Nirvana, 29 anni fa usciva “Nevermind”. Tutte le canzoni una per una: “Something in the Way”

Il 24 settembre del 1991 usciva il secondo album, “Nevermind”, della band di Kurt Cobain. Fino al 24 settembre prossimo presentiamo, una al giorno, tutte le canzoni del disco.
Nirvana, 29 anni fa usciva “Nevermind”. Tutte le canzoni una per una: “Something in the Way”

Da un punto di vista tecnico, la registrazione di “Something In the Way” è una sorta di compendio di cose da non fare in studio: si tratta infatti di un’esecuzione live in una piccola stanza con una chitarra scordata, senza un click a tenere il tempo. Per fortuna Vig è un produttore capace di comprendere che una performance efficace non deve essere necessariamente perfetta.

Cobain aveva questa canzone pronta da tempo e l’aveva registrata con il gruppo durante le cosiddette “boombox rehearsals”, le prove dei pezzi dell’album registrate sommariamente su cassetta. In studio, il gruppo stenta a trovare un arrangiamento efficace e le prime tre o quattro takes vanno a vuoto. Vig: “Abbiamo provato a registrarla con il gruppo al completo nella sala principale e non suonava bene, troppo ‘live’. Non era abbastanza intima, con tutto quel sottofondo d’ambiente”. Ascoltando Cobain che esegue il pezzo seduto sul divano in sala di regia per spiegare come lo vorrebbe, Vig resta colpito dalla delicatezza della voce e dal suono, e trova la soluzione: “Alla fine ho registrato Kurt da solo con la sua chitarra nella sala di regia. Ha fatto un paio di takes e ho usato uno dei primi programmi di editing digitale, un antenato di Pro Tools. Servivano tre ore per fare un editing e c’è voluta una giornata intera per ottenere una performance fluida. Negli ultimi due giorni ci siamo spostati allo studio B, più piccolo, abbiamo sovrainciso la batteria e la chitarra di Kurt e abbiamo chiamato il violoncellista”.

A suonare la parte di violoncello è Kirk Canning, marito di Dee Plakas delle L7, incontrato a una festa la sera stessa in cui il pezzo viene registrato. Vig aveva ventilato la possibilità di chiamare un quartetto d’archi, una proposta bocciata da Cobain per evitare il rischio di avere un arrangiamento troppo “carino”. Avere a disposizione un musicista del giro punk rock evita anche di ricorrere a un sessionman del giro di Los Angeles, un’ipotesi sgradita alla band.

Sovraincidere gli altri strumenti alla base di chitarra è un lavoro piuttosto complicato, non perché il pezzo sia particolarmente difficile ma perché Cobain non tiene il ritmo con regolarità e per giunta si serve di uno strumento parecchio difettoso. Vig: “Kurt aveva una chitarra acustica con solo cinque corde e non l’accordava mai: era accordata in una tonalità sua, tra il mi e il mi bemolle, quindi Krist ha dovuto accordare il suo basso allo stesso modo ed è stato molto difficile avere il violoncello intonato con loro. Ascoltando il pezzo si sente che è leggermente scordato, il che contribuisce a renderlo inquietante”. La chitarra è uno degli acquisti fatti da Cobain da un rigattiere, una Stella pagata venti dollari talmente malconcia che le meccaniche devono essere tenute in posizione con il nastro adesivo.

In un articolo su “Rolling Stone” del 1992, Michael Azerrad scrive che per qualche tempo Cobain, cacciato da casa dalla madre, ha vissuto sotto un ponte di Aberdeen, e “Something In The Way” si riferisce a quel periodo. Con tutta evidenza, è lo stesso Cobain che ha raccontato al giornalista la storia, diventata parte della mitologia dei Nirvana. In realtà, è molto improbabile che Cobain abbia davvero dormito sotto lo Young Street Bridge ad Aberdeen, come ha spiegato Novoselic: “Kurt andava da quelle parti ma viverci era impossibile: le rive sono fangose e il livello dell’acqua sale e scende. Era la sua personale forma di revisionismo”. Nel 2011 in un’area adiacente al ponte è stato aperto il Kurt Cobain Memorial Park, mantenuto inizialmente da volontari e adottato nel 2015 dalla città di Aberdeen. Nel parco c’è anche una targa con il testo di “Something In The Way”.

Domani scriveremo di “Endless, nameless”.

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I testi sono tratti dal libro di Paolo Giovanazzi “Teen Spirit”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione dell’autore e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Nevermind” e di tutti gli altri album dei Nirvana.

Dall'archivio di Rockol - La pietra angolare del grunge: "Nevermind" dei Nirvana
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