Nirvana, "Nevermind" ha 30 anni: la storia di “On a Plain”

Il 24 settembre del 1991 usciva il secondo album, “Nevermind”, della band di Kurt Cobain. Fino al 24 settembre prossimo presentiamo, una al giorno, tutte le canzoni del disco.

Secondo Vig, si tratta di “un grande pezzo pop” ed è un altro esempio di testo completato all’ultimo minuto. La struttura della canzone era ben definita da tempo, come confermano la registrazione del Capodanno 1991 al Music Source Studio di Seattle (realizzata con il fonico di fiducia Craig Montgomery e in circolazione via bootleg) e il filmato della primavera 1991 nel granaio riconvertito e affittato dal gruppo come sala prove a Tacoma (la performance è un bonus nella ristampa del 2006 del DVD “LIVE! TONIGHT! SOLD OUT!”). In entrambi i casi è impossibile decifrare con precisione la parte cantata ma si intuisce che solo alcune frasi ricorrenti sono sopravvissute nella stesura finale. Il resto è molto confuso – per il basso volume nella versione di Seattle e per il suono distorto in quella di Tacoma – ed è possibile che in realtà Cobain canti soltanto frasi smozzicate o fonemi senza senso.

Al momento di registrare il pezzo per “Nevermind”, Cobain decide di giocare a carte scoperte e prende la mancanza di testo come punto di partenza, dichiarando nel primo verso: “Questa la comincerò senza avere le parole”. Dopo questa premessa, si affida al solito metodo della associazione di idee disparate. Il narcisismo del refrain “Amo me stesso più di quanto ami te” si confonde in un mosaico contraddittorio in cui trova spazio anche una citazione comprensibile soltanto al gruppo e agli altri presenti in studio. Durante le sedute ha preso piede l’abitudine di rispondere a qualsiasi domanda aggiungendo “don’t quote me on that” (“non dite che l’ho detto io”), e Cobain infila la frase nel testo, però virata in affermazione positiva. L’intenzione più o meno scherzosa del testo viene ribadita nella parte centrale, in cui Cobain si chiede apertamente cosa diavolo stia cercando di dire, e alla fine dell’ultima strofa, dove spiega che manca un ultimo messaggio, e poi può andarsene a casa. Durante le interviste, Cobain ripeterà spesso che i suoi testi non dovevano essere presi troppo sul serio, e “On A Plain” sembra voler ribadire il concetto.

Rispetto ai due demo precedenti, la differenza più evidente nell’arrangiamento consiste nelle seconde voci armonizzate (gli “uuu” in sottofondo nel ritornello, opera di Cobain e Grohl), tenute basse nel mixaggio su richiesta di Cobain. Nel primo mixaggio, Vig tiene quattro ripetizioni dei cori dopo che la musica è sfumata: troppe secondo Cobain, quindi nella versione finale rimane un solo coro non accompagnato in chiusura.

I testi sono tratti dal libro di Paolo Giovanazzi “Teen Spirit”, pubblicato da Giunti, per gentile concessione dell’autore e dell’editore; al libro rimandiamo per la versione integrale dei testi di presentazione delle canzoni di “Nevermind” e di tutti gli altri album dei Nirvana.

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