Festival di Sanremo: la discografia chiede più soldi alla RAI

Le associazioni di categoria in pressing perché vengano rivisti i rimborsi accordati dal servizio pubblico agli artisti in gara
Festival di Sanremo: la discografia chiede più soldi alla RAI

L'industria discografica italiana sta facendo pressione affinché la RAI riveda i rimborsi erogati dall'emittente di stato agli artisti in gara al Festival di Sanremo: come spiegato da Andrea Secchi su Italia Oggi, il regolamento dell'ultima edizione della manifestazione canora prevedeva contributi da 54mila euro per i concorrenti nella categoria Big e da 22mila per le voci in gara nella categoria Giovani. Alla luce dei buoni risultati in termini di ascolti, e soprattutto come raccolta pubblicitaria (in crescita di oltre il 19% rispetto all'anno passato, con un utile netto per l'edizione 2020 di 20 milioni di euro), l'industria discografica ha chiesto che gli importi vengano rivisti.

"Nell'era delle opportunità offerte dalla streaming, la RAI non può pensare a Sanremo come a una vetrina", ha spiegato il presidente di FIMI Enzo Mazza, al quale ha fatto eco il segretario generale dell'associazione di Produttori Musicali Indipendenti - PMI Luca Barone: "Le vendite relative al Festival valgono l'1-1,5% del fatturato annuo, mentre le etichette investono per anni prima di proporre un loro cantante. Il Festival è un do ut des, ma deve realmente essere tale".

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