Streaming, il caso degli artisti in rivolta in Germania

Una petizione firmata da 14 artisti tedeschi di peso e indirizzata alle major riscalda il dibattito intorno alla rendicontazione sulle piattaforme di streaming. L'importanza del modello 'user-centric'

Streaming, il caso degli artisti in rivolta in Germania

E' una convocazione in piena regola quella che una rappresentanza di peso di artisti tedeschi, capitanati da campioni di vendita come Rammstein e Helene Fischer, ha indirizzato lo scorso dicembre a Sony Music, Universal Music, Warner Music e BMG. La richiesta di un incontro da tenersi a metà febbraio a Berlino è stata amplificata ieri da un articolo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung, nel quale si legge che i rappresentanti dei 14 artisti firmatari esprimono "la necessità urgente e fondamentale di rivedere e, se necessario, ristrutturare il modello di fatturazione e remunerazione nell'area dello streaming".

La presa di posizione segna una svolta nel dibattito, spesso arroventato da polemiche alimentate dalle maggiori celebrità sulla scena, intorno al tema: anzichè individuare i 'colpevoli' nelle piattaforme di streaming, questa volta gli artisti puntano il dito contro le multinazionali della discografia - delle quali, sempre stando alla testata tedesca, finora solo BMG avrebbe risposto dimostrando apertura rispetto alla richiesta, con Warner Music invece indisponibile per timore che un simile consesso possa scatenare l'antitrust e con Sony e Universal ancora in silenzio.

Gli artisti tedeschi sono la punta di diamante di un movimento ormai irrobustito da mesi di confronti e discussioni (anche in Italia, secondo quanto risulta a Rockol) che punta a una revisione del modello di remunerazione che abbracci un sistema ‘user-centric’ in antitesi a quello proporzionale ora in vigore. Oggi piattaforme come Spotify, Apple e Deezer retrocedono royalties in base alle quote di mercato (e di ascolto), con la consegenza che nel periodo di rendicontazione gli artisti più ascoltati per ogni territorio percepiscono compensi in proporzione molto più elevati degli altri; il modello user-centric, per contro, farebbe in modo che dagli ascolti di ogni utente abbonato scaturisse una rendicontazione analitica non più basata sulle quote di mercato ma generata dalla sommatoria precisa degli stream. La conseguenza: ciascun artista verrebbe pagato effettivamente in base ai 'plays' di tutti i suoi brani per ogni singolo utente.

Un modello user-centric, la cui adozione non può essere ragionevolmente frenata da ostacoli tecnologici se si considera quanto granulari e dettagliate sono già da molto tempo le metriche e le analitiche messe a disposizione dai DSP, oltre a promuovere maggiore equità finirebbe con ogni probabilità con lo spostare il peso della distribuzione, attualmente sbilanciata sui campioni settimanali di ascolto e in futuro, con buone probabilità, riequilibrata a favore dei grandi assenti dalla torta: i più popolari artisti "legacy". Che, a ben vedere, sono tra i firmatari della storica petizione in oggetto.

(gdc)

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