iniziali di “We no who u r” (e dal suo titolo minaccioso), c’è un’unione di opposti, di suoni oscuri (il basso ossessivo di “We real cool”) e melodici (gli archi e la voce di Cave). Anche le canzoni apparentemente meno oscure, come la stupenda ballata remmiana “Jubilee street”, in realtà non esplodono mai, fanno intuire un crescendo che rimane lì, appena accennato.

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È un disco di altissimo livello: con almeno tre-quattro canzoni capolavoro, “Push the sky away”, “Jubilee street”, “We no who u r”, la title-track e soprattutto “Higgs Boson blues”, ballata dark ambientata nella Ginevra delle ricerche scientifiche, tutta giocata su voce e chitarre e pervasa da quella tensione, da quella maestria sonora che rende i Bad Seeds uno dei migliori insiemi al mondo di musicisti.
Alla fine, “Push the sky away” non dice nulla di nuovo su Nick Cave, ma rivisita la sua musica da un’angolazione diversa. E lo fa in maniera spettacolare, regalandoci uno dei dischi migliori di questo 2013 per scrittura e intensità. Siamo solo a febbraio, ma questo è uno degli album da top ten di quest’anno, c’è da scommetterci.
(Gianni Sibilla)

Dall'archivio di Rockol - Nick Cave: la carriera del Re Inkiostro, dagli esordi a "Distant sky"
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