Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “Nel cuore, nell'anima”

“Lucio Battisti”, il primo album della discografia del cantautore di Poggio Bustone, uscì il 5 marzo del 1969. Lo ripercorriamo canzone per canzone.

Lucio Battisti, il primo album canzone per canzone: “Nel cuore, nell'anima”

“Nel cuore, nell'anima” nelle mani dell’Equipe 84 era diventata il primo brano di rock sinfonico italiano, col suo arrangiamento orchestrale ispirato a “Eleanor Rigby” e dettato nota per nota da Vandelli a Mariano Detto. Uscì prima nell’album STEREOEQUIPE il 21 settembre 1967, poi a novembre 1967 come lato A di un 45 giri che presentava sul retro un’altra composizione di Mogol-Battisti, “Ladro”, e risultò un capolavoro psichedelico. Eppure Battisti gli preferisce la versione che registrarono già a novembre ‘67 i Dik Dik, e che sarebbe rimasta inedita fino alla fine del ‘69, tanto da usarne la base, anch’essa vagamente psichedelica, ma meno fragorosa e più aderente al testo. Che è il perfetto antefatto di Nel sole, nel vento, nel sorriso e nel pianto, come l’introduzione chiarisce benissimo:

Un bambino conoscerai

non ridere

non ridere di lui

Le parole di Mogol interpretano benissimo il movimento della melodia che prima scende (“Nel mio cuore”) e poi sale fino a trovare la nota più alta del brano che significativamente cade, in tutto il testo, sulle parole “nell’anima”, “conoscerlo”, “per un attimo”, come a sottolineare il grandissimo privilegio che il protagonista fa a introdurre la sua lei nel luogo più intimo e incontaminato dove “c'è un prato verde che mai / nessuno ha mai calpestato” e

tra fili d'erba vedrai

ombre lontane

di gente sola

[…] che ora amo perché

se n'è andata via […]

per lasciare un posto a te

In questo luogo così puro

cammina piano perché

nel mio silenzio

anche un sorriso può fare rumore

L’interpretazione di Lucio sottolinea la delicatezza e la fragilità dell’animo di chi non ha ancora conosciuto il mondo. E ancora una volta la canzone riconduce alla difficoltà di saper gestire le emozioni.

Renzo Stefanel

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Domani scriveremo di “Il vento”

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Il testo è tratto, per gentile concessione dell’autore, dal libro “Ma c’è qualcosa che non scordo”. In vendita qui e qui, è stato il primo studio che ha preso in esame tutti i testi che Mogol ha scritto per le canzoni composte da Lucio Battisti. Rispetto a quella del 2007, questa nuova edizione è riveduta, corretta e ampliata. Riveduta e corretta in base alle nuove affermazioni dello stesso Mogol: sono state prese in esame quelle della Mogol Edition del 2010 dei tredici album composti insieme, più quelle del 1971-72 alla trasmissione di Radio Rai “Per voi giovani”, condotta da Paolo Giaccio. Ampliata perché, rispetto alla precedente, ci sono 32 brani in più: quelli affidati da Mogol e Battisti ad altri interpreti, dai Dik Dik alla Formula 3, da Mina a Patty Pravo, da Bruno Lauzi ad Adriano Pappalardo, più tutti gli altri. “Ma c’è qualcosa che non scordo” diventa così l’unico testo a racchiudere l’analisi di tutta la produzione di Mogol per Battisti.

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