Kurt Cobain, un autorevole patologo forense sostiene la tesi dell'omicidio

Cyril Wecht illustra la sua tesi secondo cui il frontman dei Nirvana non si sia tolto la vita, ma sia stato ucciso
Kurt Cobain, un autorevole patologo forense sostiene la tesi dell'omicidio

Nel 1994 ci lasciava, all’età di 27 anni, il frontman dei Nirvana. Il corpo esanime di Kurt Cobain fu trovato nella sua casa di Lake Washington (Seattle) l’8 aprile 1994 - con tutta probabilità tre giorni dopo la morte. Stando ai risultati dell’autopsia, Cobain si era iniettato una forte dose di eroina, prima di togliersi la vita con un colpo di fucile autoinflitto alla testa. Oltre all’arma da fuoco trovata vicino al corpo di Cobain, venne ritrovata anche una lettera d’addio scritta dal leader della band di “Nevermind”.
Dalla morte di Kurt Cobain sono circolate diverse teorie secondo cui il frontman della formazione di Seattle non si sarebbe suicidato ma sarebbe stato vittima di un omicidio.

A margine di una recente intervista per il Santa Monica Observer, l’autorevole patologo forense Cyril Wecht - che durante la sua carriera ha esaminato più di 20.000 casi ed è stato coinvolto in altre 40.000 autopsie, oltre a essere noto per aver analizzato nel 1972 le prove dell’assassinio di John F. Kennedy e aver criticato l’esito della Warren Commission riguardante la morte del trentacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America - ha illustrato la sua tesi secondo cui Kurt Cobain non si sia tolto la vita, ma sia stato ucciso.

Il dottor Wecht - il quale, esaminando il rapporto dell'autopsia, i rapporti investigativi della polizia, diverse fotografie e interviste, ha contribuito al documentario del 2015 “Soaked in Bleach” che cerca di ricostruire la morte di Kurt Cobain partendo dalle teorie che vedrebbero il frontman dei Nirvana vittima di un omicidio - ha sottolineato nell’intervista con Nina Daniels che un uomo con un elevato tasso di eroina in corpo, come rivelato dai risultati dell’autopsia di Cobain, non sarebbe stato in grado di fare ciò che, secondo le autorità, avrebbe fatto la voce di “Smells like teen spirit”.

“Non ha alcun senso dal punto di vista fisiologico, neurologico o psicologico”, ha detto il patologo forense statunitense e ha proseguito: “Numero uno, che si sarebbe iniettato una quantità così elevata di eroina e poi avrebbe preso tutto il necessario usato per iniettarsi la dose, lo avrebbe pulito e rimesso con cura in uno speciale astuccio: l'ago, la siringa e poi metterli da parte e nello stato di beatitudine e appagamento - il motivo per cui i tossicodipendenti assumono queste sostanze - prendere il fucile e spararsi. È assurdo. La maggior parte dei tossicodipendenti muore con l'ago ancora dentro, il laccio emostatico sul braccio o l'ago e la siringa accanto a loro. Oppure si riprendono dopo uno stato di incoscienza. Oppure vengono rianimati se qualcuno accorre sulla scena.”

Un altro aspetto a non convincere Cyril Wecht sulla teoria che Cobain si sia suicidato, ha detto il patologo al Santa Monica Observer, sarebbe la posizione in cui è stato ritrovato il fucile. Wecht ha sostenuto che se Kurt Cobain si fosse realmente sparato l’arma da fuoco non sarebbe dovuta essere nella posizione in cui è stata ritrovata. Questo però, ha detto il patologo forense, ha fatto luce su un altro problema del caso. Cyril Wecht, infatti, ha sottolineato che a tempo debito non erano state effettuate indagini adeguate sulla scena e la morte di Cobain era stata classificata come un caso di suicidio in modo frettoloso.

Il patologo forense, durante l’incontro con Nina Daniels, ha inoltre sostenuto che il caso della morte del frontman dei Nirvana sarebbe da riaprire e le prove dovrebbero essere esaminate di nuovo.

Più volte Cyril Wecht si è espresso contrario alla teoria secondo cui Cobain si sia suicidato, non solo collaborando al documentario di Benjamin Statler, ma illustrando la sua teoria in diverse occasioni e a margine di numerose interviste.

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