Diodato racconta il nuovo album, all'insegna del cambiamento: l'intervista

Parla il cantautore, in gara al Festival di Sanremo 2020 con "Fai rumore": "Al centro di tutto ci sono le canzoni: sono un modo per lasciare un segno".
Diodato racconta il nuovo album, all'insegna del cambiamento: l'intervista

Tre anni. Sono quelli che dividono il nuovo album di Diodato, "Che vita meravigliosa", dal precedente, "Cosa siamo diventati". Un periodo lungo e pieno di cambiamenti per il cantautore di origini pugliesi, che quest'anno torna in gara al Festival di Sanremo 2020 con "Fai rumore", dopo i consensi raccolti nel 2018 con "Adesso": la canzone è la quarta anticipazione dell'album, dopo i singoli "Il commerciante", "Non ti amo più" e la title track, scelta da Ferzan Ozpetek per i titoli di coda del suo film "La dea fortuna". "Ho cambiato città, mi sono trasferito da Roma a Milano due anni e mezzo fa. E poi ho cambiato anche band e gruppo di lavoro. Queste canzoni raccontano per certi versi tutti questi cambiamenti", dice lui a proposito dell'album, che uscirà il 14 febbraio (proprio in concomitanza con la partecipazione al Festival di Sanremo).

"Che vita meravigliosa" è stato prodotto da Tommaso Colliva, già al fianco di - tra gli altri - Afterhours, Ghemon, Nada e di band internazionali come i Phoenix e i Franz Ferdinand. Dal punto di vista dei suoni è un album vario e sfaccettato: "I paletti non mi piacciono. Ho voluto spaziare. Al centro di tutto ci sono le canzoni. Per come la vedo io, sono un modo per raccontare una cosa e fare in modo che quella cosa duri più di noi stessi, per lasciare un segno", spiega il cantautore.

La copertina di "Che vita meravigliosa" è un'opera di Paolo De Francesco, già autore delle copertine dei dischi di Ligabue, Negrita e Daniele Silvestri, ed è piena di riferimenti alle canzoni contenute nel disco:

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Nei testi non c'è solamente la vita di Diodato, ma anche un racconto del mondo che lo circonda, filtrato dal suo sguardo: "'La lascio a voi questa domenica', ad esempio, l'ho scritta su un treno bloccato perché in un'altra stazione una persona si era gettata sulle rotaie", racconta il cantautore, "mi sono guardato intorno e ho scritto una cronaca di quello che stava succedendo, a partire dagli sfoghi e dai deliri degli altri passeggeri. A nessuno importava davvero di quella persona che si era buttata sotto a un treno".

Sul palco dell'Ariston, dove nel 2014 con "Babilonia" si classificò secondo tra le "Nuove Proposte", quest'anno Diodato farà ascoltare "Fai rumore", una canzone che parte piano e voce per poi aprirsi, e che ricorda alcune cose più melodiche dei Radiohead: "Alla commissione ho proposto solamente questa. Della serie: o la va, o la spacca. Non ho scritto questo brano pensando al Festival, ma quando abbiamo finito di registrarlo abbiamo capito che su quel palco poteva rendere parecchio, e spero che sia davvero così". Nel 2018 si presentò all'Ariston in coppia con Roy Paci, l'anno scorso ha condiviso il palco con Ghemon, che ha accompagnato nella serata dei duetti sulle note di "Rose viola". Invece quest'anno Diodato sarà da solo, proprio come nel 2014: "Non mi spaventa l'idea di presentarmi senza nessuno al mio fianco. La vedo come una chiusura del cerchio: è arrivato il momento giusto". Nella serata delle cover canterà "24 mila baci" di Adriano Celentano, accompagnato da Nina Zilli. E dopo Sanremo sarà la volta dei concerti. Due quelli finora annunciati: il 22 aprile Diodato sarà all'Alcatraz di Milano, mentre il 29 suonerà all'Atlantico di Roma.

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