Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "By the way" dei Red Hot Chili Peppers

"Dove sono finiti i Peppers? Dov’è finito il “crossover”?", ci si domandava nel 2002, quando la band di "Californication" spedì nei negozi questo disco.
Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: "By the way" dei Red Hot Chili Peppers

A tre anni di distanza da "Californication", con il quale scalarono le classifiche di tutto il mondo, collezionando Dischi d'oro e di platino ovunque, i Red Hot Chili Peppers tornarono sulle scene con un nuovo album, questo "By the way": un disco completamente diverso rispetto ai precedenti, caratterizzato da sonorità meno ruvide e graffianti e da episodi più melodici. Arrivò nei negozi nel 2002, anticipato dall'omonimo singolo (dall'album sarebbero poi stati estratti anche "The Zephyr song", "Can't stop", "Dosed" e "Universally speaking"): "Dove sono finiti i Peppers? Dov'è finito il 'crossover'?", ci si domandò all'epoca, commentando l'ottava fatica discografica della band losangelina.

Ecco la recensione che abbiamo pubblicato al tempo della sua uscita, e un paio di canzoni per spingervi a riascoltarlo.

 

“Il funk è andato in vacanza”. I Red Hot Chili Peppers, da simpatici mattacchioni californiani, hanno presentato il loro nuovo atteso album “By the way” trinceradosi dietro una battuta. E’ vero, il funk-rock manca all’appello. Già ce li vediamo i fan più intransigenti e i critici più radicali protestare: dove sono finiti i Peppers? Dov’è finito il “crossover”? Dov’è finita quell’aggressività ballabile che sembrava un concetto astratto e impraticabile qualche tempo fa, prima che Kiedis, Flea e soci si facessero notare? In vacanza, appunto.

Però intendiamoci, i Peppers sono tutt’altro che scomparsi. Semplicemente hanno fatto una scelta. Radicale, opinabile, non condivisibile, ma pur sempre una scelta. Hanno deciso di insistere sul loro lato più melodico e meno sfrontato. Un lato che ha sempre fatto parte della personalità del gruppo. Ve la ricordate – e come potrebbe essere altrimenti- “Under the bridge”? Per rifarci a tempi meno lontani, rammentate “Scar tissue”, dall’ultimo e acclamato “Californication”? Tutti brani che fanno inevitabilmente parte dell’identità del gruppo, assieme a quelli più arrabbiati.

Certo obietterà qualcuno, un disco intero di ballate e canzoni pop-rock… Sedici canzoni, 70 minuti in cui gli intermezzi “pestati” del singolo e title-track “By the way” sembrano piazzati lì, tra una melodia e un’apertura come uno specchietto per le allodole… Già: scelta opinabile e rischiosa, come dicevamo prima. Però la nostra impressione è che questa scelta funziona. Funziona perché sarebbe stato troppo facile incidere un disco fotocopia di “Californication” o “Blood sugar sex magik”. Perché i Peppers con la melodia ci sanno fare, eccome. Perché i cori che dominano le canzoni ricorderanno i Beatles, i Beach Boys o quant’altro, ma rendono il disco piacevole e canticchiabiale. Perché Frusciante e Flea, l’anima rock e quella funk del gruppo, sono anche dei bravi costruttori di canzoni più tradizionali: il loro suono è unico anche su brani meno veloci. Perché canzoni come “Universally speaking” o “Minor thing” sono belle e basta. Perché questo disco è melodico, ma non è moscio: è un esercizio di pop-rock estivo di alta qualità.
Insomma, "By the way" non sarà il loro capolavoro, né probabilmente resterà negli annali della storia del rock. Però è un disco ben scritto, ben prodotto, ben suonato e molto, molto piacevole da ascoltare.

(Gianni Sibilla)

 

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