Nirvana, 29 anni fa usciva “Nevermind”. La storia dell’album (prima parte)

Il 24 settembre del 1991 usciva il secondo album, “Nevermind”, della band di Kurt Cobain. Nei giorni scorsi abbiamo presentato tutte le canzoni del disco, oggi e domani raccontiamo la storia dell’album.
Nirvana, 29 anni fa usciva “Nevermind”. La storia dell’album (prima parte)

Dopo “Bleach”, i Nirvana sono indiscutibilmente un gruppo in ascesa: la scena di Seattle è un argomento molto interessante per la stampa specializzata e la Sub Pop è l’etichetta del momento.

Il rock alternativo comincia ad attirare l’attenzione delle major e la Sub Pop, sempre sull’orlo del collasso finanziario, cerca un accordo di distribuzione con una multinazionale. I Nirvana lavorano al materiale per un ipotetico secondo album con la Sub Pop ma non è un mistero che siano insoddisfatti. A complicare le cose, Cobain ha molte riserve sul modo di suonare di Channing. Il problema si fa evidente nell’aprile del 1990 durante le sedute agli Smart Studios di Los Angeles. I Nirvana sono in studio con il produttore Butch Vig, suggerito da Poneman perché ha già lavorato con TAD e Killdozer, e Vig nota l’in- sofferenza del leader, che spesso si siede alla batteria per mostrare a Channing come suonare. A sua volta, Channing vorrebbe contribuire alla scrittura dei pezzi ma le sue idee vengono generalmente bocciate dai compagni. È il momento di cambiare di nuovo batterista ma, non essendoci un sostituto pronto, viene reclutato momentaneamente Dale Crover per un breve tour di spalla ai Sonic Youth.

L’occasione permette alla band di conoscere il manager dei Sonic Youth John Silva e l’agenzia di management Gold Mountain, guidata da Danny Goldberg. I Nirvana firmano con l’agenzia e Cobain mette in chiaro che non vogliono più lavorare con la Sub Pop ma con una major. I pezzi registrati con Vig servono come demo per spuntare un nuovo contratto. Nel frattempo esce un nuovo singolo con la Sub Pop, “Sliver”, con Dan Peters dei Mudhoney alla batteria. Per un attimo sembra possa essere lui il nuovo batterista fisso, tuttavia la scelta definitiva cade su Dave Grohl: Cobain e Novoselic lo avevano visto tempo addietro sul palco con gli Scream ed erano rimasti molto impressionati dal suo stile. È Buzz Osborne a dare a Grohl il numero di telefono di Novoselic nel settembre del 1990: gli Scream si sono sciolti nel bel mezzo di un tour, Grohl è disoccupato e squattrinato a Los Angeles, e Osborne sa che ai Nirvana piace il suo modo di suonare la batteria.

Basta una prova per capire che è la persona giusta: Grohl entra nel gruppo, vive per un mese con Novoselic e la compagna Shelli, poi si trasferisce nell’appartamento di Cobain a Olympia (“piccolo, disordinato, sporco e puzzolente”, nelle parole di Grohl).

Oltre al nuovo batterista, arriva anche il nuovo contratto con la Geffen. Il responsabile artistico che fa firmare i Nirvana è Gary Gersh, che lavora già con i Sonic Youth, conosce il mondo dell’alternative rock ed è in grado di mediare fra le esigenze del gruppo e quelle dell’etichetta. I Nirvana si accontentano di un anticipo contenuto (287.000 dollari) ma ottengono grosse percentuali sui diritti delle vendite. La Sub Pop ottiene 75.000 dollari (la metà viene dall’anticipo al gruppo) per lasciare liberi i Nirvana, più il due per cento sulle vendite dei due album successivi e il logo dell’etichetta sulla copertina del prossimo album della band. L’ultimo disco dei Nirvana con la Sub Pop è un singolo split con i Fluid, per il quale viene scelta una versione dal vivo di “Molly’s Lips” dei Vaselines.

La registrazione del nuovo album fila via senza particolari intoppi. I Nirvana lavorano con Vig ai Sound City Studios di Los Angeles, studi dal passato glorioso ma ormai non più in voga, comunque ben attrezzati e relativamente economici.

Vig fa suonare il gruppo live in studio e di solito con due o tre takes riesce a ottenere il risultato voluto; le basi dei pezzi vengono così completate nel giro di cinque-sei giorni.

Rispetto a “Bleach”, il gruppo può contare su una strumentazione più decente, anche se Cobain non rinuncia a usare la sua disastrata chitarra acustica Stella. In compenso, ha a disposizione anche diverse Stratocaster, una Mustang, una Jaguar e una Mosrite Gospel, quella che usa con maggiore frequenza. Grohl noleggia un rullante Tama con un suono molto potente, tanto da venire ribattezzato “The Terminator”, che contribuisce in modo decisivo al suono della batteria sull’album. Cobain non ama fare troppe takes vocali, quindi Vig prende l’abitudine di registrarlo anche quando prova le sue parti di voce, in modo da avere più performance disponibili: “Se ero fortunato riuscivo a strappargli al massimo quattro takes. Poi sceglievo le parti migliori e le montavo per ottenere il master”.

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Leggi qui la scheda di "Endless, Nameless"

Leggi qui la scheda di “Something in the Way”

Leggi qui la scheda di “On a Plain”

Leggi qui la scheda di “Stay Away”

Leggi qui la scheda di “Lounge Act”

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Leggi qui la scheda di “Come As You Are”

Leggi qui la scheda di “In Bloom”

Leggi qui la seconda parte di “Smells Like Teen Spirit”

Leggi qui la prima parte di “Smells Like Teen Spirit”

Domani scriveremo ancora di “Nevermind”.

I testi sono tratti dal libro di Paolo Giovanazzi “Teen Spirit”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione dell’autore e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Nevermind” e di tutti gli altri album dei Nirvana.

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