Sanremo 2020, parla Junior Cally: “Sono contro la violenza, racconto delle storie"

Il rapper finito al centro delle polemiche per i suoi testi, al termine di una partita di calcio con i giornalisti, si racconta senza filtri: “Quel linguaggio in Italia non viene capito, la mia è fiction su un mondo che purtroppo esiste”
Sanremo 2020, parla Junior Cally: “Sono contro la violenza, racconto delle storie"

Junior Cally getta a terra tutte le maschere. E lo fa al termine di una partita di calcio che, in un centro sportivo di Sanremo, ha visto fronteggiarsi squadre miste composte dal “team Cally” e da un gruppo di giornalisti. Antonio Signore, questo il vero nome dell’artista, ha un passato da calciatore, e lo si è visto alla luce dei tanti gol segnati. L’iniziativa denominata “Il terzo tempo di Junior Cally”, e organizzata dal suo staff, è stata un modo non convenzionale per distendere gli animi, stemperare la tensione e consentire poi al rapper di Focene di spiegare il suo punto di vista dopo le polemiche che lo hanno investito. “Quando è scoppiata la polemica non ci credevo, sono tornato per qualche giorno dai miei genitori, volevo circondarmi con chi davvero mi conosce e riflettere bene su quanto accaduto. Mia madre era rimasta turbata, sui social le hanno scritto: ‘Hai partorito un demone’ – dice il rapper - no, non trovo il linguaggio delle mie canzoni sbagliato, penso che debba essere capito, come dovrebbe essere compresa nella sua interezza la canzone ‘Strega’, quella presa di mira”.

E poi entra nello specifico del testo: “Prendiamo per esempio il passaggio ‘La gente che giudica, piccola, dentro il cervello, frà, briciola, rispondi a parole che bene assestate possono spezzare la loro mandibola’. È un messaggio contro la violenza. Significa che le parole sono più forti della violenza – continua Junior Cally - dentro quel brano ci sono anche frammenti della mia vita personale, racconto di mio padre che ha avuto tre infarti, nessuno ci passava i medicinali, dovevamo comprarli noi. Poi, sì, è vero, c’è quella parte in cui parlo purtroppo di alcune ragazze che mandano certe foto su Instagram per avere un like o un nuovo follower. Questo non vuol dire che non abbia rispetto delle donne, sono un ragazzo normale, amo le donne, sono stato innamorato e sono innamorato anche ora (il riferimento è alla fidanzata Valentina Dallari). Ho scritto anche canzoni d’amore che hanno avuto molto più successo di ‘Strega’, una di queste è ‘Sigarette’”. Ribadisce come in Italia non si capisca il rap: “Noi rapper facciamo fiction, come esistono tanti film violenti, esistono anche canzoni violente che usano questo tipo di linguaggio per raccontare quello che abbiamo intorno, non bisogna dimenticarlo”, sottolinea. Poi passa a “No grazie”, la canzone “anti-populista” con cui debutterà domani sul palco dell’Ariston: “Vengo da un piccolo centro, popolato da appena 1800 persone – conclude - grazie al mio talento sono riuscito a trovare una dimensione, ma tanti ragazzi non ce la fanno, rimangono indietro e hanno sfiducia. Il brano racconta quello che pensa la maggior parte dei ragazzi che conosco: questa classe politica non rappresenta le nuove generazioni. Ed è quello che penso anche io. Se arriveranno contestazioni, sarò pronto ad affrontarle”.

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