'Tutti Amano Fred', storia e gloria di Buscaglione in 5 CD

Vi raccontiamo qualcosa di “A Tutti Piace Fred”, il cofanetto antologico dedicato a Fred Buscaglione, il “wannabe americano”.
'Tutti Amano Fred', storia e gloria di Buscaglione in 5 CD

Un “wannabe americano”, secondo una moderna interpretazione di Dente. Niente di più vero, eppure se in Italia c’è stato un artista che per primo ha sdoganato nel Paese l’immaginario di un'America che non era solo opportunità di fuga dalla miseria, questo non può essere che Fred Buscaglione. A sottolineare l’importanza che il cantante, attore e polistrumentista ancora mantiene nel nostro panorama musicale a sessant’anni dalla sua tragica scomparsa - avvenuta in un drammatico incidente stradale a Roma la notte del 3 febbraio 1960 - arriva ora la pubblicazione del cofanetto antologico “A Tutti Piace Fred”.

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Un box di cinque cd con tutto il percorso musicale del simpatico spaccone piemontese, tre dei quali con la rimasterizzazione di brani iconici come “Che bambola”, “Buona sera signorina”, “Porfirio Villarosa”, “Noi duri”, “Che notte” e ovviamente “Eri piccola così” accanto a tracce meno conosciute ma di certo capaci di delineare l’attitudine scanzonata di un musicista precursore dei tempi, abile violinista e appassionato di jazz e swing. Il quarto disco presenta il tributo “Lo Ricorderemo Così”, riedizione di un raro spoken album del 1960 con la voce narrante di Leo Chiosso, storico socio e paroliere di Fred, che, pochi mesi dopo la perdita dell’amico gli rende omaggio mettendo insieme commenti e curiosità di una vita breve ma ricca di successo. Completa infine la raccolta una selezione di cover, interpretate sia da voci storiche che dai nomi più rappresentativi della scena attuale, da Mina e Ornella Vanoni a Brunori Sas, Paolo Benvegnù, Lo Stato Sociale, Bugo e lo stesso Dente, a rimarcare come quel messaggio di spregiudicata leggerezza ormai antica nel tempo sia ancora l’irripetibile manifesto di un'Italia prossima al boom economico.

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Giocchino Lanotte, docente di Storia Contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e autore del saggio “Fred Buscaglione. Cronache swing dagli anni ’50”, intervenuto alla presentazione della raccolta nelle sale da ballo dello Spirit de Milan, ha tracciato un quadro sincero dell’avventura umana e artistica di Buscaglione, precisando quanto sia stato essenziale il solco tracciato nel costume del Belpaese nel dopoguerra. Ricercatore sull’uso storiografico della canzone, lo studioso ha analizzato quelle canzoni, divertenti e leggere, osservandone nei testi le cronache inconsapevoli di un’epoca portatrice di grandi venti di cambiamento, sia a livello sociale che culturale. Pur con una parabola breve, Fred si colloca come una vera figura di rottura di un’Italia in bianco e nero che si trascinava ancora addosso i segni della distruzione ma già intenta nella difficile ricostruzione dopo il disastro del conflitto mondiale.

Partito militare durante la guerra e assegnato a una guarnigione di stanza in Sardegna, il giovane cantante non ha mai perso il proprio guizzo, nemmeno quando è stato preso in consegna dagli americani, per i quali ha poi iniziato a organizzare spettacoli imitandone le caratteristiche. Con il successivo ritiro delle truppe e l’avvio di una proficua collaborazione con Chiosso, la fascinazione vissuta in prima persona del sogno americano è stata convertita, da vero pioniere del genere, a uso e consumo di un popolo desideroso di accogliere questa nuova “american way of life” che di fatto trasforma strumenti della tradizione quali chitarre, mandolini e fisarmoniche in orchestre jazz e Ferdinando Buscaglione da Torino nel suo alter ego Fred, in completo gessato, brillanti e baffetti d’ordinanza.

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Un gangster da varietà, forgiato al ritmo di centinaia di concerti per le balere di mezza Europa, in grado di conquistare nel 1956 con il brano “Che bambola” un successo da un milione di copie vendute in un’epoca in cui la promozione discografica e le strategie commerciali erano ancora tutte in divenire. Buscaglione è diventato così il primo idolo della nuova musica leggera, quando non esistevano neppure le classifiche e i supporti erano quelli fragili e poco malleabili dei 78 giri. La sua ascesa al mito con “Whisky facile” ha consegnato alla televisione italiana un personaggio sornione dai connotati macchiettisticamente americani a metà tra Al Capone e Clark Gable, duro sì ma dal cuore tenero, capace di sopravvivere con la propria immagine ancora di più del suo repertorio.

In un mondo fittizio di locali di quart’ordine e di pupe mozzafiato, Buscaglione racconta di nottate epiche, avventure alcoliche e scazzottate da orbi con Buck la Pasta, Jack Bidone, i fratelli Bolivar e Billy Carr. Il resto sono le “sei mascelle rotte” cantate in “Che notte”, con il piglio di chi ha davvero intenzione di lasciare il segno, non solo con “un sinistro che è un quintale”, ma ancora di più con una vena creativa che mescolava le letture noir di Leo Chiosso e l’attitudine da gran canaglia di Fred in una miscela esplosiva, alimentata a colpi di “whisky e gin”. Giorgio, figlio di Leo, intervenuto telefonicamente, ha infatti ricordato la diversità di una proposta musicale in grado di rompere gli schemi, abbracciando quei canoni dello swing mascalzone e insieme brioso così distanti dal classico bel canto in voga all’epoca. Così anche Dente, che prima di intonare la sua versione di “Guarda che Luna” ha affermato quanto la musica di Fred sia in realtà ancora un punto di riferimento importante per la mitologia che ha generato, nonostante un salto di oltre mezzo secolo. Uno scambio generazionale di idee d’America che ha avuto origine proprio negli anni in cui Buscaglione faceva breccia con quel tipo di cultura. “Un brano come “Il dritto di Chicago” non era solamente un pezzo buffo all’ascolto, ma trasmetteva anche una personalità artistica molto forte”, ha ribadito il cantautore emiliano. Se adesso si possono scrivere canzoni in cui si parla di uscire a bere due birrette è possibile anche perché c’è stato chi per primo ha osato farlo in anni in cui era piuttosto rischioso, anticipando di slancio tempi e mode.

(Marco Di Milia)

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