A proposito di fake streams (2/2)

Dai numeri falsi ai danni sulla filiera. La campagna a favore di una rendicontazione “user centric”

A proposito di fake streams (2/2)

(… continua)

Il volto nascosto dietro a un passamontagna, occhiali scuri inforcati e voce camuffata: così lo spacciatore digitale si presentava pochi mesi fa davanti alla telecamera di Y-Kollektiv, piattaforma video e TV tedesca la cui intervista a un truffatore di stream ha mosso un po’ le acque.

L’anonimo spacciatore digitale, in quell’occasione, dichiarava di avere accesso a un numero di streaming account compreso tra i 150.000 e i 250.000. E, precisando che ad avvalersi dei suoi servigi sono per lo più gli entourage di notissimi artisti, candidamente rivelava che la frode gli frutta intorno ai 100.000 euro al mese.

 

Non importa quale metodo o tecnica siano adottati per generare fake streams. Contano l’immediato e indebito vantaggio per il truffatore e, soprattutto, il tossico effetto domino che sortisce sulla intera filiera.

L’effetto domino comincia con le classifiche falsate, le cui conseguenze principali sono due: l’alterazione delle quote di mercato, e quindi delle royalties retrocesse, e l’ingigantimento dell’immagine e della reputazione dell’artista.

Partendo da questa seconda fenomenologia, quella sensazione da “bigger than life” fa danni veramente grossi. Quando agli streaming account non corrispondono singole teste – spettatori, ascoltatori, fans, clienti: audience e pubblico, insomma - l’unico auspicio è che l’altarino venga scoperto prima che sia troppo tardi.

Troppo tardi, ad esempio, per emendare un ricco contratto influenzato da numeri inventati.

Oppure troppo tardi per arrestare un processo di marketing creato per funzionare intorno a una rockstar che non esiste.

O, magari, troppo tardi per riflettere sulla strategia di live booking più appropriata: ma aveva proprio senso aspettarsi che milioni di stream potessero riempire gli stadi?

 

Tornando alla prima conseguenza dell’effetto domino, si nota come il tema dei fake streams sia contiguo alla questione delle modalità di remunerazione degli artisti. Una questione che, di recente, è diventata di stretta attualità con la protesta che un gruppo di artisti tedeschi ha  indirizzato alle major con una petizione che chiede di cambiare le regole sulla rendicontazione. Il passaggio dal cosiddetto “shared pool” a un modello “user-centric” è al cuore della loro richiesta.

Tradotto in un italiano passabile, gli artisti chiedono che le remunerazioni non dipendano dalle quote di mercato ma che rispecchino un conteggio analitico e preciso dei singoli plays riconducibili a tutti gli abbonati alle piattaforme. E l’industria non è esattamente sorpresa dalla rivendicazione. Il 20 giugno 2019, grazie all’incessante stimolo della ICMP (Confederation of Music Publishers), associazioni come IFPI e RIAA, major come Sony, Universal e Warner, DSP come Amazon, Deezer e Spotify, publisher come Kobalt e Sony/ATV hanno sottoscritto e pubblicato un codice di comportamento teso a combattere la piaga dei fake streams. Positivo che i firmatari abbiano esplicitamente riconosciuto l’esistenza di un problema di cui tutti sono potenzialmente parte. Deludente, però, che il codice, non abbia alcun valore legale e non produca obbligazioni, limitando l’impegno dei firmatari a un’indicazione blanda di buone pratiche e raccomandazioni rivolte a provider e etichette (monitoraggio, segnalazioni di frodi etc.). Peggio: per dare concretezza all’impegno l’industria non si è dotata di un budget.

Se il codice fosse legge, vorremmo poterci aspettare che i brani saliti in classifica in modo fraudolento fossero colpiti da penalizzazioni comminate ai colpevoli sia in termini di posizioni in classifica sia pecuniari.

Ma anche se siamo ben distanti da cotanti obiettivi, c’è comunque un lavoro molto utile da portare avanti da subito: riguarda l’affermazione di report pubblici e trasparenti che indichino in modo inequivocabile la provenienza dei brani registrati.  Il cosiddetto sistema user-centric va in questa direzione.

