Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: 'Unknown Pleasures' dei Joy Division

Il primo disco della band di Ian Curtis è un album da avere, per la sua importanza storica e la sua bellezza ancora attuale

Grandi album da (ri)ascoltare, nel frattempo: 'Unknown Pleasures' dei Joy Division

Icona è un termine abusatissimo, specie dalla stampa musicale, ma nel caso della prima epifania discografica della band un tempo guidata da Ian Curtis è speso bene e a ragion veduta: sin dalla copertina - ormai assorbita dall'immaginario pop quasi come lo "smiley" dei Nirvana - il debutto sulla lunga distanza dei Joy Division è stato capace di tracciare una linea tra quello che c'era stato e quello che ci sarabbe stato, dando vita a un sound unico che ha ispirato generazioni di epigoni ma che nessuno mai è stato in gradi di eguagliare, in termini di urgenza, intensità e spontaneità.

In questi giorni sospesi dal Coronavirus - dall'inizio di questa settimana vi stiamo proponendo tre album classici al giorno da riascoltare in attesa di tempi migliori - "Unknown Pleasures" non vi farà tornare il buon umore, ma saprà darvi un pugno nello stomaco così forte da farvi piegare in due. E da farvi sentire vivi, nonostante tutto.

Ecco la recensione che abbiamo pubblicato al tempo dell'uscita della "Collectors Edition", nel 2007:

Ascoltare oggi i Joy Division fa venire un doppio tuffo al cuore. Il primo arriva perché, oggi come 25 anni fa, la band di Manchester è disarmante, nella sua musica a metà tra punk e la new wave che sarebbe venuta dopo: una musica tanto bella e straziante quanto avanti rispetto al tempo. Il secondo arriva pensando a quanto quelle canzoni sono state saccheggiate da diversi gruppi negli ultimi anni: ascoltando i pur meritori dischi di gente come Interpol e Editors, è difficile parlare di semplici “influenze”.
Ben venga, allora questa ventata di celebrazione della band di Ian Curtis, suggerita dall'uscita del film “Control”, diretto dal fotografo Anton Corbjin e ispirato dalla biografia della moglie Deborah. Una ventata che prevede una colonna sonora e la ripubblicazione dei due dischi “veri” della band – questo “Unknown pleasures” (1979) e “Closer”, pubblicato pochi mesi dopo il suicidio di Curtis nel maggio 1980 – più “Still”, raccolta di rarità e amenità varie del 1981.

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In realtà, non si è mai smesso di celebrare Curtis, perché come per ogni icona che si rispetti sono fioccate le raccolte, i box, le biografie e gli articoli. Per Curtis il discorso è ancora più accentuato: la sua voce apparentemente monocorde e i suoi testi introspettivi non hanno mai smesso di ispirare qualsiasi tipo di tributo. Qui siamo di fronte al progetto di celebrazione più strutturato mai messo in piedi, ed è buffo (o brutto, fate voi), che tutto ciò avvenga mentre i suoi ex-compagni Bernard Sumner e Peter Hook litigano a mezzo stampa per dividersi quel che resta dei New Order, la band nata dalle ceneri dei Joy Division: così la colonna sonora di “Control” contiene quelle che probabilmente saranno le ultime incisioni assieme dei New Order, ma questa è un'altra storia.

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Per capire la storia dei Joy Division bisogna invece partire da qua, da “Unknown pleasures”, dalla sua enigmatica copertina nera (firmata da Peter Saville, che segnerà l'immagine della band e dei New Order, con le sua grafica) e soprattuto dalla sua musica. Che oggi come allora è davvero grande, sia quando unisce il punk ai primi accenni di elettronica in “She's lost control”, sia quando indugia in atmosfere decadenti e opprimenti come in “Day of the lords” o “Candidate”: una musica davvero ancora attuale.
Queste ristampe, molto curate nell'estetica e nel packaging, poco aggiungono sul versante musicale, già ampiamente saccheggiato in passato. Così tutte includono un secondo CD con un concerto live del periodo. Quello di “Unknown pleasures” è un live alla Factory di Manchester del 1979, quelli di “Closer” e “Still” sono del 1980. L'operazione è filologicamente corretta, ma di scarso interesse in sé, perché si tratta di registrazioni amatoriali – qualità da bootleg, o poco più – e in un caso addirittura già pubblicate nel box “Heart and soul”.
Insomma: questo CD è da avere a tutti i costi. La scusa non è il materiale aggiuntivo, ma il disco in sé, la sua importanza storica e la sua bellezza ancora attuale.

(Gianni Sibilla)

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