Dente racconta il nuovo album: 'Via la chitarra acustica, alla ricerca della contemporaneità'

Il cantautore fidentino si racconta in questa intervista, presentando il suo nuovo album, intitolato semplicemente "Dente".
Dente racconta il nuovo album: 'Via la chitarra acustica, alla ricerca della contemporaneità'

I cambiamenti possono spaventare, ma sono anche delle meravigliose opportunità. Ne è sicuro Dente, convinto dell’importanza di affrontare ogni volta nuovi passi per non restare ingabbiati in un pericoloso immobilismo. Si è così preso il tempo necessario per fermare un momento della sua vita attraverso uno sguardo differente, meno incline ai giochi di parole eppure del tutto riconoscibile. Per questo si è imposto un salutare esercizio di scrittura, lasciando da parte la chitarra acustica in favore di quella elettrica come del pianoforte. In uscita con un nuovo disco di inediti, intitolato semplicemente con il suo nome, il cantautore fidentino racconta a Rockol le tante prime volte di un album in cui ha voluto mettere bene in vista la sua identità, fin dalla copertina.

Un nuovo album che porta il tuo nome ed esce il giorno del tuo compleanno: cosa rappresenta per te?
È importante perché volevo soprattutto che fosse un album molto identitario, poi la data del compleanno è stata casuale in realtà: dato che doveva uscire in questo periodo, ho solo colto l’occasione. Quello che mi premeva è che mettesse bene in vista che questo sono io. Non solo perché nei testi parlo tanto di me, ma anche perché è un disco differente dai precedenti, sia all’ascolto sia nell’approccio che ho avuto nel farlo. Mi piaceva questa rappresentazione di un album diverso ma altrettanto molto mio, per questo ho voluto dargli una connotazione visiva altrettanto forte.

È un disco di prime volte?
È un disco pieno di prime volte: per come è stato fatto e per come è stato scritto. La cosa che accomuna questi aspetti è proprio quello delle prime volte.

Ha avuto una lavorazione piuttosto lunga, uscivi da un periodo non semplice?
Di grande confusione in realtà…

Cosa è successo a Dente negli ultimi anni?
Non sono sparito, né ho guardato il soffitto in questi anni: il mio precedente album è uscito a ottobre 2016, al quale poi è seguito un lungo tour, poi un altro con Guido Catalano e quindi ho iniziato a lavorare a questo disco.

La differenza è stata nella gestazione e nella realizzazione dell'album, per me molto più lunga del solito perché ci sono state due fasi distinte. Avevo già fatto una quindicina di pezzi, arrangiati e registrati nel mio studiolo. I miei collaboratori di allora però mi hanno proposto di scrivere ancora, senza fretta. Non è stato semplice, ma alla fine ho seguito il consiglio: ho scritto ancora e ancora, anche in modo diverso dal solito, imponendomi di farlo come non avevo mai fatto.

Un allenamento?
Una sorta di allenamento che ho sempre rifiutato di fare perché mi dava l'idea di essere una cosa poco naturale. Di solito scrivevo quando mi veniva voglia di farlo e non per obbligo. Certo, nemmeno questa volta sono stato obbligato, però me lo sono imposto come esercizio, ed effettivamente devo ammettere che ha funzionato. Proprio come un esercizio fisico si tratta di un tipo di allenamento che nella scrittura funziona. Mi sono messo a scrivere tanto e sono uscite fuori moltissime cose che ho tenuto. Certo, può anche succedere di scrivere qualcosa non proprio convincente e di buttarla via, ma quel consiglio mi ha aiutato.  Alla fine è una cosa che fanno in tanti, anche se non lo diresti. Il famoso esempio è quello di Nick Cave che si mette in ufficio e scrive le canzoni. La cosa importante per me è poi uscire dall'ufficio con delle canzoni che non sembrino scritte in un ufficio. 

Si direbbe che tu abbia voluto cambiare anche il modo di scrivere le canzoni, è così?
È stato molto naturale perché è andato di pari passo con gli ascolti che ho fatto negli ultimi tempi. Cose che hanno iniziato a girarmi per la testa e a girare nel mio giradischi. C'è stato un grande punto e a capo nella musica in generale, sia in Italia che nel mondo. Io appartengo a una generazione che ha avuto una grandissima influenza dal passato, forse anche troppo, come esempio e come modello. Passato che però non sarebbe mai stato possibile superare. Tante volte mi son sentito dire: “Sì, sei bravo, però…”. E questo alla fine non fa che creare un certo disagio, non perché penso di essere più bravo, ma perché è come se nell'aria ci fosse sempre questo trascorso che non potrà mai essere raggiunto.

E quindi tutto quello che è arrivato dopo ha sempre avuto un termine di paragone.
Esatto, quindi pacca sulla spalla e via. Oggi invece c'è una nuova generazione che ha fatto uno scarto di lato, senza termini di paragoni col passato, e questa cosa al cantautorato può fare del bene. 

La chitarra acustica perciò ti è sembrata una costrizione?
La chitarra acustica è sempre stata associata ai cantautori degli anni Settanta. E quindi l'ho tolta perché ho voluto togliere un pilastro portante di me, per capire cosa poteva succedere. Anziché aggiungere cose, ho provato a eliminarle. Senza, ho visto se le cose stavano ancora in piedi: questa è la prima volta che in un mio disco, infatti, non c'è la chitarra acustica.

L’ironia stavolta ha lasciato il posto a riflessioni più profonde, è una questione di maturità?
Ci sta, di giochi di parole, ad esempio, ce ne sono molti di meno. Perché si è arrivati a un abuso nella musica italiana di questo tipo di linguaggio e a me, essendo un bastian contrario di natura, è venuto d'istinto evitarlo, nonostante continui poi a usarlo nella vita come ho sempre fatto. Nello scrivere le nuove canzoni mi è venuto meno. Parlo di altro, e di riflessioni su di me ce ne sono. Continuo a essere ironico, però in questa fase qui mi è venuto da ironizzare di meno su me stesso.

C'è uno sguardo spesso rivolto al passato, agli amori e alla vita in provincia. Ti sembra di esserti lasciato qualcosa alle spalle?
Mi sento sereno da quel punto di vista. Non mi manca quella vita perché sono contento di aver fatto tutto quello che ho fatto. E anche per questo, ritornando all'idea del treno, mi ha fatto molto bene prenderne uno. Sono felice di tutte le cose che ho fatto, anche di salire su un treno e decidere di cambiare vita. Altrimenti non sarei qui.

In ogni carriera di un cantautore ci vuole sempre un disco poco compreso e uno omonimo. Quindi cosa arriverà dopo?
Un disco postumo! Speriamo il più tardi possibile.

(Marco Di Milia)

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