Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: “A casa tutto bene” di Brunori Sas

‘Oggi salvo il mondo intero con un pugno di poesie’, canta il cantautore cosentino nel brano ‘Il costume da torero’, contenuto nel quarto album in studio di Dario Brunori che oggi vi proponiamo di riascoltare in questi giorni sospesi.
Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: “A casa tutto bene” di Brunori Sas

La potenza delle canzoni risiede nella loro capacità di suscitare emozioni, smuovere gli animi e, secondo Brunori Sas, di “cambiare non dico la vita, ma almeno una giornata.”

“Oggi salvo il mondo intero con un pugno di poesie”, canta Dario Brunori nel brano “Il costume da torero”, contenuto nel disco “A casa tutto bene” del cantautore cosentino.
Il quarto album in studio di Brunori Sas, pubblicato il 20 gennaio 2017, è una sorta di racconto sulla società italiana contemporanea ed è tra gli album che vi proponiamo di riascoltare in questi giorni sospesi dal Coronavirus.

Ecco la recensione che abbiamo pubblicato al tempo della sua uscita, e un paio di canzoni per spingervi a riascoltarlo. 

Le canzoni hanno una forza devastante: smuovono le passioni, stimolano l'interesse e la curiosità e ti portano a mettere in discussione le tue convinzioni. Lo ha detto anche Bruce Springsteen: "Quelle giuste possono accendere fuochi". Ma è davvero così? È quello che si è chiesto Brunori Sas, al secolo Dario Brunori, uno dei "nuovi" cantautori italiani più seguiti. Brunori ha provato a darsi una risposta con un disco, "A casa tutto bene", ma senza arrivare ad una conclusione precisa: questo lavoro lo ha definito infatti come "un disco con poche risposte e tante domande". Perché anche se dalle 12 canzoni che compongono "A casa tutto bene" emerge una disillusione e un disincanto rispetto alla potenza socio-culturale delle canzoni, in fondo in fondo Brunori ci crede davvero nella potenza delle canzoni: "Che possano cambiare non dico la vita, ma almeno una giornata", ha detto lui. E non a caso, in "Il costume da torero" ritrae sé stesso - ironicamente - come un Don Chisciotte moderno che vive con l'idea di poter davvero cambiare il mondo con le canzoni: "Oggi salvo il mondo intero con un pugno di poesie", canta in uno dei versi del brano.

"A casa tutto bene" arriva a distanza di tre anni dal precedente "Vol. 3 - Il cammino di Santiago in taxi", album che aveva chiuso la trilogia cominciata nel 2009 con "Vol. 1". All'origine del quarto album in studio del cantautore calabrese ci sono stati due eventi - chiamiamoli così - fondamentali: uno artistico e uno più legato al mood, al personale. Da un lato uno spettacolo teatrale, intitolato "Brunori Srl, una società a responsabilità limitata", che ha visto il nostro girare l'Italia riproponendo il teatro canzone di Gaber, alternando canzoni e monologhi - esperienza che gli ha dato la possibilità di provare a scrivere in maniera diversa rispetto al passato e di trattare argomenti altrettanto diversi, quelli che poi sono finiti nel nuovo disco. Dall'altro il ritorno alle radici, alla sua Calabria, che ha tenuto Brunori fuori dal mondo contemporaneo, in una dimensione che gli ha permesso di scrivere cercando di guardare le cose con maggiore distanza.

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Ed è proprio nella campagna calabrese che il cantautore ha registrato "A casa tutto bene". Brunori si è ritirato per un mese in un'antica masseria a San Marco Argentano, un comune di appena 7.000 anime in provincia di Cosenza, insieme alla sua band e al produttore Taketo Gohara, ripetendo per certi versi l'esperienza delle lavorazioni di "Vol. 3 - Il cammino di Santiago in taxi" (che non era stato registrato in maniera così diversa): "Siamo stati lì quindici giorni, senza muoverci. Eravamo concentrati: l'ispirazione la devi cogliere al volo e lì potevamo subito metterci a suonare e registrare", ha raccontato. Il risultato è un disco musicalmente più complesso e stratificato rispetto ai precedenti di Brunori, che mischia i ritmi della Calabria ai suoni più freddi e sintetici della metropoli, le mandorle del '700 ai sintetizzatori, gli archi ai loop e alle drum machine. La produzione di Gohara è stata fondamentale: il "mago dei suoni" - lo chiamano così - è riuscito a far suonare bene un disco con dentro tanti strumenti e tanti suoni, a vestire le canzoni in un modo che coniuga la scrittura all'italiana di Brunori con delle sonorità che, talvolta, guardano fuori dall'Italia.

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"A casa tutto bene" è un disco che prova a raccontare con un linguaggio diretto la società italiana di oggi: e in parte ci riesce, soprattutto quando prende in prestito lo stesso linguaggio della società, come le espressioni della rabbia omofoba dei social o dei tassisti romani ("L'uomo nero") e delle vecchiette in sala d'attesa. I temi ricorrenti sono quelli dello spaesamento della generazione di mezzo e le piccole grandi paure quotidiane. Ne viene fuori un disco che contiene una mancata di belle canzoni, piacevoli da ascoltare. Gli episodi migliori? "La verità", un pezzo molto degregoriano, è il giusto punto di partenza del disco: racchiude in sé una buona dose del disincanto e della disillusione del resto della tracklist ("Te ne sei accorto, sì, Che passi tutto il giorno a disegnare quella barchetta ferma in mezzo al mare e non ti butti mai?"). "Sabato bestiale" e "L'uomo nero" guardano più alle sonorità latineggianti care a Fossati. Degregoriana è pure la bella "Canzone contro la paura", che contiene i versi più belli e significativi del disco: "Canzoni che parlano d'amore, perché alla fine dai di che altro vuoi parlare? Ché se ti guardi intorno non c'è niente da cantare, solamente un grande vuoto che a guardarlo ti fa male". Sono canzoni che, anche se non possono cambiare la società e il mondo, possono comunque rendere migliore la giornata di qualcuno.

(Mattia Marzi)

Dall'archivio di Rockol - "Canzone contro la paura" (#Nofilter)
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