Classifiche italiane 2019, Island Records domina l'album chart: l'intervista a Jacopo Pesce

La controllata di Universal Italia è l'etichetta che ha piazzato il maggior numero di titoli nella top 100 dei dischi più venduti in Italia nel corso dell'anno passato: 'Un risultato frutto di pianificazione e tanto lavoro con i nostri artisti'

Classifiche italiane 2019, Island Records domina l'album chart: l'intervista a Jacopo Pesce

Con 27 album pubblicati lo scorso anno nella classifica dei cento dischi più venduti in Italia nel 2019, la filiale italiana di Island Records – varata appena nell'estate del 2018 – è senza dubbio l'etichetta tricolore che ha riscosso più successi nel corso della stagione discografica appena conclusasi: al timone della gloriosa sigla fondata a fine anni Cinquanta da Chris Blackwell c'è il più giovane direttore di etichetta ascrivibile all'ambito major che la discografia italiana ricordi.

Classe 1983, laureato in Scienze e Tecnologie della Comunicazione Musicale presso l'Università degli Studi di Milano nel 2007, Jacopo Pesce ha debuttato in discografia come Promotion Manager di Universal nel 2008: quattro anni dopo, sempre presso la filiale italiana della major diretta Alessandro Massara, passa al reparto A&R, contribuendo al successo di alcuni dei nomi di estrazione rap e urban più rilevanti sul panorama italiano come Fabri Fibra, Gué Pequeno, Club Dogo, Marracash e Sfera Ebbasta. Nominato nel 2016 direttore artistico di Universal Music Italia, Pesce – nel 2018, contestualmente alla riorganizzazione del frontline pop di Universal Music Italia - viene nominato Director di Island Records, filiale italiana della controllata di UMG che vanta nel proprio roster artisti come (tra gli altri) Afterhours, Brunori, Carl Brave, Charlie Charles, Elettra Lamborghini, Elisa, Elodie, Guè, Luchè, Rkomi, Ernia, Gemitaiz, Madman, Lo Stato Sociale, Mahmood, Marracash, Myss Keta, Sfera Ebbasta, Tommaso Paradiso e Kolors.

Alla luce della brillante prestazione fatta segnare già al primo anno completo di attività sul mercato della label che dirige, abbiamo chiesto a Pesce un commento su cosa abbia fatto la differenza – per lui e per i suoi artisti – nel corso dei dodici mesi passati e su cosa la farà nel corso dell'anno appena iniziato, che – ci ha raccontato lui – è iniziato sotto i migliori auspici...

 

- All'inizio di questa stagione, dato il roster che avevi a disposizione e il calendario delle uscite programmate, ti aspettavi questo risultato?

L’ambizione c’è sempre, ma prima di pensare ai risultati c’è la pianificazione e il tanto lavoro. Questo risultato non è solo frutto di una lista di release messe in serie, ma il frutto del lavoro di un team che è al servizio dei nostri artisti quasi 24 ore su 24 e di un dialogo quotidiano con artisti, management, label indipendenti, consulenti.

 

- Dei 27 album targati Island finiti nella top 100 degli album più venduti in Italia nel 2019, quale ti ha "sorpreso" di più? E di quale, invece, eri certo del risultato?

Non c’è mai certezza di un risultato, ci può senz’altro essere la consapevolezza di avere del materiale forte e in teoria difficilmente pubblichiamo qualcosa che non riteniamo forte e con un potenziale commerciale. Ogni mossa è ragionata.

 

- Credi che la predominanza dello streaming - trend ormai consolidato da qualche anno a questa parte - abbia influito sulle prestazioni in classifica delle uscite di Island?

La direzione del nostro mercato è chiara e non si torna più indietro. Come Island ci lavoriamo assiduamente da quasi due anni e personalmente anche prima, quando ricoprivo il ruolo di direttore artistico. A noi va la responsabilità di saper lavorare ogni progetto nell’ottica giusta esaltandone le migliori qualità. Oggi è importante mantenere un equilibrio nei veicolare la musica, l’occhio è sì al futuro e allo streaming, ma se si riesce a far convivere anche il prodotto fisico perché no: con diversi progetti ci stiamo riuscendo, basti pensare a Brunori o Elisa. Non è detto che progetti teoricamente più performanti sul fisico non possano andare in streaming e viceversa, basta crederci. Certo che se poi non ci credi nemmeno allora...

 

- Qual è il comune denominatore nelle strategie adottate per la pubblicazione degli album di Island?

Provare strade nuove, sempre, credendo nelle canzoni e lavorandoci in maniera quasi maniacale con artisti, produttori, autori ed editori. E poi armonia di comunicazione tra i diversi canali.

 

- Un risultato del genere credi possa mettere una certa pressione, su di te e sul tuo staff, in vista della prossima stagione?

Due anni fa avevamo in partenza diversi progetti promettenti in ascesa che alla fine hanno fatto risultati pazzeschi ed oggi sono progetti molto importanti. Il mio team sa che sono molto esigente, e ognuno di loro sta cominciando a diventarlo a sua volta. Il tutto porta ad una concentrazione estrema, necessaria per poter fare e pianificare le cose per bene: poi nessuno ha la palla magica, il nostro lavoro è fatto di successi e insuccessi, non ci sono solo i successi.

 

- Quali dinamiche interne ha generato la riorganizzazione del frontline pop di Universal che ha portato, nel giugno del 2018, alla gestione autonoma di Island, Polydor e Virgin è stata stabilita da Universal? Il bilancio delle pubblicazioni riferibili alle tre etichette vi ha lasciati soddisfatti?

La scelta è stata vincente, non lo dico io, lo dicono le classifiche. In radio ad esempio la media totale del 2019 è stata del 52%, c’è stato un periodo durante il 2019 in cui, nel nostro insieme, abbiamo sfiorato il 60%. Virgin è stata l’etichetta più suonata in radio, Polydor ha sbancato con diverse hit. Durante l’anno c’è stato spazio per tutti e ci siamo alternati bene. Io credo ci sia margine per crescere ancora nel nostro insieme. Con i miei colleghi delle altre label c’è stima, fiducia e dialogo continuo: ognuno ha la sua linea e cerchiamo di collaborare quanto più possibile anche con gli artisti. Per esempio adesso stiamo lavorando ad un joint project, un progetto di un artista Island con un artista Virgin. La famiglia è unica.

 

- Quali sono le uscite del 2020 sulle quali Island punta di più, in vista del prossimo anno?

Tutti gli artisti stanno lavorando a qualcosa di nuovo, non ce n’è nemmeno uno fermo. Sono tutti progetti importanti, da quello apparentemente più piccolo a quello col nome blasonato. L’anno è partito già col botto col disco di Brunori e coi singoli di Paradiso, Mahmood, Margherita Vicario e Carl Brave, che anticipano lavori più completi che arriveranno più avanti. Ora arriva Sanremo e ci divertiamo un po'. Poi ci saranno diversi ritorni importanti e imponenti (soprattutto sull’urban), alcuni progetti che cambieranno radicalmente sound e immaginario, e ovviamente una serie di nuovi artisti in cui crediamo molto e su cui ci concentreremo insieme alle label indipendenti che lavorano con noi (Bomba Dischi, Tanta Roba, Thaurus). Senza dimenticare ovviamente tutto il repertorio internazionale proveniente dalle nostre label americane di riferimento (Island, Def Jam, Republic), che proporranno uscite molto importanti (come quelle, già annunciate, di Pearl Jam e Justin Bieber).

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