Coronavirus, più di 10 milioni di danni al settore live a causa dello stop ai concerti

Assomusica fa il punto sulle ripercussioni causate dall'emergenza sanitaria sulla filiera della musica dal vivo: 'La vendita dei biglietti si è completamente fermata'
Coronavirus, più di 10 milioni di danni al settore live a causa dello stop ai concerti

L'ordinanza con la quale le regioni di Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna e Friuli hanno imposto - al momento fino alla prossima domenica, primo marzo - lo stop agli spettacoli musicali dal vivo per arginare il contagio da Coronavirus è costata al comparto degli spettacoli live 10,5 milioni di euro: a comunicarlo è Assomusica, l'associazione di categoria che raggruppa le imprese italiane attive nell'organizzazione di concerti.

Come osservato in una nota diffusa nel pomeriggio di oggi, mercoledì 26 febbraio, dal presidente di Assomusica Vincenzo Spera - che interpellato da Rockol la scorsa domenica aveva assicurato di volersi attenere, insieme ai suoi associati, alle disposizioni delle autorità - a subire le ripercussioni del provvedimento emanato per fronteggiare l'emergenza sanitaria non saranno solo impresari e promoter, ma anche l'indotto aggregato al settore, che - sempre secondo le stime - patirà mancati introiti per circa 20 milioni di euro:

"La vendita dei biglietti si è completamente fermata, non solo nelle Regioni dove sussiste l’emergenza, ma a livello nazionale, a causa della situazione di panico dilagante. Ad oggi, per un primo periodo, si stima una perdita di circa 10,5 milioni di euro per i soli spettacoli di musica (dati elaborati da Assomusica su stime fornite da TicketOne). Si stima inoltre una conseguente ricaduta di almeno 20 milioni di euro sulle città che avrebbero dovuto ospitare gli eventi. E' evidente che quello della musica dal vivo sia uno dei settori più deboli sotto questo punto di vista, perché non dispone di alcun tipo di contribuzione e si trova a dover fronteggiare tutta una serie di difficoltà che gli altri settori dello spettacolo non hanno. Abbiamo scritto al Presidente del Consiglio e ai Ministri interessati per sottolineare la gravità della situazione, dato che rappresentiamo uno dei settori più colpiti dalla presente emergenza e constatiamo che non ci sono ancora strumenti che sembrano tener conto della nostra realtà. Il rischio, in particolare, è che molte delle società e dei promoter attivi soprattutto sui territori locali e regionali subiscano un rapido crollo. Teniamo presente, inoltre, che la musica popolare contemporanea è uno dei maggiori veicoli di ricaduta economica nel nostro Paese per quanto riguarda il turismo e le realtà alberghiere e di ristorazione. Basti pensare che ogni anno portiamo a Milano oltre 1 milione di persone da fuori regione, per passare ai 500 mila spettatori che arrivano ogni anno a Verona e così via nelle varie realtà"

Al momento non si hanno notizie di provvedimenti allo studio per arginare la sofferenza del settore a livello nazionale: come già riportato da Rockol nella giornata di ieri, martedì 25 febbraio, il consiglio regionale della Lombardia - la regione più colpita dai contagi da Covid-19, nonché quella che, stando ai dati riferiti da SIAE nell'annuario riferito al 2018, offre la maggiore concentrazione di spettacoli in Italia - ha approvato una mozione rivolta alle attività produttive e commerciali colpite dall'ordinanza che prevede, tra le altre cose, "sostegno alle istituzioni, alle attività e agli operatori del settore culturale e artistico, oggetto delle azioni restrittive".

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