Sanremo 2020, il “rispetto delle donne” e la grande ipocrisia

Le polemiche, le strumentalizzazioni, il "politicamente corretto"

Sanremo 2020, il “rispetto delle donne” e la grande ipocrisia

Non vi parlerò della frase di Amadeus nella conferenza stampa del mese scorso, quella per intenderci sullo “stare un passo indietro”, perché mi è venuto a noia tutto il grande e inutile putiferio suscitato da una considerazione che a me non è suonata (né credo volesse essere) irrispettosa nei confronti delle donne.
Ma oggi, seguendo via RaiPlay la conferenza stampa dall’Ariston, più volte ho sbuffato di insofferenza.


Sapete come la penso sulle canzoni “impegnate”, ovvero quelle che trattano temi sociali e politici: tutto bene se lo fanno senza vantarsene, tutto male se usano l’argomento come espediente di visibilità (per questo, due anni fa, ho molto elogiato “Stiamo tutti bene” di Mirkoeilcane).
Per quanto riguarda le trasmissioni televisive, io credo che le trasmissioni di varietà e spettacolo dovrebbero occuparsi di varietà e spettacolo, le trasmissioni giornalistiche e politiche dovrebbero occuparsi di politica e società. In altre parole, non credo che nelle trasmissioni di intrattenimento sia utile introdurre a forza tematiche che andrebbero affrontate, e possibilmente con serietà ed equilibrio, in trasmissioni di diverso genere.
E dunque: Rula Jebreal ha più volte anticipato che stigmatizzerà il comportamento maschile nei confronti delle donne, Diletta Leotta ha risposto a una domanda maliziosa sulle critiche ricevute da un’altra giornalista donna (Paola Ferrari) sostenendo che le donne non dovrebbero criticarsi fra loro (oh bella! e perché mai?), un giornalista ha lamentato l’assenza fra le canzoni in gara di una che tratti di maltrattamenti alle donne, e Amadeus - cogliendo l’imbeccata - ha annunciato che il palco dell’Ariston ospiterà nientemeno che Jessica Notaro, vittima di un fidanzato che l’ha sfregiata con l’acido, che canterà con Antonio Maggio una canzone scritta da Ermal Meta (dopo "Vietato morire" sulla violenza domestica, dopo "Non mi avete fatto niente" sul terrorismo...) il cui testo, a quanto è dato di sapere, racconterà la triste vicenda personale della Notaro (una canzone che, peraltro, pare fosse stata presentata in competizione: e allora, se non è stata ritenuta di qualità sufficiente per partecipare in gara, perché darle spazio? Per non esporsi a polemiche strumentali tipo quella su “Caramella”, la canzone sulla pedofilia proposta da Pierdavide Carone e dai Dear Jack l’anno scorso? Per non sentirsi accusare di scarsa sensibilità sociale?).


Comunque va bene, d’accordo. Se una trasmissione di varietà deve per forza diventare una tribuna, un podio, un’occasione per trattare temi impegnativi, sia pure - ma a me continua a sembrare un modo per rifarsi una sorta di verginità, per farsi “perdonare” il peccato di essere una trasmissione di intrattenimento.
Però qualcuno dovrebbe spiegarmi, allora, perché al Festival ci sono fra i conduttori una signorina che è diventata famosa, più che per le sue competenze sportive, per la quantità di fotografie pruriginose che distribuisce a raffica sui suoi social. E perché al festival è in gara una signorina che, più che per le sue doti vocali, è diventata famosa per le sue capacità di eseguire mosse di twerking. E faccio solo due esempi: volendo ne potrei trovare altri.
Non vi pare che ci sia un bel po’ di contraddizione, e di ipocrisia, nello sfruttare a fini spettacolari l’appeal della fisicità femminile da una parte, e nel rivendicare per le donne il (sacrosanto) diritto alla parità di genere e alla dignità professionale dall’altra?
A me sì.

Franco Zanetti

 

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