Coronavirus, Claudio Ferrante (Artist First) racconta l'industria musicale ai tempi della quarantena

Nel pieno dell'emergenza da Covid-19 il numero uno della holding musicale con sede a Milano traccia un ritratto lucido e spietato della situazione attuale: 'Finanza e istituzioni aiutino la filiera culturale'
Coronavirus, Claudio Ferrante (Artist First) racconta l'industria musicale ai tempi della quarantena

Ora che l'emergenza è conclamata a livello mondiale, con la dichiarazione di pandemia da parte dell'OMS e il colosso della musica dal vivo Live Nation pronto a sospendere globalmente tutte le operazioni fino al prossimo maggio, la catastrofe economica generata dal Coronavirus non è più un problema solo italiano. Il nostro Paese, tuttavia, sta patendo più di altri la situazione, non solo riguardo lo stato attuale di blocco totale delle attività non essenziali imposto dal governo per arginare il contagio, ma anche in termini di prospettive: con un'emergenza mai sperimentata prima della quale non si vede la fine, agli operatori dell'industria musicale non rimane che navigare a vista, pensando a un dopo che non si sa quando arriverà. Claudio Ferrante, numero uno della holding musicale Artisti First, ha tracciato un bilancio della situazione attuale con MBW, alla quale ha rilasciato un'intervista di cui si riportano di seguito alcuni passaggi significativi.

L’impatto sulla filiera a breve e lungo termine:
Credo che l'impatto durerà almeno fino alla fine di maggio. (...) Stiamo parlando di circa 200 milioni di euro persi dall'industria italiana della musica dal vivo, in termini di biglietti venduti e di sponsor. Anche tutte le pubblicazioni di nuovi album sono state rimandate a data da destinarsi. L'impatto è catastrofico. Forse il recupero inizierà a giugno, luglio o agosto, ma la parte dal vivo ha perso molto. Riguardo le persone, [i più colpiti] sono i freelance, che guadagnano solo se lavorano: loro non percepiranno reddito per almeno i prossimi tre mesi. E questo sarà l'aspetto più influente, perché quanto tutto si rimetterà in moto, non sarà facile tornare a lavorare dopo tre o quattro mesi di stop.
Tutta la filiera musicale sarà compromessa, quest'anno. Anno per il quale, prima di questo incubo, le nostre previsioni erano rosee: eravamo entusiasti dei nostri risultati, ci aspettavamo una crescita del 20% rispetto all'anno precedente. Non sarà facile, ma dobbiamo fare qualcosa: la buona notizia è che stiamo sperimentando qualcosa con gli artisti, che stanno trasmettendo concerti in streaming dalle loro case per sostenere le unità di terapia intensiva. La musica, in questo senso, può aiutare. Tutta l'industria musicale ha bisogno dell'aiuto del governo, perché il nostro settore più aiutare con la raccolta fondi.

Il ruolo e il peso dello streaming:
Il settore trainante dello streaming ora è il live, ma lo streaming in generale crescerà grazie a questa tragedia del Coronavirus: la gente lo sta scoprendo, l'impatto di questo media in futuro sarà superiore rispetto solo a un mese fa. In questo disastro, la gente costretta a stare a casa sta scoprendo la musica e i film in streaming. Ma il punto non è compensare le perdite di un settore con i guadagni di un altro, ma se questo fenomeno ci aiuterà nei prossimi due anni.

Feedback dai colleghi di altre società su prospettive culturali, economiche o psicologiche:
Psicologicamente è devastante. Per esempio, quando devi annullare 10/15 tour e quando devi prenderti cura di molti dipendenti, o quando hai dei biglietti pre-vendita e che non riesci a vendere a causa del Coronavirus, rischi di impazzire. Se sei esposto - come lo sono molte aziende italiane - con molti artisti, alcuni dei quali di primissimo piano, penso che possa essere un problema, più che altro di prospettiva. Cosa possiamo fare adesso? Se hai un'azienda che non è esposta, puoi sopravvivere. Quando un tuo evento dipende dal botteghino, con un incasso di 350mila euro di proventi giornalieri dalla vendita di biglietti, questa situazione diventa problematica, perché si blocca una una sorta di circolo virtuoso economico. Se passi da 350mila a zero sei nei guai. E' un effetto domino, che colpisce dai dipendenti ai direttori marketing. Ecco perché i miei colleghi sono molto preoccupati.

Evitare fallimenti:
Se le banche e il sistema finanziario europeo aiuteranno il nostro settore, non penso che si verificheranno fallimenti, ma abbiamo bisogno che vengano emanate leggi specifiche dedicate al comparto.

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