Sanremo 2020, il meglio e il peggio della serata delle cover

Le nostre pagelle al Festival, terza puntata: cosa è funzionato e cosa no, nella serata dedicata alla storia del Festival

Sanremo 2020, il meglio e il peggio della serata delle cover

Una serata celebrativa o una serata distruttiva? La terza serata del Festival quella con 24 cover dei suoi 70 anni, è proceduta finalmente con grande ritmo fin dall'inizio. Ma le note positive si fermano qui, o quasi. Perché si è comunque terminato quasi alle 2, con un interminabile intervento di Benigni di oltre mezz'ora. La prima parte soprattitto distruttiva, con cose buone sulla carta ma molto meno in pratica, arrangiamenti e versioni azzardate, quando non completamente scentrati. Decisamente meglio la seconda parte, con alcune chicche.

Ecco cosa ci ha coinvinto e cosa no, nella serata del giovedì del 70° Festival di Sanremo - qua invece la classifica finale

Il meglio della serata
"E se domani" nella versione di Raphael Gualazzi e Simona Molinari è un raggio di luce in un inizio a tutto trash. Bella la versione rap-rock di "Spalle al muro" di Renato Zero fatta da Anastasio e PFM (pur con qualche stonatura di Franz Di Cioccio). Il girl power di Levante, Francesca Michielin, Maria Antonietta per "Si può dare di più": un'altra delle (poche) cose più contemporanee e attuali di quest'anno.  O la cover di "Luce" di Elisa, fatta da Rancore, Dardust, La Rappresentante di Lista: tre mondi lontanissimi tra loro che s'incontrano e creano una mega galassia.  Notevole infine il doppio omaggio di Achille Lauro a David Bowie (nell'outfit) e a Mia Martini ne "Gli uomini non cambiano", cantata splendidamente con Annalisa. Bella anche la versione punk di “Cuore matto” di Pelù: peccato che il regista si perda il video con il cameo di Little Tony.
Stupenda la versione camp di "24mila baci" di Diodato con Nina Zilli e una coreografia volutamente sopra le righe. Diversissima ma altrettanto bella la versione fado di "Piazza grande" di Tosca con Silvia Perez Cruz: vittoria meritatissima.

Il peggio della serata
Le prime cover di serata hanno fatto vedere di tutto: un Vasco riletto in chiave pro-sardine da Junior Cally e i Viito un po' fuori tempo (ma il rocker approva). Una "Vacanze romane" troppo elettronica che, nella versione di Masini e Arisa perde l'eleganza dell'originale. Per la serie "sulla carta era meglio", anche il medley dei Pinguini, molto tattici e poco nucleari. 8 canzoni in 4 minuti erano una buona idea, ma il rischio karaoke si è concretizzato quasi subito. La tanta chiacchierata cover di Morgan e Bugo di  "Canzone per te" (Endrigo) è stata poca cosa. Morgan fa tropppe cose assieme: suona il piano, dirige l'orchestra, e si perde. Bugo è a disagio. Fuori fuoco anche Riki ne "L'edera" con Ana Mena. Gabbani vestito da astronauta per "L'italiano": anche no, grazie. Era meglio la scimmia. Sul resto, stendiamo un velo pietoso.

Soprattutto una considerazione finale: perché questa sera conta nella classifica, che dovrebbe premiare le canzoni inedite? Per dirla con le parole di Eddy Anselmi, grande esperto del Festival e dei suoi meccanismi: "Questa sera conta un quarto della classifica del festival. Che è come se a metà del primo tempo di un incontro di calcio montassero i canestri e giocassero a pallacanestro per 20 minuti"

Ecco il commento del caporedattore di Rockol Gianni Sibilla

Dall'archivio di Rockol - Duccio Forzano racconta la regia del Festival
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