Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Wow" dei Verdena

"Da oggi la musica italiana ha un'altra opera di cui andare fiera. Si chiama “Wow” ed è una dichiarazione d'amore per la musica": così nel 2011 raccontavamo il capolavoro della band bergamasca.

Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "Wow" dei Verdena

"Wow" dei Verdena non ha bisogno di grandi presentazioni. Arrivato sugli scaffali dei negozi all'inizio del 2011, anticipato da un singolo iconico come "Razzi arpia inferno e fiamme", l'album confermò il gruppo bergamasco - qualora ce ne fosse bisogno, dopo quattro dischi come l'eponimo esordio, "Solo un grande sasso", "Il suicidio dei samurai" e "Requiem" - come una delle più valide band in circolazione in Italia. Con "Wow" Alberto Ferrari e soci alzarono ancor di più la loro asticella, consegnando alla musica italiana un'altra opera di cui andare fiera.

Ecco la recensione che abbiamo pubblicato al tempo della sua uscita, e un paio di canzoni per spingervi a riascoltarlo.

“Dove andranno i Verdena, dopo “Requiem”? Per ora, c'è questo disco, difficile fare previsioni. Ma percorrere questa strada è un (bel) rischio, per il gruppo bergamasco. C'è una via di mezzo tra “i nuovi Nirvana” e la disperazione musicale di questi brani, ma non è detto che i Verdena la stiano cercando.” Così terminava, nell'aprile del 2007, la recensione di “Requiem” su Rockol a firma del collega Gianni Sibilla. Con il senno di poi, si può assolutamente affermare che i Verdena il compromesso non l'hanno cercato e sono andati dritti per la loro strada, anzi la strada l'hanno lasciata. Si sono rintanati in Valle Lujo, ai piedi del Monte Misma, nei pressi della loro Albino. Per tre anni la formazione bergamasca non ha praticamente dato notizie di sé, isolandosi nella propria vita, fatta di fantasia, suoni, ma anche di gioie e problemi comuni ai mortali come la nascita di un figlio per il frontman Alberto, la rottura di un hard disk con dentro molto materiale già registrato.

Niente compromessi si diceva. Già, quando nel 2011 decidi di dare alle stampe un disco come “Wow”, la tua posizione è inequivocabilmente quella di chi rifiuta ogni strategia discografica e ama fare dischi come si faceva una volta. La direzione è chiara fin dalla scelta del primo singolo: optare per il folk sbilenco ed il testo pazzoide di “Razzi arpia inferno e fiamme” e non sul “singolo perfetto” per melodia pop, durata e testo della ballad “Canzone ostinata” (“Autobus riportami vicino a dove respira lei/ne uscirò/sai quanto vale insistere tra noi/come se fossimo ancora insieme”) è una palese affermazione di indipendenza. “Wow” è un disco inizialmente indecifrabile, una miscela di melodia e rumore, una strizzata d'occhio a testi ed atmosfere per cui non è blasfemia citare Mogol/Battisti e puro non sense, pianoforte più che chitarra, psichedelia incontrollata e binari pop-rock.

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Dopo qualche ascolto i Ferrari Brothers e Roberta Sammarelli sciolgono ogni resistenza che si possa avere nei loro confronti, scavano una buca, sogghignano e ti spingono nel loro paese delle meraviglie. L'iniziale “Scegli me” è un perfetto mix tra il romanticismo del pianoforte, la qui soffice voce di Alberto (“Per lei io mi deflagherei”) e la decisa batteria di Luca, un'apertura da pelle d'oca. “Loniterp” è l'anagramma di Interpol ed in effetti le ritmiche ricordano in alcuni passaggi quelli della band americana. “Mi coltivo” sono i Pink Floyd che abbracciano lo stoner dei QOTSA (sulla scia di “Requiem”), “Miglioramento” è un dichiarato omaggio agli MGMT, un testo che colpisce (“Affronta la rivoluzione allo specchio”[...]“Se fossi in te io farei la rivoluzione di colpo”) e melodie luminose tra pop e psichedelia.

“Lui gareggia” è un urlo di violenza primordiale (“Irradiami, irradiati!!”) con il drumming di Luca Ferrari in grande spolvero, mentre i “Castelli in aria” sono quelli dei Beatles più psichedelici e dei Flaming Lips. Le due “Sorriso in spiaggia” sono perle in bilico tra prog-rock, Beach Boys, il Battisti di “Anima latina” e ancora gli MGMT, con testo accattivante e misterioso (“Steso sul bagnasciuga lo so cosa aspetto[...] saltando le onde mi inviterai/ci sto!”). Secondo tempo. I Black Sabbath vengono imbevuti nel grunge di “Attonito”, la ballata folkeggiante “Tu e me” è un'altra scheggia pop impazzita, “Nuova luce” ha un sound pieno e luminoso, con un pianoforte perfetto, fino al finale completamente sballato. “Grattacielo” è una splendida ballata dai toni pesanti e sognanti allo stesso tempo, “A cappello” è pura pazzia vocale, “Rossella Roll Over” è un'altra perla per cambi di tempo, suoni lisergici e ritmiche oblique che deflagrano la concezione di pop. “12,5 mg” (il quantitativo di medicinale per il mal di testa di Luca) è un colorato squarcio kraut-rock. “La volta” inizia alla “On the run” del lato oscuro floydiano e prosegue come dei Motorpsycho in acido. Per i titoli di coda ecco il malinconico pianoforte di “Lei disse (un mondo del tutto indifferente)” che chiude come avrebbe fatto un Battisti introspettivo e psichedelico, ripetendo nel testo il titolo della prima gemma del disco (“Difficile capirsi ormai/vivo nel caos/chiudi le malinconie/scegli me”).

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Ci sarebbe altro da aggiungere, si potrebbe e vorrebbe scrivere ancora e ancora. Perchè ogni volta si scopre (e ci si innamora) di qualcosa di nuovo e sembra di aver omesso importanti particolari. Ma sarebbe inutile: date a questo disco il tempo che merita. Perchè lo merita. Da oggi la musica italiana ha un'altra opera di cui andare fiera. Si chiama “Wow” ed è una dichiarazione d'amore per la musica. I Verdena sono anti-star, folletti freak che hanno deciso di perdere la retta via e di giocare gioiosamente e pericolosamente nel bosco, pifferai magici pronti a portarvi nella loro, incantata, montagna.

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