 

Quello in vigore attualmente è un sistema di licenza “service-centric”, in base al quale le royalties vengono pagate secondo la quota degli stream mensili generati da un artista in tutta la piattaforma. Significa che generando l’x% dei plays complessivi sul servizio, è riconducibile all’artista l’x% del totale delle royalties spettanti alla platea degli aventi diritto. Un sistema user-centric, invece, comporta che all’avente diritto vengano pagate royalties in base ai “suoi” stream generati da ogni singolo abbonato.  Passare da un compenso basato sulle quote di mercato complessive ad uno basato sugli ascolti individuali cambierebbe i conteggi e disincentiverebbe i fake streams. Facciamo un esempio super-semplificato.

Poniamo che la piattaforma di streaming Alfa conti su un parco abbonati di tre iscritti, tutti paganti 10 euro al mese. L’incasso complessivo di 30 euro mensili genererebbe una torta ripartita così: 9 euro a Alfa (il 30% dovuto al provider) e 21 euro da dividersi tra gli aventi diritto. Ora poniamo che i tre abbonati A, B e C abbiamo gusti diversi e, per ulteriore amore di semplificazione, che tutti ascoltino solo un artista preferito diverso: A ascolta X, B ascolta Y e C ascolta Z. Ma A è (almeno apparentemente) un power user: in un mese genera 600 streams, il doppio dell’utente medio B, che genera 300 streams al mese, e sei volte tanto quanto genera C, che è un abbonato meno assiduo da 100 streams al mese. Complessivamente, quindi, generano sulla piattaforma Alfa 1000 stream mensili, originando quote di mercato del 60% per X, del 30% per Y e del 10% per Z. Bene: con il modello service-centric 12,6 euro lordi fluirebbero verso X, 6,3 euro lordi verso Y e 2,1 euro lordi verso Z; con il modello user-centric, invece, 7 euro lordi a testa fluirebbero verso ciascuno dei 3 artisti.

Due effetti: in primis una ripartizione potenzialmente molto diversa, in secundis l’inutilità di avere gonfiato gli stream da parte dell’utente A (che sia un falso account, il suo…?) a favore dell’artista X (il fraudolento).

UCPS (user centric payment system) è un acronimo che ci farà compagnia. Non possono sussistere obiezioni di natura tecnica per la sua adozione considerando quanto già sono dettagliate e granulari le analitiche e le metriche che i DSP da tempo mettono a disposizione delle label e degli artisti. Una rendicontazione user-centric è facile da implementare. Sorge spontaneo domandarsi a chi non converrebbe cambiare. Sul fronte degli artisti, non converrebbe a quelli fraudolenti e lo stesso concetto potrebbe applicarsi a etichette che fossero coinvolte nella pratica dei fake streams. Ma è anche vero che se dai fake streams l’analisi si focalizzasse sui fake artists, anche i DSP potrebbero trovarsi in imbarazzo.

Vedremo. Resta il fatto che in un’economia musicale che si fonda su dati (abbondanti) e attenzione (scarsa), le uniche valute forti sono trasparenza e fiducia, in mancanza delle quali il giocattolo rischia di rompersi.

(MusicBiz esce ogni settimana su Rockol)

 

(Giampiero Di Carlo)

Dall'archivio di Rockol - 11 Artisti diventati famosi grazie ai video su Internet
Segui Rockol su Instagram per non perderti le notizie più importanti!
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale

© 2020 Riproduzione riservata. Rockol.com S.r.l.
Policy uso immagini

Rockol

  • Utilizza solo immagini e fotografie rese disponibili a fini promozionali (“for press use”) da case discografiche, agenti di artisti e uffici stampa.
  • Usa le immagini per finalità di critica ed esercizio del diritto di cronaca, in modalità degradata conforme alle prescrizioni della legge sul diritto d'autore, utilizzate ad esclusivo corredo dei propri contenuti informativi.
  • Accetta solo fotografie non esclusive, destinate a utilizzo su testate e, in generale, quelle libere da diritti.
  • Pubblica immagini fotografiche dal vivo concesse in utilizzo da fotografi dei quali viene riportato il copyright.
  • È disponibile a corrispondere all'avente diritto un equo compenso in caso di pubblicazione di fotografie il cui autore sia, all'atto della pubblicazione, ignoto.

Segnalazioni

Vogliate segnalarci immediatamente la eventuali presenza di immagini non rientranti nelle fattispecie di cui sopra, per una nostra rapida valutazione e, ove confermato l’improprio utilizzo, per una immediata rimozione.