Il grande show degli Slipknot a Milano, uno sfogo di rabbia contro i propri demoni

La band dello Iowa, di scena ieri sera al Forum di Assago, offre uno spettacolo tutto sommato all'altezza delle aspettative - nonostante i problemi di audio iniziali che giocano a sfavore della resa vocale di Corey Taylor

Il grande show degli Slipknot a Milano, uno sfogo di rabbia contro i propri demoni

Gli ultimi dieci anni per gli Slipknot non sono stati facili. Oltre alla morte del bassista Paul Gray, avvenuta nel 2010, la band dello Iowa ha dovuto far fronte a diversi problemi e a continui cambi di formazione - l’ultimo dei quali caratterizzato dall’uscita dal gruppo di Chris Fehn nel 2019 dopo una brutta rottura.
Corey Taylor e soci però, di scena ieri sera 11 febbraio a Milano, arrivano al Forum di Assago dopo aver dato alle stampe l’album “We Are Not Your Kind” - uscito il 9 agosto 2019 - disco con il quale la band ha dimostrato di aver ancora qualche colpo buono da sparare, dopo essere sopravvissuta evitando l’implosione.
Il concerto italiano degli Slipknot porta in scena proprio la rabbia e il disagio emersi dal sesto album del gruppo heavy metal di Des Moines che, con alle spalle anni di esperienza, si conferma come una garanzia quando si tratta di grandi show.

Dopo i Behemoth - che hanno aperto la serata con un set caratterizzato da un'atmosfera dal sapore quasi gotico e un sound brutale - le luci del Forum di Assago si abbassano di nuovo e la playlist di sottofondo propone il brano “For Those About to Rock (We Salute You)” degli AC/DC: è il segnale che il concerto di Corey Taylor e soci sta per iniziare.
Al suono di uno scoppio il telone con la scritta Slipknot, che copre la scena, viene come risucchiato e sparisce. Mentre in sottofondo risuonano ancora le note di “Insert Coin” - traccia introduttiva dell’ultimo album della band - i nove componenti della formazione di Des Moines prendono il loro posto sul palco. La scenografia è imponente - caratterizzata da effetti di luce, immagini video proiettate sui megaschermi che cambiano continuamente per seguire la narrazione delle canzoni e da ventilatori posti sullo spazio scenico - e sembra ricreare una via di mezzo tra un edificio abbandonato, costituito da più piani, e un’altra dimensione.

Jay Weinberg alla batteria, posta al centro della scena su una pedana rialzata, apre le danze scandendo l’intro di “Unsainted”, strutturato su un tempo lento e un coro angelico, prima di martellare un suono più feroce su cui si inseriscono le percussioni di Shawn Crahan e Tortilla Man - entrato nella band per sostituire Chris Fehn - che occupano due torrette posizionate ai lati del palco. Corey Taylor intona con voce pulita i primi versi della canzone ma cambia subito registro per dare sfogo al suo growl cavernoso mentre Jim Root e Mick Thomson si lanciano in pesanti riff di chitarra.

Il suono degli strumenti musicali degli Slipknot - compreso quello del basso di Alessandro Venturella e dei synth e delle tastiere di Craig Jones - emerge perfettamente, ma a causa di qualche problema di audio iniziale la voce del frontman sembra a tratti assente ed è un peccato. Fortunatamente, questa difficoltà tecnica sembra risolversi per uno dei pezzi più attesi dal pubblico, “Nero Forte” - tratto da "We Are Not Your Kind" - suonato dal gruppo dopo aver proposto un paio di canzoni estratte dai primi due album della band, ovvero “Disasterpiece”, la cui resa dal vivo è fortissima, e “Eeyore”.

Durante lo show Sid Wilson abbandona spesso la sua postazione per contribuire alla resa teatrale del concerto; quando non è impegnato a marchiare i pezzi con i suoi scratch, il dj degli Slipknot si diverte a ballare su un tappeto mobile, correre da una parte all’altra del palco e interagire con gli altri del gruppo. La componente visiva è uno degli elementi principali del grande freak show targato Slipknot, il cui segno distintivo sono da sempre le maschere che, cambiando ciclicamente, rappresentano l’evoluzione dei demoni e delle paure di ogni musicista della band. Alla riuscita dello spettacolo partecipano gli stessi “maggots” - così sono stati battezzati da Shawn Crahan i fan degli Slipknot, visti come vermi che si nutrono delle peggiori cose prima di trasformarsi in farfalle - che non si risparmiano a pogare e dare vita a balli primitivi sotto al palco. Dopo l’esecuzione di uno dei brani più amati del gruppo, “Before I Forget” - in cui i lancia fiamme sulla scena sparano fuoco seguendo il ritmo del ritornello - e di “New Abortion” e “Psychosocial”, il parterre si trasforma in un girone infernale mentre viene proposto il pezzo “Solway Firth”. Le prime file improvvisano stage diving e il pubblico sputa fuori i propri mostri cantando a squarciagola. Durante il concerto la ferocia della musica metal e dei testi delle canzoni della band porta il pubblico a guardare negli occhi i propri demoni e a far fronte alla tristezza, alla rabbia, alla disperazione e all’orrore - che sono gli stessi elementi che turbano gli Slipknot e che ogni componente del gruppo, portando una maschera, indossa direttamente sulla propria faccia.

In uno dei tanti momenti in cui il leader degli Slipknot intrattiene il pubblico, dando prova delle sue capacità da frontman - gli elogi rivolti ai fan da Corey Taylor, e qualche imprecazione urlata in italiano, fomentano ulteriormente i maggots che fin dall'inizio del live non si risparmiano e la loro partecipazione è un modo per ringraziare la formazione dello Iowa del grande show presentato a Milano.

La scaletta passa a rassegna sia pezzi più recenti sia successi passati degli Slipknot. Tracce tratte dall’album “We are not your kind”, come “Birth of the Cruel”, si mescolano a brani di album meno recenti - un esempio sono i pezzi “Vermilion” e “Duality” dal disco “Vol. 3: (The Subliminal Verses)” del 2004 - e canzoni del primo album eponimo della band dello Iowa come “Eyeless”. Corey Taylor e soci festeggiano i vent’anni dall’uscita di “Slipknot” del 1999 soprattutto durante i bis. Il momento conclusivo del concerto, infatti, si apre con la traccia strumentale “742617000027” - il cui titolo fa riferimento al codice a barre del demo autoprodotto degli Slipknot “Mate. Feed. Kill. Repeat.” del 1996 - e propone “(sic)” e “Surfacing”, oltre al pezzo “People = Shit”.

Quando tutti i componenti della band abbandonano la scena per il pubblico è l'ora di tornare alla normalità, uscire da quella dimensione in cui gli Slipknot hanno trascinato il proprio pubblico durante tutto il live, uno spettacolo tutto sommato all'altezza del gruppo e delle aspettative dei fan - nonostante i problemi di audio iniziali.

(Elena Palmieri)

Scaletta:
For Those About to Rock (We Salute You) - AC/DC  (registrata)
Insert Coin (registrata)
Unsainted
Disasterpiece
Eeyore
Nero Forte
Before I Forget
New Abortion
Psychosocial
Solway Firth
Vermilion
Birth of the Cruel
Wait and Bleed
Eyeless
All Out Life
Duality

Bis:
742617000027 (registrata)
(sic)
People = Shit
Surfacing
'Til We Die (registrata)

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